venerdì 24 marzo 2017

Profugopoli, il nuovo business dell'accoglienza


Profugopoli
di Mario Giordano
Mondadori, 2016

pp. 167
cartaceo € 18.50


Profugopoli è un libro molto attuale, un’inchiesta molto attenta e ricca di particolari che mira ad approfondire uno dei temi caldi della nostra attualità, chi gestisce e a che titolo i migranti, perché decide di farlo in un certo modo, e soprattutto come ci si arricchisce con l’accoglienza. 

A questo proposito il giornalista Mario Giordano fornisce un quadro molto approfondito del business nato, fiorito e consolidato a spese dei migranti e degli italiani, o almeno di coloro che credono ancora nel volontariato, fatturando cifre impensabili con la scusa della solidarietà. Se la domanda che il giornalista pone al lettore è, in fin dei conti, “Chi si arricchisce?”, il dubbio che resta dopo l’ultima pagina, e che ci fa molto preoccupare, è se davvero sia solo questa l’accoglienza “made in Italy”. Speriamo di no. 

Giordano non ci fornisce queste risposte, ma ha le prove e le argomenta con dovizie di particolari di quanti si siano improvvisamente impietositi e abbiano avuto a cuore la causa dei rifugiati o dei richiedenti asilo, per ragioni economiche o umanitarie e di come questa sia la nuova frontiera del guadagno facile in Italia, spesso con una incredibile cecità da parte della Prefettura, altre volte con bandi di gara viziati dal fatto che vi partecipi una sola società. 
Per non parlare della totale assenza di esperienza nella gestione di molti di questi personaggi o dell’improponibile varietà di accostamenti ad un’attività così delicata. A prima vista quello di Giordano potrebbe sembrare un attacco gratuito al sistema dell’associazionismo, in realtà l’intento è quello di squarciare il velo dell’emergenza emigrazione - che ormai da anni emergenza non è più, ma flusso migratorio costante e come tale dovrebbe essere affrontato dall’intera Europa – per scoprire che dietro il paravento del buonismo a muovere ogni cosa restano solo gli affari. Con buona pace dei migranti soprattutto, il cui benessere conta davvero poco, per questi signori delle sistemazioni fantasiose, e delle persone per bene che provano a far qualcosa e si scontrano contro società o industrie organizzate, o ancor peggio una prassi ormai consolidata da parte di Comuni e non solo, per lucrare sulle vite umane, alimentando un odio sociale che è profondamente sbagliato e male indirizzato.

Lo stile narrativo è molto aggressivo, allusorio e certamente ironico; la tesi di partenza è abbastanza chiara, come lo stesso Giordano spiega in premessa, e supportata dall’evidenza di alcune inchieste giornalistiche; questo permette all’autore poche variazioni sul tema e un’indignazione di fondo che è palpabile attraverso lo scritto. 

Il materiale è diviso in sei capitoli e una premessa. La premessa spiega le motivazioni che hanno spinto l’autore a scrivere questo saggio e la volontà di smascherare tutti i furbetti che lucrano sulla buona fede di cittadini italiani e stranieri. I capitoli hanno dei titoli emblematici, come Improvvisati e avventurieri, che mette in evidenza l’incongruità di chi da altri settori comincia a interessarsi di immigrazione e accoglienza, triplicando i guadagni. Geometri, società di derattizzazione, persino degli ex pescatori di trote…nel calderone degli improvvisati non manca nessuno. 
Nel capitolo dedicato agli Affaristi, il quadro è ampio, dai furbetti della politica alle società immobiliari, fino a casi limite in cui una allevatrice di asini diventa esperta di accoglienza e sistemazione di richiedenti asilo. Ma non mancano coloro che di accoglienza si intendevano già prima, nel capitolo Specialisti&Colossi si parla di alcune grandi aziende che hanno messo le mani sull’immigrazione, in molti casi affiancandola alla cura delle persone disabili, degli anziani o addirittura dei cani. 

Il turismo è in calo, le bellezze artistiche del nostro paese non attirano più e allora ecco la soluzione: nella parte dedicata a Hotel Immigrati Spa, Giordano spiega come molti alberghi sull’orlo del fallimento abbiano rimpinguato le loro casse grazie all’accoglienza profughi, senza eccezione territoriale o di categoria, da Brescia a Santa Maria Capua Vetere, privando quindi zone molte belle della nostra Penisola di strutture alberghiere e turistiche in nome di una vocazione al guadagno che ha poco a che fare con la solidarietà.
Multinazionali&opportunisti è la parte in cui si evince che nessuno si tira indietro di fronte a un giro di milioni così redditizio, lo dimostra il fatto che i guadagni sono tali da convincere un colosso dell’energia mondiale a investire su questo nuovo business. Ma non si tirano indietro nemmeno i disoccupati in cerca di occupazione stabile. Per non parlare di coloro che devono semplicemente affittare la loro casa per guadagnarci qualcosa. Ma il dato più sconvolgente che emerge è relativo ai soldi che guadagnano i Comuni e lo stesso Ministero dell’Interno in tutta questa faccenda. Perché parliamoci chiaro, molti sindaci affermano candidamente che “è meglio farli lavorare che trovarli a bighellonare per strada senza far nulla”. Così molti comuni impiegano i richiedenti asilo nella sistemazione degli arredi urbani, a spazzare le strade, a risistemare le aiuole, addirittura impiegati in archivi e biblioteche. E così ecco che i profughi si trovano costretti a lavorare per mesi gratis, sotto forma di volontariato e di consiglio di integrazione, per farsi benvolere e intanto i sindaci fanno svolgere a loro dei lavori per cui avrebbero dovuto pagare dei cittadini italiani, che sono beffati e scontenti due volte.
Del resto funziona così. La parola interculturale è il nuovo pass-partout, la chiave che apre tutte le casseforti, che giustifica ogni spesa.
Commenta Giordano a proposito dei 156 finanziati cash sulla base di fondi europei e reperibili sul sito del Viminale, sotto il generico titolo di “Atti di concessione”. Infine la parte dedicata a Sospetti, farabutti&sfruttatori, in questo capitolo c’è una delle pagine più dolorose che questo sporco affare porta con sé, lo sfruttamento dei minori, che rendono molto di più alla comunità e anche il malaffare dilagante in ambienti insospettabili, che siano laici o clericali, per spiegare all’Italia che non esiste solo Mafia Capitale.


Solo nelle conclusioni indirizzate al lettore l’autore non mi ha convinta del tutto, perché alcune motivazioni vanno approfondite in maniera più specifica, e non si possono liquidare dibattiti importanti sulla nostra cultura con presunte ideologie che affondano le loro radici nella corrente dell’orientalismo, che va tanto di moda oggi – sebbene dovrebbe essere sorpassata da una società multiculturale – mentre i problemi legati all’integrazione meritano analisi accurate, non adatte ad un commiato breve e conclusivo su tutt’altro tema. Fare il gioco di legare questi concetti non giova a nessuno.

Samantha Viva

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