venerdì 16 giugno 2017

Madame de Staël, il giudizio su Rousseau e riflessioni sul suicidio


Lettere sugli scritti e il carattere
di Jean-Jacques Rousseau - 
Riflessioni sul suicidio
di Madame de Staël 

a cura e con introduzione di Livio Ghersi
Editrice Bibliosofica, 2016

pp 167
Euro 12,00




Un’opera volta a inquadrare nel contesto filosofico e politico dell'epoca, oltre che letterario, la figura di Madame De Staël, è uno degli obiettivi del libro pubblicato da Bibliosophica Editrice, con la prefazione di Livio Ghersi e la traduzione dal francese di Andrea Inzerillo. Il libro, uscito in occasione del 150esimo anniversario della sua morte, nel 2016, si compone di due diverse parti, oltre alla ricca introduzione – quasi un terzo capitolo - che mira a far luce su questa complessa figura di donna. Nella parte relativa alle “Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau” si evince come la De Staël avesse già intuito la portata della personalità di Rousseau, in un momento in cui il filosofo non godeva ancora di fama e soprattutto era fortemente osteggiato da tutto l’ambiente illuminista, in particolare da Voltaire. Ma l'altro obiettivo è quello di restituire in italiano le “Riflessioni sul suicidio”, finora mai tradotte; in questa parte del libro le considerazioni dell’intellettuale assumono accenti imprevisti, nella considerazione suprema di una morale più spirituale a cui la razionalità deve comunque piegarsi.
Cresciuta in una famiglia aristocratica, con il padre fortemente legato al mondo politico, la giovane Germaine ebbe sempre uno spirito critico che le valse non poche ostilità, soprattutto da parte dei politici dell’epoca, in particolare da Napoleone. Figlia di Jacques Necker, banchiere di successo ginevrino che scelse Parigi per dedicarsi allo studio della teoria economica e avere un ruolo di consigliere in Politica, con idee riformatrici ispirate al modello inglese - che però non gli valsero una brillante carriera - e con una madre, Louise-Suzanne Curchod, svizzera, calvinista e molto in vista nei salotti degli intellettuali dell’epoca, per la brillante capacità di conversazione, la giovane non poté che ereditare le doti di questi genitori così eccezionali. 

Dopo 250 anni – La de Staël nacque infatti il 22 aprile del 1766 - si parla ancora dei motivi che resero questa donna eccezionale, fondamentale per l’intera cultura europea. Eppure, le opportunità e i privilegi che ebbe in quanto nata in una famiglia facoltosa, non le permisero di sfuggire ad alcune convenzioni sociali imprescindibili per l’epoca, dal matrimonio, seppur con reciproco patto di infedeltà tollerato, che permise alla donna di intrecciare relazioni per tutta la sua vita più o meno ricambiate e più o meno importanti, e soprattutto la preclusione alla partecipazione attiva alla vita politica, impensabile per l’epoca, che comunque non vedeva come interesse primario proprio perché consapevole di questo limite. Questo non le impedì tuttavia di avere un forte ascendente su alcune personalità, di appoggiarne alcune e prevedere il valore di altre, anche in tempi precoci, come avvenne con Rousseau. 

Ad un certo punto, di fronte ai propri ideali politici dovette anteporre l’amor di Patria. Scrisse diversi romanzi, tra cui il primo, Delphine (1802), in cui la protagonista le somiglia molto, soprattutto nellessere indipendente, ottenne grandi riconoscimenti con il libro La Germania (1813), considerata come patria d’eccellenza non solo nell'arte e nella letteratura ma soprattutto delle convenzioni sociali.

I suoi libri sono di una modernità incredibile, e alcuni furono in un primo tempo vietati in Francia con l’intento di colpire la persona, prima ancora che il valore degli scritti, soprattutto in quelli relativi alla letteratura tedesca, intesa come Litterature du Nord, e che comprendeva tedeschi, svizzeri, inglesi, svedesi, danesi e olandesi, rispetto alla Litterature du Midi, che raggruppava greci, latini, italiani, spagnoli e francesi.



Negli scritti sul suicidio il pensiero della de Staël si sofferma sull’atto compiuto da una persona capace di intendere e di volere e fisicamente in grado di darsi la morte. Tuttavia è necessario distinguere il tema e indirizzarlo, perché la sua idea di suicidio, è quella scelta in maniera consapevole da uomini in piena salute e piene facoltà mentali, quindi non si presta in alcun modo ai dibattiti sull’eutanasia e sul fine vita ampiamente discussi in questi tempi.


Tornando alle lettere. La traduzione delle lettere su Rousseau è stata realizzata a partire dai testi scelti da Florence Lotterie e presenti nel primo volume delle Opere complete di Madame de Staël e pubblicati a Parigi, nel 2008, da Honoré Champion. Già tradotte in italiano nel 1817 dalla Stamperia Landi, e il lavoro di Andrea Inzerillo è stato davvero meticoloso nel confronto, che dichiara di aver condotto solo alla fine, con il collega ottocentesco, Giovanni Tamasia. Per le Riflessioni sul suicidio questa è la prima traduzione italiana.

