martedì 17 febbraio 2009

Jane Eyre


Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Bronte

Pagine: 317


"Impossibile far la passeggiata quel giorno!". Così inizia Jane Eyre, secondo romanzo di Charlotte Bronte, pubblicato nel 1847 con lo speudonimo di Currer Bell, un incipit insolito per i romanzi dell'epoca che ci proietta subito all'interno dell'azione, senza un intero capitolo di preamboli e introduzioni come era in voga in età Vittoriana; e fin dalla prima frase la personalità di Jane è subito chiara, la piccola bambina sembra urlare al mondo "Voglio uscire! Voglio qualcosa di meglio" in breve: Jane è infelice e vuole migliorare la sua condizione sociale.
Il romanzo ci viene narrato da Jane stessa, ormai adulta e frequenti sono i passi del romanzo dove ella si rivolge direttamente al lettore, dando l'impressione di avere Jane seduta davanti e ascoltare la sua storia accanto al caminetto, e così passo dopo passo, anno dopo anno osserviamo la piccola bambina crescere, impariamo a conoscere la sua psiche, il suo carattere, il suo aspetto fisico e il suo desiderio più grande: avere una famiglia.
Jane infatti è una piccola orfana che ormai da dieci anni vive in casa della zia acquisita, la signora Reed che non la tiene in casa volentieri, quindi in questa prima parte della sua vita non ha una famiglia, viene bistrattata dai cugini e solo la bambinaia sembra rivolgerle qualche gesto d'affetto.
A Gateshed Hall, la casa di zia Reed, abbiamo il primo fulminante avvenimento che segnerà per sempre la vita di Jane, e farà capire a noi come Charlotte Bronte sia profondamente diversa dagli autori dell'epoca, infatti in un periodo dove il Gotico ormai sembra morto e sepolto ecco che lei inserisce elementi puramente Gotici all'interno del suo romanzo: la stanza rossa. Qui viene rinchiusa ingiustamente la piccola Jane dopo aver litigato con il cugino, e qui Jane diventa quasi matta, vedendo il fantasma del buon zio Reed che appare per confortarla.
Poco tempo dopo la piccola eroina viene spedita all'istituto di Lowood, una scuola femminile che raccoglie tutte le piccole orfane o le figlie di famiglie poco agiate, lì Jane trascorrerà otto anni, sei come allieva e due come insegnante. Cruciali saranno l'amicizia con la pacata (a volte patetica) Helen Burns e la tenera Miss Temple, che costituiranno i suoi affetti più cari.
Dopo la partenza di Miss Temple da Lowood Jane ha voglia di cambiare aria, e messa un'inserzione su di un giornale, viene presto assunta come governante di una bimba al maniero di Thornfield.
Ed ecco che arriviamo all'incontro chiave di tutto il romanzo, Rochester. In un'atmosfera descritta come fiabesca (ma come si noterà dai ruoli capovolti) mentre Jane si dirige verso un piccolo borgo per delle commissioni sente gli zoccoli di un cavallo battere sulla strada ghiacciata, e pochi secondi dopo vede sfilare il destriero con il suo cavaliere seguiti da un cane, il cavallo scivola sul ghiaccio e il cavaliere cade rovinosamente a terra; Jane si avvicina per aiutarlo ed ecco che Rochester, il padrone del maniero, appare ai nostri occhi in tutto il suo...particolare splendore. Rochester infatti non è un uomo bello o attraente, ha un petto largo, ma i lineamenti del volto sono duri e severi, sembra un uomo sulla quaranta, ma il suo modo di fare è intrigante e fin dalle prime parole il lettore ne rimane affascinato. Rochester infatti è l'abile fusione tra il Villain del romanzo gotico e l'eroe Byroniano, e ciò lo rende inevitabilmente magnetico.
Da questo primo incontro nascerà tra le mura di Thornfield il difficile e socialmente inaccettabile amore tra i due e, tra finti corteggiamenti, delusioni, e mogli matte rinchiuse in soffitta si arriverà al prevedibile (o forse no) finale, che lascio a voi lettori il piacere di scoprire.
La tecnica narrativa di Charlotte Bronte è semplicemente travolgente, il lettore, catapultato nella testa di Jane, non può fare a meno di provare simpatia per lei, la scrittrice infatti, molto abilmente, fa riconoscere a Jane i propri difetti fisici, il proprio contrasto con il canone della bellezza dell'epoca, e la fornisce di un carattere semplice e soprattutto sobrio che la fa apparire ai nostri occhi come la creatura più bella che abbia messo piede sulla faccia della terra. Proprio per rafforzare questo ossimoro nel libro spesso alla bellezza fisica femminile corrisponde un degrado interiore e un'animo dalla morale discutibile, caratteristiche che si possono riscontrare nella bella ma materialista signorina Ingram, ma più generalmente in tutta l'aristocrazia o alta borghesia del romanzo.
Inoltre leggendo una qualsiasi biografia di Charlotte Bronte non è difficile notare la somiglianza tra lei e Jane Eyre, il che rende il romanzo quasi un'autobiografia; sia Jane che Charlotte hanno frequentato un'istituto di istruzione femminile, ne sono diventate insegnanti e hanno lavorato da governanti, lavoro che Charlotte mirava ad esaltare. Dinfatti Jane Eyre, quando è stato pubblicato, aveva anche lo scopo di migliorare l'opinione comune sulla figura della governante e promuovere la parità dei diritti tra uomo e donna; tema che proprio in età Vittoriana è stato largamente affrontato.
Jane Eyre in sintesi è un romanzo particolare, eccezionale, in quanto costituisce un'eccezione per l'epoca in cui è stato scritto: la rabbia intrinseca nel carattere di Jane, gli elementi erotici/sessuali presenti all'interno del romanzo, e l'amore inconcepibile tra Rochester e Jane lo hanno reso, in epoca Vittoriana, obiettivo di critiche negative, critiche che oggi non si reggono più in piedi e lasciano spazio agli innumerevoli elogi.