venerdì 21 aprile 2006

Quando la Sardegna è cantata da Grazia Deledda


"Canne al vento"
di Grazia Deledda
Oscar Mondadori Collana Classici Moderni

€ 7,40 pp.226

Quando la Sardegna è cantata, nella maggior parte dei casi è già poesia. Quando, poi, a cantarla è una scrittrice che ne ha potuto apprezzare i lati autoctoni e inaspettati, la brezza che passa tra le canne e i prati, allora è magia. E' questo ciò che Grazia Deledda riesce a comunicare, con un libro indimenticabile, perché ritratto di un mondo chiuso e controverso in via di disgregazione. Già nel 1913, data di prima pubblicazione dell'opera, l'autrice sentiva la precarietà di questo piccolissimo paese, arroccato nell'entroterra sardo e i personaggi che si susseguono non sono altro che un ritratto a tutto tondo di un ambiente. La vicenda prende comincia in medias res, con la quotidianità di Efix, servo fedele e vero protagonista incontrastato dell'opera. Nell'ambiente di nobiltà perduta delle padrone, le sorelle Pintor, una notizia sconvolgente arriva per telegramma ed innesca il racconto: da lì a poco arriverà in paese un nipote mai visto e conosciuto, frutto di un matrimonio clandestino tra la sorella Lia, scappata di casa in tenera età, e uno sconosciuto. Da qui, vari flashback raccontano la trafila dolora che ha portato le sorelle Pintor al loro grado di solitudine e miseria. Il tutto è cosparso da una pregnante superstizione, tipica dei mondi chiusi e nascosti.L'arrivo del nipote, Giacinto, porterà ancor più rovina di quanto sembri possibile. Niente è come sembra, pare suggerire la Deledda, commuovendo tutti i lettori con la strenua lotta delle sorelle e del servo. Solo i valori veri, come lunghi lampi, saettano tra le pagine di piena decadenza e solitudine.Ottima la resa generale, splendida l'iperbole di Efix e la sua psicologia, apparentemente semplice, ma in realtà particolarmente intensa.