lunedì 3 aprile 2017

Ascoltare per... ascoltare meglio

La lingua della radio in onda e in rete 
di Enrica Atzori
Franco Cesati Editore, 2017

pp. 132
€ 12 (cartaceo)


Ogni media è stato influenzato dalla rete, arricchendosi di nuovi contenuti, possibilità comunicative, strumenti rapidi di condivisione, ma anche subendo trasformazioni non sempre migliorative. Che cosa è successo alla radio? E al suo italiano? 
In questo scattante e piacevole libretto, appena uscito per Franco Cesati Editore, Enrica Atzori (che si occupa di studiare la lingua dei mass media e della comunicazione), dopo una panoramica sul mondo radiofonico italiano ben supportata da dati recenti, analizza la lingua della radio in onda e, nella seconda parte, il lato "social" della radio, ovvero la presenza delle principali stazioni radio su Facebook.
Per lo studio, Atzori ha campionato sia radio pubbliche sia private: da quelle che privilegiano informazione e news, a quelle che invece si configurano come contenitori musicali o radio confessionali, fino alle radio incentrate sui documentari e/o sulla cultura. Ne consegue che i programmi trattati siano della più variegata specie; dunque, anche la lingua impiegata cambia significativamente: se Lo Zoo di 105, per la natura stessa della trasmissione, può permettersi intercalari e continue parolacce, programmi culturali come quelli di Rai Radio 3 mantengono un livello di italiano formale, ben sorvegliato. Pur con le tante peculiarità linguistiche che si possono immaginare, Atzori ravvisa alcuni importanti punti fissi, tra cui segnaliamo perlomeno 
«la varietà estrema e [...] la mescolanza di tipi diversi di parlato, con differenti livelli di spontaneità e improvvisazione. Rimangono ancorati a un modello tradizionale soprattutto i programmi informativi e culturali. Al livello più basso di improvvisazione si collocano i notiziari brevi» (p. 47).
La radio, che ormai va sempre di più in direzione di «formati brevi e molto condizionati dal parlato conversazionale» (p. 46), vede l'introduzione della tecnologia già nei programmi: non è un caso se sms, messaggi  di Whatsapp e commenti sui social network superino ormai le telefonate in diretta. E questa modalità comunicativa non passa invano, ma condiziona e intacca significativamente le scelte linguistiche. Ma queste non sono che le premesse all'analisi linguistica di Aztori, condotta su un campione ben individuato di programmi, che sono stati trascritti e analizzati. Nel libro, osserviamo le deduzioni emerse dall'analisi di porzioni di testo che l'autrice inserisce per argomentare quanto l'informalità e la prossimità della lingua radiofonica all'ascoltatore si siano accentuate negli ultimi anni.

Nella seconda sezione del testo, Atzori si sposta su Facebook e analizza la presenza e il grado di interazioni delle diverse stazioni radiofoniche. Una premessa è necessaria, per quanto comprensibile già a monte: 
«Le radio più seguite su FB non sono le più ascoltate on air: le due audience sono diverse e non sovrapponibili, ma certamente ormai complementari nel determinare l'influenza delle radio» (p. 66).
D'altra parte, questo è più che normale: ad esempio, bisogna immaginare che molti ascoltatori non sono su Facebook, soprattutto se parliamo di un target adulto e con un'istruzione elevata, spesso "allergico" ai social network. Ma accade anche il contrario: molte pagine FB sono seguite da un numero ancora più elevato di quello dell'audience radiofonico, a testimoniare come social e programma in onda non vadano sempre di pari passo. 
In questa sezione, cambia anche il tipo di approccio all'analisi linguistica: Enrica Atzori si occupa in un primo momento dei dati delle diverse pagine FB (interazioni, engagement, numero di post,...) e poi passa a focalizzarsi sulla lingua usata nei post (che è spesso molto simile tra le diverse pagine e sostanzialmente più sorvegliata e sovraregionale rispetto al parlato dell'emittente) e la lingua dei commenti (che, come sempre sul web, è spesso sede di mancata sorvegliatezza ortografica, morfo-sintattica e interpuntiva). 

Lo studio, che per la sua brevità non aspira a essere esaustivo (d'altra parte, quale studio potrebbe farlo, in una realtà mutevole e sterminata come quella della comunicazione?), è certamente un buon punto di partenza per affacciarsi a un doppio approccio di analisi linguistica: è molto stimolante il doppio binario di analisi (radio tradizionale - social network), che coglie il mutare e il reciproco influenzarsi della lingua italiana, intrinsecamente correlata ai media

GMGhioni



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