martedì 3 marzo 2009

Utilirarismo e oltre: Giuliano Pontara e la riflessione su ciò che è giusto/bene fare.


Breviario per un'etica quotidiana, 222 pg.
Giuliano Pontara

Come scrive l'autore nella Prefazione, il libro di cui mi accingo a fare una recensione, non è una raccolta di ricette morali, pare proprio che di ricette, nell'ambito della riflessione morale, non ve ne sia alcuna.

Il libro è invece un'analisi, acuta ed agile per i non addetti ai lavori (come me), di una delle teorie morali più influenti della modernità: l'utilitarismo.

Vorrei introdurvi alla scoperta di questa teoria attraverso l'esposizione di un esperimento morale, così frequente nelle riflessioni morali contemporanee. Se il caso morale sarà riuscito a far reagire (proprio nel senso chimico del termine) i vostri giudizi intuitivi di cosa sia la moralità, il risultato sarà ottenuto.

Se io vi chiedessi se siete disposti ad uccidere un uomo, ho buone ragioni di credere che nessuno di noi metterebbe in discussione che è sempre moralmente sbagliato uccidere chicchessia: le persone godono di un diritto alla vita, e tale diritto comporta un nostro dovere prima facie di rispettarlo.

Ora ipotizziamo che la persona che vi troviate di fronte sia un terrorista, con indosso tante bombe da far saltare un palazzo. Se l'uccidete, egli non potrà innescare le bombe, e voi avrete salvato la vita di centinaia di persone innocenti. Siete ancora disposti a non uccidere, in nome dell'assolutezza dei principi morali?

Se siete vicino ad un lago austriaco, ai primi del Novecento, ed un bambino sta affogando, andreste a salvarlo? E se sapeste che quel bambino è Adolf Hitler, da piccolo, cosa fareste?

Questi esempi morali possono sembrare giochetti, ma in realtà sono molto più seri di ciò che appaiono e molto più vicini al reale. Ad esempio, uno stato deve investire risorse (scarse) in macchinari costosissimi per un certo numero di malati gravi di cuore, o per incrementare l'istruzione pubblica, la sanità pubblica, di un numero molto superiore di persone? Qualsiasi scelta voi sosteniate, vi è necessario un criterio, cioè buone ragioni per sostenerlo, cioè una teoria morale.

Se sostenete che non siete disposti ad uccidere, in maniera assoluta, cioè in nessun caso, allora sostenete un tipo di etica deontologica (l'etica di Kant è un'etica deontologica) : ritenete che la morale si fondi su principi del tipo, -Non uccidere!- (fai x perchè devi!), e questi principi sono assoluti (qualora voleste attenuare l'assolutezza di questi principi, dovreste anche specificare in quali condizioni tali principi possano venire disattesi, ma vi ficchereste in un ginepraio teorico dal quale difficilmente sareste in grado di uscire, e probabilmente dovreste abbandonare la vostra teoria morale).

Se invece sostenete che la moralità di un'azione non dipenda dall'adesione a determinati assoluti morali, ma dalla valutazione delle conseguenze, cioè che un'azione dipenda dalla realizzazione di un fine (fai x, se vuoi y), allora siete sostenitori (come me) di un'etica teleologica, e forse siete utilitaristi.

Bene, se siete utilitaristi, o se anche non lo siete, e volete dire che l'utilitarismo è una bella schifezza, (d'altronde penso che l'utilitarismo sia la teoria morale più violentemente avversata e meno capita: Benedetto Croce la confondeva con l'egoismo etico), allora leggete il libro di Pontara.

Il comando dell'utilitarismo è questo: massimizza l'utilità (individuale o sociale).
Il libro risponde a queste ed altre domande: Che cosa intendiamo per utilità? Forse il piacere, o la soddisfazione di preferenze, o altri beni con valore intrinseco? Massimizzare l'utilità sociale significa massimizzare l'utilità di tutti o della maggioranza? Che implicazioni hanno teorie che non possono tenere conto dei diritti delle persone (fondati su circostanze passate)? Che cosa significano termini come “obbligo”; “libertà”, “dovere”; se ciò ha valore morale è solo la massimizzazione del piacere? La libertà, l'autonomia morale, l'identità, hanno valore intrinseco?