domenica 12 novembre 2017

#ScrittoriInAscolto - Gli infiniti mondi e sottomondi di Vanni Santoni

A pochi giorni dall'uscito del nuovo libro di Vanni Santoni, L'impero del sogno edito da Mondadori  e da noi recensito qui, abbiamo raggiunto lo stesso autore durante Lucca Comics and Games, ovvero la mostra sul fumetto e sul mondo dei (video)giochi più importante in Italia e tra le maggiori del mondo. Non poteva esserci cornice (o se si preferisce "ambientazione di livello") per intervistare Santoni che, in questi ultimi anni, ha letteralmente propugnato un discorso, di matrice letteraria e filosofica, per portare a piena dignità il mondo (video)ludico. Proprio La Stanza Profonda (qui la nostra recensione) e l'ultimissimo L'Impero del sogno costruiscono una persona e autonoma "bilogia" che merita un'analisi più approfondita. Per questo motivo, circondati da simpatici cosplayer, con fumetti in ogni dove e raffinate action-figure ad ogni angolo l'intervista a Santoni ha ben presto preso i contorni del sogno o, per meglio dire, dell'adventure-game.


La prima cosa che ci ha colpito de "L'impero del sogno" il tuo tentativo di mitizzare, neppure con troppo sforzo, luoghi, miti e divinità non così esotici o lontani, ma molto vicini a noi e a te. Una sorta di cosmologia di prossimità che fa sì che la Toscana diventi una sorta di misteriosa Camelot con qualche cavaliere in meno ma un sacco di colline in più. C'è stata questa volontà?

Come diceva Cechov "Se si cerca l'universale a tutti i costi si rischia di essere provinciali", se si parte invece dalla provincia a volte si può raggiungere l'universale. L'impero del sogno, come del resto anche La stanza profonda, libri strutturalmente molto diversi ma tematicamente molto vicini, è un libro che parla innanzi tutto degli immaginari e dell'influenza che essi possono avere nella psiche e nella vita di tutti i giorni dell'individuo. Si arriva addirittura a tesi piuttosto radicali, ovvero come quella di equiparare la dimensione immaginaria/onirica che puoi vivere giocando ad un gioco di ruolo alla realtà vera. Poi per carità, Plotino diceva che questa realtà di secondo livello era più reale del reale di primo livello, ma non andiamo troppo lontano! In questo senso la provincia, la provincia profonda, laddove non succede mai niente  è ancora più adatta, dato che fa ancora più contrasto con i mondi fantastici o le avventure che si possono vivere in un RPG. Però non è solo questo. Perché Philip Roth ha ambientato così tanti libri a Newark. Se tu parti da un ambito che tu conosci bene vai sul sicuro e non preclude assolutamente la possibilità poi di parlare di qualsiasi altro tema o anche di spostarsi, come in questi due romanzi gemelli. Sicuramente un intento voluto era quello di fare, nel caso de L'Impero del sogno, un fantastico italiano che non si vergognasse di essere ambientato in Italia, anzi. Lucca, dove siamo oggi, è un ottimo esempio no? Con le mura ciclopiche che ben si sposano con questa rassegna. Alla fine in Italia c'era molto più materiale narrativo di quello che poi potevo e ho utilizzato. Questo, in una fase successiva, ha portato anche a rivedere un po' il campo mitologico che avevo scelto all'inizio. Dato che i protagonisti de L'impero del sogno se la vedono con degli archetipi alcuni di questi l'ho voluti virare, diciamo così, all'italiana, senza esagerare. Ad esempio quello che era all'inizio un più generico "piccolo popolo" è diventata la delegazione dei munacielli, i folletti della nostra tradizione. Anche alle streghe ho dato un carattere un po' più umbro che germanico. Mi sono ispirato, come del resto evidente ne La stanza profonda, a Catacumbas, il primo gioco di ruolo italiano, non solo importante per questo ma anche perché sistematizzava un immaginario che si era sfiorato con il cinema, con Brancaleone o anche Il Soldato di Ventura con Bud Spencer. 



E nonostante questo tuo sforzo di sottrazione, di non voler esagerare con i riferimenti alla mitologia italiana per la mole di materiale, ne L'impero del sogno ci si muove, a livello geografico, in un territorio abbastanza piccolo. Insomma il local italiano è così dannatamente ricco? Considerando che anche la dimensione psichica è altrettanto ricca.

