mercoledì 25 novembre 2009

Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi


Leggere Lolita a Teheran
di Azar Nafisi
Adelphi Edizioni, 2004

Azar Nafisi è una scrittrice iraniana che dal 1997 risiede negli Stati Uniti. Laureata in Letteratura inglese e americana all’Università dell’Oklahoma, torna nel suo paese e vi insegna letteratura per quasi diciott’anni. Nel 1995 si trova impossibilitata nel continuare le sue lezioni universitarie senza attirare dissensi da parte delle autorità, a causa della sua educazione occidentale e, per questo motivo, deve abbandonare l’insegnamento: siamo nell’Iran che ha conosciuto la rivoluzione islamica e la presa di potere dell’Ayatollah Khomeini.
Il mio breve accenno alla biografia dell’autrice ritengo sia fondamentale per addentrarsi nel suo mondo letterario che racconta di un paese di dittatura e ortodossia e delle difficoltà di essere una donna in Iran. Le pagine di questo romanzo si reggono su due fondamentali assi tematici : la passione per la letteratura e l’analisi della realtà circostante. Il binomio diventa pregnante quando è la letteratura a diventare chiave di lettura del reale, in tutte le sue forme. E lo è ancora di più quando a parlare è una donna che paga quotidianamente il prezzo di scelte che ha compiuto ma, purtroppo, anche di altre che non ha mai fatto. Si tratta di un prezzo davvero alto, considerando che ne va della propria integrità e dignità. Il romanzo prende spunto dall’esperienza realmente vissuta dall’autrice negli ultimi anni trascorsi a Teheran. Una volta allontanatasi dall’Università Tabatabai decide di organizzare un ciclo di lezioni, da tenere nel suo appartamento, per le sue sette migliori allieve. Le otto donne cominciano a incontrarsi in segretezza ogni giovedì mattina. Scelgono di non rinunciare alla letteratura nell’inferno che le circonda, di riservarsi ancora uno spazio tutto femminile di discussione, libertà, immaginazione. La letteratura come zona franca in pieno combattimento.

Il testo è diviso in quattro capitoli, ognuno dei quali dedicato a un autore o un’opera della letteratura anglo-americana: Lolita, Il grande Gatsby, James, Austen. Le discussioni su questi capolavori e autori riempiono le pagine del romanzo e l’autrice-professoressa è abile nel raccontarli al lettore in tutte le loro sfumature. Per questo ho trovato questo libro unico: si ha costantemente la sensazione di leggere più romanzi assieme. E se si ama la letteratura, si avrà contestualmente l’impressione di partecipare alle lezioni e ai dibattiti che i personaggi intavolano. Gli incontri non sono solo occasione di raccontarsi le proprie letture, ma danno vita a confronti personali serratissimi, diventando anche strumento di analisi di una società che le costringe a nascondere se stesse dietro un velo, a non studiare, a non pensare; e ancora dei rapporti sentimentali e familiari, dei propri sogni e delle proprie paure.
Da questi incontri emerge compiutamente il senso della condanna delle opere occidentali da parte del regime: la letteratura rende liberi in una società che vuole reprimere la fantasia, porta alla condivisione di speranze in un mondo che si cerca di rendere distopico.
Ci sono pagine di grande poeticità come quella in cui si racconta del funerale notturno di una nonna, altre estremamente “dure” poiché raccontano violenze e soprusi (la loro durezza sta nell’essere reali) e altre ancora di “militanza” e dibattito sfrenato come quelle dedicate al racconto del processo inscenato contro Il Grande Gatsby, accusato di empietà da studenti integralisti.
Non si tratta di un libro “facile”, sia per il messaggio che veicola, sia per lo stile. Sembra scritto tutto d’un fiato; le riflessioni dell’autrice si susseguono e si rincorrono con continui rimandi alla finzione letteraria e alla realtà sociale e politica in modo apparentemente “disordinato” e talvolta quasi “barocco” nella sua ridondanza. Ma una volta terminata la lettura il senso si dispiega in tutta la sua interezza e ogni cosa acquista un ordine: quello dato dalla letteratura e dalla ricerca di una libertà (prima di tutto interiore, ma non solo) che si affermi contro i totalitarismi.
Come tutti i libri che nascono da un’urgenza di raccontare e condividere un’esperienza difficile, “Leggere Lolita a Teheran” induce il lettore a porsi delle domande, lo stimola a una serie di riflessioni che ci coinvolgono nonostante non viviamo una medesima realtà. È un libro di resistenza. Nel parlare di Lolita, Gatsby, Madam Bovary, Elizabeth Bennet e di altri personaggi dell’universo letterario si suggella una tacita ribellione e soprattutto la profonda convinzione che la letteratura abbia permesso e sempre permetterà una possibilità di sospensione in un mondo altro che, per quanto ideale, non rinuncia mai al confronto con quello in cui si vive. E Azar Nafisi auspica una letteratura che non sia mera fuga dal reale, ma uno specchio che lo rifletta e gli dia significato.


Claudia Consoli