martedì 9 dicembre 2008

Nuovi misteri d'Italia


Nuovi misteri d’Italia.
Carlo Lucarelli (I casi di Blu Notte)
Einaudi. Pagine 213.

Nove diversi casi. Stesso fil rouge: tragici eventi che stravolgono vite spesso innocenti, ma anche alcune inveterate abitudini di una popolazione, quella italiana, che pure si ritrova a lottare (ancora oggi) contro quello “zoccolo duro”, fatto di omertà e contraddizioni. Caso eclatante in questo senso è certamente il comportamento dei vari reparti delle forze armate, che si adoprarono in depistaggi ai danni gli uni degli altri pur di non risolvere (se così si può dire) il giallo che circonda tuttora la strage di Usitca.“La verità è lì, potremmo prenderla, guardarla, toccarla, leggerla, ma sopra c’è qualcosa, una menzogna, una deviazione, una bugia che ce la nasconde, la fa sparire, la rende segreta”. Queste sono le prime righe di un libro, in cui il conduttore del ciclo televisivo “Blu notte” riesce ad indagare, in un freschissimo stile giornalistico, alcuni dei casi che più hanno scosso l’Italia tra gli anni Cinquanta e Ottanta del secolo scorso. Carlo Lucarelli riesce ad ipnotizzare il lettore, quasi costringendolo a scorrere parola per parola i casi da lui proposti; è in grado di trasformare ogni minimo e familiare contesto nel più feroce dei particolari. È così che una apparentemente ruotinaria attesa in una stazione ferroviaria diventa oggetto di una descrizione tremenda, lapidaria, veloce come l’esplosione dei diciotto chili di nitroglicerina per uso civile e cinque chili di Compound B, che hanno lasciato prima attonita e poi disperata un’intera città e non solo: “Sala d’aspetto di seconda classe. 2 agosto 1980. Ore 10,25”. Così prese avvio la strage di Bologna. E la precisione chirurgica, di chi non lascia nulla al caso, è chiaramente riservata anche a quelle descrizioni di dinamiche di delitti efferati e spietati come quello del Mostro (o mostri?) di Firenze.
Misteri irrisolti, che pure, dicevamo, incisero sui costumi e sullo stile di vita degli italiani, che con il “delitto” (o forse è stata vittima di un malore in seguito ad un pediluvio? …) di Wilma Montesi presero ad usare correntemente i termini “scandalo” e “memoriale”; oppure che esclamavano: “Ma è giusto far finta di uscire, io e mio marito, andar al cinema e lasciare la casa ai nostri figli?” perché il “Mostro aveva” davvero “cambiato la cultura, le abitudini”.
Lucarelli riesce a rendere con estrema lucidità uno spaccato di circa trent’anni, informando e al contempo insinuando dubbi nel lettore su eventi tragici che per alcuni, purtroppo, rimangono ancora ferite aperte. Il Bandito Giuliano, Wilma Montesi, Alceste Campanile, Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, Beppe Alfano: tutti personaggi scomodi che per un qualche motivo andavano eliminati fisicamente e poi moralmente (la tattica della mafia, come sottolineò Sonia Alfano, però, quel che è peggio, forse anche con la collaborazione dello Stato). E poi le stragi che si sarebbero dovute evitare: Ustica e Bologna, che in comune con la vicenda del Mostro/i di Firenze hanno l’insensatezza e l’efferatezza.