Certo che sì! Ne L'Impero del sogno ci si muove in un mondo quadripartito, ovvero l'immaginario che si genera e che il protagonista vive viene da un lato, ragionando psichiatricamente, dagli archetipi junghiani, dall'altro però lui evoca i propri traumi e le proprie passioni nelle delegazioni e nei nemici. Ci sono elementi provenienti da tutti gli immaginari che lui ha fruito da giocatore di giochi di ruolo e da videgiocatore o anche da lettore/spettatore cinematografico. Poi c'è una dimensione più ampia, ovvero creare comunque un vestiario e un corpo d'armata fantastico che sia credibile a sé.

Ed anche rendere i musei appetibili e ricchi di spunti d'avventura. Poche volte si legge, spesso in Italia, di reperti museali così ricchi di twist narrativi!

Questo è vero, non ci avevo pensato! Ne L'Impero del sogno ben due scene chiave sono ambientate in musei italiani: una allo Stibbert a Firenze, un bellissimo museo di armi derivato dalla panoplia di un collezionista ottocentesco poco visitato perché a Firenze, di solito, si va a vedere altro e poi il Museo Egizio di Torino. Considera che una cosa che si legge nel libro, ovvero la presenza di due katane molto preziose del cinquecento ed il loro furto, è reale. Nel 2006 sono state trafugate e sostituite con delle imitazioni probabilmente acquistate proprio in una fiera del Lucca Comics! Poi i protagonisti di solito quando entrano in un museo distruggono tutto. Ecco va bene rendere più appetibili i musei ma non prendete alla lettera queste azioni! 

Quando è nato e come è nato L'impero del sogno. I lettori non possono fare a meno di legarlo a La stanza profonda visto che, come hai detto tu stesso, l'immaginario è lo stesso. Ma quindi che tipo di legame c'è tra questi due libri?

Sono due libri che dal punto di vista strutturale sono completamente diversi. La stanza profonda è un libro di literary fiction che si ibrida con il saggio, dato che, attraverso il sistema di note e paratesti ti racconta anche per sommi capi anche quella che è stata la storia dei giochi di ruolo  ed anche la storia del gioco di ruolo in Italia, con le varie comunità che sono sorte intorno ad esso e come, queste stesse comunità, guardino un po' con ironia a questa esplosione di visibilità per un mondo che, fino a pochi anni fa, era del tutto marginale. Vedere oggi la tizia che magari snobbava Dungeons and Dragons ora farsi il tatuaggio con un Silmaril fa un certo effetto no? Non necessariamente positivo. Mentre L'impero del sogno è un libro fantastico. L'editore lo ha definito urban-fantasy e, anche se non amo particolarmente le etichette, penso sia abbastanza aderente con lo spirito del romanzo. Essendo questo, L'impero del sogno risponde ad esigenze molto più strettamente narrative, è un libro con continue agnizioni, scontri e colpi di scena. Su questo ho giocato molto, lo ammetto. Come ne La stanza profonda dare del tu a chi legge richiama una sorta di narrazione da dungeon-master, il tu era anche la persona dei libro-game in fondo, qui, specialmente da metà in poi, la modalità in cui sono strutturare le scene, riprende proprio il mondo dei videogiochi, sia quelli a scorrimento classici  tipo Final Fight che di quelli in 3D come Diablo o Fallout. Mi interessava questa tipo di grammatica, propria del videogioco, e vedere cosa succedeva. A livello di progettazione viene prima L'impero del sogno, dato che questo libro viene proprio da un sogno, un sogno che ho fatto io a Londra, circa sei anni fa e il cui ricordo mi ha accompagnato poi per giorni,  un sogno seriale per davvero, tanto che ho preso appunti. Forse avevo mangiato troppo fish&chips ma quel materiale me lo sono tenuto. 
Chiaro che non ho ideato nulla di nuovo dato che, per fare un macro-esempio, che cos'è il Consiglio di Elrond se non un summit fra esseri provenienti da background diversi per assegnare qualcosa di altamente responsabilizzante. Ma anche la serie a fumetti Sandman di Neil Gaiman, dove si sviluppa il concetto secondo il quale gli dei sono più grossi e potenti a seconda di quanti adoratori hanno, è stato fondamentale per L'impero del sogno. Poi questo spunto, mentre stavo preparando La stanza profonda, è nata l'idea di allargare il discorso. Questa nascita dei due libri vicina nel tempo è anche testimoniata da quella scena ne La stanza profonda, che a molti ha fatto sorgere più, a ragione, di un dubbio, nella quale si vede Mella che arriva nella stanza in cui i ragazzi stanno giocando ad un gioco di ruolo, cerca affannosamente un manuale e se ne va. Ne L'Impero del sogno il motivo viene spiegato dato che quel manuale è fondamentale per potersi rifornire di armi con le quali combattere i temibili membri delle varie delegazioni.

