sabato 21 aprile 2007

Riflettiamo sulla traduzione


"Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione"
di Umberto Eco
2003, Bompiani
Collana: Studi Bompiani

Pagine: 395
€ 21.00

Porsi il problema della traduzione non è cosa da poco, specie in questi anni affollati da saggi e trattati sull'argomento. Ciò che Eco evita è proprio una proposta sterile di regole: la traduzione, infatti, non ha un "prontuario", ma differisce da testo a testo. Per quanto questo concetto sembri quasi scontato, è invece interessante e facile osservare che per anni non è stato così.
L'opera di Eco si pone quindi più come una splendida discussione che viene portata avanti con la sottile vena ironica e l'acutezza critica che gli competono, senza annoiare. Inutile dire che non mancano i termini tecnici, ma sono richiesti, visto che si tratta sempre di una pubblicazione di linguistica e semiotica. Tuttavia, anche i concetti che potrebbero sembrare astrusi vengono sempre corredati da esempi che spesso fanno sorridere e, proprio per questa loro caratteristica, restano facilmente impressi. In più, lo stile accattivante snellisce la possibile pesantezza.
Per quest'insieme di note, non riterrei affatto il libro riservato a un pubblico di specialisti. Almeno, non solo: quest'opera può essere letta a diversi livelli, quel che basta è una sana curiosità intellettuale e linguistica, meglio se si mastica qualcuna delle lingue europee, dal momento che molti esempi sono dal francese, inglese, tedesco e spagnolo. Mi sento di aggiungere come motivo per la lettura, anche la serie di confessioni che Eco rilascia sulle proprie opere, in occasione delle tante traduzioni internazionali: oltre alla mera riflessione linguistica, troviamo molte chiavi di interpretazione dei testi, nonché l'intentio operis.

Nell'insieme, un libro che consiglierei a chiunque desideri accostarsi a una lettura impegnata, ma non tanto accademica da cancellare il gusto di un sorriso, tra una pagina e l'altra.

Anathea