martedì 25 luglio 2017

Rosa sbiadito: "La ragazza italiana" di Lucinda Riley

La ragazza italiana
di Lucinda Riley
Giunti, 2017

Traduzione di Leonardo Taiuti

pp. 560
€ 14,90


Forse avrei potuto immaginarlo, o forse no. Non avendo mai letto un Lucinda Riley, ed essendo abbastanza lontana dallo scaffale "rosa" (ma non digiuna di love story), potevo forse aspettarmi qualcosa di più da un'autrice da milioni di copie. E invece... A parte il ripetersi di qualche canone abbastanza scontato (un mix tra Cenerentola e la Bella e la bestia), c'è molto altro, nel libro, che non convince.

Piedigrotta (Napoli), 1966. Rosanna vive e lavora nella pizzeria di famiglia. Terzogenita bruttina, trascurata dai genitori, ha però un dono: una straordinaria voce da cantante d'opera. A scoprirla è Roberto Rossini, tenore della Scala di Milano e latin lover, che spinge la giovane Rosanna a studiare musica. Ma è Luca, suo fratello e unico alleato, a pagarle le lezioni e ad accompagnarla a Milano. Qui Rosanna ritrova Roberto: nonostante la sua fama di rubacuori e l'iniziale diffidenza della ragazza, la passione tra i due è travolgente. Pur di stare con l'uomo della sua vita, Rosanna trascura amici e parenti, ignara dei segreti che lui le nasconde.


Senza svelare troppa parte della trama, un prima domanda: ha ancora senso un romanzo di questo tipo? Va bene la favola (a tutti piace sognare) ma in questo caso la protagonista è davvero una donna debole. Nonostante il finale, che non svelo, rimane un'antieroina capace di buttare all'aria anni di battaglie per la parità dei sessi e l'autodeterminazione nelle relazioni. Non è una donna che combatte per amore, né è accecata dai suoi sentimenti: è la più classica delle prede. Il marito Roberto decide per lei e silenzia ogni suo minimo mugugno trascinandola in camera da letto (basta una carezza, uno sguardo, mezza parola, uno sbatter di ciglia).
L'autrice in apertura racconta di aver scritto questo libro nel 1996; come sopportare una storia del genere, oggi? Inverosimile (credo e spero), quindi poco coinvolgente anche per chi cerca un libro di svago, di evasione. Che livello di immedesimazione può avere una ragazza di oggi con una storia come questa?

Un altro aspetto critico riguarda i personaggi maschili: Luca, Roberto, Stephen (amante di Rosanna per un breve periodo) sono sentimentali, piagnucoloni, incerti, pieni di vezzeggiativi e di moine. Persino Roberto, che dovrebbe essere il maschio alfa della storia, è solo un uomo vanitoso, tutto "amore e tesorino", per nulla virile (cosa che rende ancora più inspiegabile il fatto che Rosanna non possa resistere alle sue continue e ripetitive avances). I cattivi sono poco cattivi, l'uomo leader non ha fascino, e quanto ai buoni sembrano usciti da una soap opera di TeleVaticano. Il personaggio femminile rimane evanescente, nulla condividendo con le donne fiere, forti, disgraziate ma orgogliose dei romanzi rosa degli anni Cinquanta (come quelli di Liala) o persino dell'Ottocento.

Francesca Romana Genoviva



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