Le lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau, pubblicate appena dieci anni dopo la morte del filosofo, contribuirono in un certo senso alla fama dello stesso, perché all’epoca vi era ancora aperto il dibattito sulla pericolosità dei suoi pensieri e quindi l’opportunità di non ricordarlo affatto. Sono sei, precedute da due prefazioni, una del 1788 e una del 1814. Nella seconda prefazione l’autrice fa alcune importanti considerazioni sulle donne d’ingegno:


Capita spesso che le donne di ingegno superiore siano anche dotate di un carattere passionale; ma coltivare le lettere diminuisce i pericoli di questo carattere, invece di accrescerli: i piaceri dello spirito sono fatti per calmare le tempeste del cuore.

A proposito del matrimonio non si manifesta, secondo la de Staël, in tutta la sua bellezza se non quando può fondarsi su una reciproca ammirazione, concetto di una modernità assoluta, seguita da un’amara considerazione,



Molti uomini preferiscono però le donne unicamente dedite alle cure domestiche; e per essere sicuri di questo aspetto non vedrebbero malvolentieri che esse fossero incapaci di intendere qualunque altra cosa.

Perché il pericolo più grande è che esse si scoprano autrici ben più capaci e possano entrare in competizione con gli uomini.

Passando più approfonditamente alle lettere, nella prima l’autrice analizza i primi discorsi di Rousseau e il suo stile, soprattutto i suoi primi argomenti, relativi all’utilità delle scienze e delle arti. Non mancano critiche ben motivate, così come puntuale è il riconoscimento dei meriti del suo grande ingegno di letterato e filosofo. 

Di lui l’autrice pensa che sia il più eloquente degli scrittori, sebbene lo stesso lusinghiero giudizio non condivide in ambito politico, influenzata però dal padre, e non concorda con lui sull’idea di una democrazia diretta, preferendo di gran lunga quella rappresentativa. Secondo il curatore della prefazione, Livio Ghersi, le idee politiche di Rousseau sono di grande modernità e vanno riassunte tutte sotto l’etichetta dell’insoddisfazione – per l’idea di Stato ipotizzata dagli altri illustri pensatori dell’epoca, per l’idea di uno Stato più dedito all’interesse economico che non al bene del singolo, per il disinteresse nei confronti dell’utilitarismo -, lo testimonia l’amore che anche Kant ebbe per lui, analisi accurata anche riportata negli scritti di Ernst Cassier, che ne coglie i modelli di riferimento comuni. Ghersi ci ricorda come il mito dell’essere umano “naturalmente buono quando è ancora nello stato di natura” sia solo un paradosso polemico per far risaltare come la società non sia a misura d’uomo. Tutti gli aspetti degli scritti di Rousseau vengono analizzati, elogiati o criticati dalla de Staël, con un’acume critico che sono un grande spirito può palesare. Un giudizio poco obiettivo ritroviamo, come già accennato solo nella lettera in cui si analizza l’opinione politica di Rousseau, ma l’amore filiale le impediva la lucidità dimostrata in altri ambiti.


Nelle riflessioni sul suicidio, la questione è posta da tre punti di vista diversi, elencati dalla stessa pensatrice: su quale sia l’azione della sofferenza sull’animo umano, sulle leggi che la religione cristiana impone rispetto al suicidio, e sulla dignità morale sulla terra. Argomentando su ogni punto e in particolare sul dolore, la pena del vivere, l’afflizione e la condanna all’infelicità, c’è in Madame de Staël un tale attaccamento alla dignità del vivere da non lasciare posto ad un gesto visto come fuga da un dono, nel senso cristiano del termine, e da un impegno, quello nei confronti della dedizione, alla Patria, ad una causa, a noi stessi, in quanto esseri umani concepiti per un disegno.
Quale che sia la tristezza in cui ci troviamo, non bisogna disdegnare i doni che ci vengono dal Creatore, ovvero la vita e la natura. L’uomo sociale dà troppa importanza alla trama di circostanze di cui è composta la sua storia personale. L’esistenza di per sé è una cosa meravigliosa.


Un libro prezioso e molto accurato, di non facile lettura ad una prima occhiata, ma che ha il merito di farci rivalutare una figura storica straordinaria, una donna di non comune ingegno, figura chiave del suo tempo ma anche simbolo di riscatto per chi ha sempre temuto, e continua a temere, il grande impeto filosofico che anima i migliori ingegni di ogni tempo, oltre ogni differenza di genere, capaci di incidere sulla cultura del loro secolo e di quelli a venire.

Samantha Viva

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