giovedì 16 febbraio 2017

«E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito».

Le nostre anime di notte
di Kent Haruf
NN editore, 2017

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp.  171
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Metti caso di scoprire un autore dal suo ultimo libro. Metti anche di non avere mai iniziato la Trilogia della Pianura non per pregiudizi, perché il fatto che una trilogia scoraggiava un po', in questo periodo colmo di impegni. Metti di avere avuto un primo piccolo ripensamento quando hai letto la recensione entusiasta di Debora Labruschini, pochi giorni fa. Poi, è arrivato questo librino, e in men che non si dica tutto è andato da sé: la lettura in una notte di Le nostre anime di notte e subito dopo il click un po' sincopato per accertarsi che il cofanetto della Trilogia fosse ordinato correttamente.
Ma vediamo il perché di questa urgenza. Le nostre anime di notte, ultimo romanzo scritto da Kent Haruf ormai malato e anziano, è una storia d'amore che non sente affatto il peso dell'età: anzi, come sottolinea il traduttore, l'urgenza di dire, la fretta di condividere si riflette nello stile svelto e senza fronzoli. Tutto passa attraverso il dialogo, a cominciare dalla singolare proposta di Addie Moore: «Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me». Addie conosce Louis da anni, era amica della sua defunta moglie; e anche l'uomo conosce Addie da una vita, ma fino a quel giorno si era sempre limitato a considerarla una vicina di casa. E ora? La proposta, così a bruciapelo, è in realtà semplicissima: unire due solitudini e aiutarsi a superare le notti, attraverso il potere taumaturgico della condivisione dei ricordi, dei pensieri, dei problemi mai risolti. E sono proprio le parole a colmare gli anni di vuoto, a permettere a queste due anime di unirsi ben al di là del sesso:
E allora parla con me, rispose lei.
Di qualcosa in particolare?
Qualcos'altro su di te.
Non ti sei ancora stancata?
Ancora no. Quando succederà, te lo farò sapere.
(p. 84)
La singolare proposta di Addie piano piano diventa un rituale, atteso e preparato nel corso della giornata. Poco conta che a Holt tutti se ne siano accorti e le malelingue commentino malignamente la relazione:
A me sembra solo imbarazzante.
Per chi? Per me non lo è.
Ma la gente sa di voi.
Certo. E io me ne frego. Chi te l'ha detto? Dev'essere stato uno dei tuoi amici bacchettoni di Holt.
(p. 52)
Addie e Louis hanno altre cose a cui pensare, e ben più importanti: nella loro vita piomba il nipote di Addie, il piccolo Jamie, improvvisamente affidato alla nonna perché i genitori stanno attraversando una grave crisi coniugale. È necessario fare di tutto, scovare qualcosa per aiutare il piccolo a dormire di notte e per calmarlo dopo gli incubi. E, certo, la soluzione non sta nella tecnologia, ma nell'affetto reale della nonna e di questo singolare nonno acquisito.
Mentre le maldicenze crescono e sfociano in inquietanti ricatti, la storia tra Addie e Louis diventa sempre più radicata e ben presto Louis pronuncerà queste parole, che non hanno niente di fatidico, ma molto dell'inatteso: «A me sta piacendo più di quanto io pensi di meritare» (p. 88). E mentre ci si commuove un po' a pensare a questo amore che per tutti è "fuori tempo massimo", ci si scalda davanti alla malignità di chi non riflette sulle conseguenze di certi pettegolezzi.
Impossibile, per il lettore, restare fuori dalla storia: sarà che nella sua sconvolgente semplicità, Le nostre anime di notte ci fa assistere in diretta a ciò che avviene: tutto è presente, persino i ricordi, che vengono riletti alla luce dell'oggi; sarà che Louis e Addie sono dei protagonisti a tutto tondo e anche i loro scheletri nell'armadio sono così trascurabili da renderli veramente due personaggi limpidi. Limpidezza che si riscontra nella loro storia d'amore, nonché nella scrittura di Haruf: Le nostre anime di notte non è un romanzo dalle frasi ad effetto, che punti a stupire il lettore per la lingua; ma - ci si sorprende durante la lettura - ogni battuta è perfetta lì dove sta, né potrebbe essere spostata altrove. Ecco allora che l'impressione, alla fine del libro, è di salutare amici conosciuti e di ammirarli, ancor più della prima stretta di mano.

GMGhioni