In questo romanzo abbiamo notato anche una grande importanza per l'elemento femminile, con personaggi che hanno un ruolo fondamentale nella trama. Come mai questa scelta?

Ho sempre avuto molti personaggi femminili, forse per compensare il fatto che, ne Gli interessi in comune, le donne erano solo evocate ma poi di fatte non si vedevano mai. Da allora ho compensato con tanti personaggi femminili.

Abbiamo avvertito il desiderio da parte tua di dare piena dignità al mondo videoludico latamente inteso, per anni creduto, a torto od a ragione come qualcosa di infantile o poco altro. Come ti poni in tal senso? Che effetto ti fa vedere oggi questo mondo così pop, riconosciuto ed amato da così tante persone?

Il discorso è complesso nel senso che, di base, mi fa piacere e non potrebbe essere altrimenti. Questo è sempre stato un mondo che ho frequentato prima da lettore/giocatore e quindi vedere così tanta energia nei confronti di questi immaginari  mi rallegra. Credo però che di strada da fare ce ne sia. Mi ha colpito ad esempio molto che la candidatura de La stanza profonda al Premio Strega sia stata vissuta dalla comunità dei giocatori di ruolo come una cosa molto importante, più di quanto io stessi forse pensassi. Anche esperti di giochi o autori di giochi che hanno magari avuto grandi riconoscimenti accademici mi hanno proprio ringraziato solamente per questo. Evidentemente c'è ancora quel pregiudizio, di mancanza di piena legittimità culturale nei confronti dei giochi e dell'immaginario fantasy. Ovviamente le cose poi debbono essere viste da più punti di vista: l'indubbia popolarità del fantasy fa sì che escano tonnellate di romanzi fantasy e non sempre la qualità sta al primo posto, come del resto l'originalità. Ciò che interessa, in realtà, è ibridare gli immaginari nel modo più naturale possibile. Questo a me piace fare e che ho fatto ne L'impero del sogno: mettere in bibliografia un'epigrafia di una carta da gioco di Magic, il manuale di Cyberpunk 2020 Kafka e Borges. Quest'ibridazione tra alto e basso, che ho iniziato con Terra Ignota, da Dragon Ball all'Ariosto, mi piace molto. 

Ti capita ancora di giocare? 
E se sì quali sono i titoli che più ti hanno colpito?

Guarda ti faccio una confessione: ho giocato decisamente di più del protagonista de La stanza profonda e dire che lui è un assidui giocatore eh! Ho giocato per 27 anni, ultimamente non lo faccio più regolarmente però ogni tanto mi tolgo lo sfizio e organizzo delle rimpatriate a base di campagne che durano due giorni. Come racconto nel libro è da molti anni, penso almeno quindici, che ho scritto il mio sistema e si utilizza questo. Ho scritto un sistema che ibrida il sistema punti di Champions e invece alcune caratteristiche più pop à la D&D come i passaggi di livello perché anche se non sono realistici sono di molto ma di molto divertenti. Dopo gli ardori giovanili in cui magari si ricercava il gioco di ruolo più raffinato possibile, si arriva alla maturità dove si capisce che un grande gioco di ruolo deve fare i conti con sì il realismo ma anche con la dovuta dose di divertimento. Questo sistema possiede anche un sub-sistema di skil simili a Cyberpunk e per il sistema magico c'è un riadattamento di Rolemaster. 

Perdona ques'ultima domanda "marzulliana": sogni?

Sognare si sogna, con qualche sogno particolarmente vivido mi capita ma in fondo io sui sogni la penso un po' come Jacopo Gori all'inizio de L'impero del sogno, ovvero l'interpretazione dei sogni è utilissima per la personalità di chi li interpreta. 

Mattia Nesto









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