giovedì 23 marzo 2017

«Non divenire avida di futuro, senza più ricordare. Tu e io veniamo dalla stessa povertà»

Se mi tornassi questa sera accanto
di Carmen Pellegrino
Giunti, 2017

pp. 240
€16 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Sono qui a dipanare il mio passato e il tuo, a raccontartelo perché ci custodisca nel presente. (pp. 64-65)
In un paesino sull'Appennino, Giosuè Pindari si trova ad aspettare sua figlia, Lulù. Niente di strano, direte, se non fosse che Lulù è sempre stata la figlia perfetta, accuditiva oltre il limite tollerabile da una ragazza così giovane: lei si è occupata per anni della madre, Nora, annaspante in una pesante depressione; il tutto, sacrificando la propria adolescenza e, ancora prima, piegando l'infanzia al compiacimento dei genitori. Infatti, solo questa pareva la via per una piccola dose di serenità: essere la prima della classe, mai lamentarsi, accudire Nora, sognare con Giosuè una città nuova, fondata sulle sponde di un fiume, in cui tornasse il socialismo di una volta. Ma lo spazio per l'utopia si fa sempre più ristretto, la vita asfissiante, il futuro inimmaginabile: è per questo, forse, che Lulù se ne è andata? Per sempre? 
La scomparsa di Lulù non getta Giosuè in una disperata ricerca, ma lo porta a riflettere e a scrivere lunghe lettere che affida alla corrente del fiume vicino a casa, convinto che i messaggi in bottiglia arriveranno alla figlia. Sì, perché nella loro vita c'è sempre stato un fiume (reale e immaginato), che con la sua corrente trascinasse gli eventi verso uno spazio e un tempo migliori. Tuttavia, è difficile continuare a crederlo, ora che Lulù non è più lì a condividere i momenti di lucidità di Nora, a non sognare con Giosuè («So che non c'è modo di tornare indietro, ma io ti aspetto ancora alla finestra», p. 72). Ed è proprio tra presente e passato che si muovono le lettere e i flashback presenti in tutta la prima parte del romanzo (forse quella più riuscita e poetica). La parola va a Giosuè, che non manca mai di firmarsi «tuo, Giosuè» alla fine di ogni lettera; ma il narratore esterno dei flashback registra i momenti di assoluta distanza tra Lulù e la sua famiglia, i ribaltamenti dei ruoli, la sofferenza sorda che ha impedito di accorgersi che Lulù era solo una bambina.
La seconda parte del romanzo ha invece per protagonista Lulù: finalmente (sì, perché la curiosità si fa via via sempre più grande) scopriamo dove la "corrente" delle sue decisioni l'ha spinta, ed è proprio su un fiume che incontriamo il suo presente. E un nuovo personaggio può aiutare Lulù a fare chiarezza in sé stessa e nei suoi bisogni, senza preoccuparsi del passato.
Ovunque, il fiume, nume tutelare della famiglia, ma anche corrente che accompagna e sospinge i personaggi: tutto scorre, diceva il filosofo. Ed è così, ma vi sono detriti che è difficile trascinare a valle. 
Un romanzo di estrema delicatezza, che profuma di altri tempi, tra pulsioni ataviche e la lotta senza tempo per non farsi fagocitare il futuro dal passato di famiglia. Un libro scritto benissimo, letterario già a partire dal titolo (tratto dalla bellissima A mio padre di Alfonso Gatto). 

GMGhioni


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