giovedì 3 novembre 2016

#paginedigrazia - L'importanza delle radici: “La fuga in Egitto”, di Grazia Deledda

La fuga in Egitto
di Grazia Deledda,
Ilisso, Nuoro, 2008

prefazione di Franca Angelini

pp. 192
€ 11 (cartaceo)
€ 4,90 (ebook)


Romanzo di grande impatto e dalla potente forza espressiva, La fuga in Egitto, edito nel 1925 da Treves, smuove nel lettore molteplici sensazioni e sentimenti, portandolo al centro del vorticoso rimescolio di emozioni creato dalla scrittura deleddiana.
Protagonista del romanzo è Giuseppe De Nicola, maestro elementare ormai alle soglie della pensione, dopo quarant'anni di onorato servizio. Il figlio adottivo, ragazzo dall'indole avventurosa e selvaggia, scappato di casa diversi anni prima, si è stabilito da tempo in un paesino ad di là dell'Adriatico. La narrazione si apre con l'invito, da parte del figlio e di sua moglie, a trasferirsi presso di lui, per iniziare una nuova vita insieme.

Lo stato d'animo con cui l'insegnante, nato e cresciuto in Sardegna e mai allontanatosi dalla sua terra natìa, si dispone a compiere questo viaggio è simile a quello che avvolge la vicenda biblica che fornisce lo spunto per il titolo del romanzo e che è raffigurata in un arazzo posseduto dal maestro.
Dopo lo sbarco sul suolo continentale, però, la situazione, dopo una prima parte in cui tutto sembra scorrere pacatamente, secondo i ritmi di una consueta routine familiare, assume i contorni torbidi del peccato, fino alla rivelazione della colpa che lega Antonio, figlio di Giuseppe, e la serva di casa, Ornella. I due, infatti, hanno una relazione clandestina e presto la donna darà alla luce un figlio, frutto di questo rapporto. La donna, che emana una profonda e misteriosa forza seduttiva, suscita un profondo turbamento nei personaggi maschili che la circondano, configurandosi come personaggio enigmatico e provocante,  capace di attrarre a sé ogni uomo che abbia a che fare con lei.
Giuseppe, il cui animo è macchiato anch'esso da una colpa tremenda, che nasconde da una vita, affronta la situazione cercando di agire con accortezza e delicatezza, muovendosi con accorta gravità tra i personaggi implicati nella vicenda e proteggendo con tutto il suo affetto la bambina di casa.
Egli non era mai stato un uomo impulsivo, e non voleva cominciare ad esserlo da vecchio; ragionava, quindi; il dramma del quale si sentiva come il personaggio centrale gli appariva nella sua cruda naturalezza,e non gli restava più dubbio che anche Marga sapesse dell'inganno e sopportasse per amor di quiete. Non esiste forse uomo che non commetta adulterio, e in migliaia di famiglie il fatto avviene nella stessa casa e a volte prende anche, come avveniva adesso, il sapore dell'incesto; perché lui dunque dava un colore così tragico all'avventura che, d'altronde, aveva presentito fin dal primo giorno del suo arrivo?
Giuseppe si muove oscillando tra la sua colpa e quella del figlio, facendo fatica a scagliare la prima pietra, essendo egli stesso implicato in una colpa più grande:
- Tu non devi peccare in casa tua, in casa di tua figlia: né qui né altrove, del resto: il peccato è sempre lo stesso, ovunque si commetta. E non devi far soffrire tua moglie, che forse sa tutto e tutto compatisce per la bambina. Può darsi che io non sia in grado di scagliare la prima pietra, ma appunto per questo ti dico che certe cose si pagano, un giorno o l'altro, e a caro prezzo.
Il peccato, e il grave tormento che ne deriva, pesa come un macigno sulle vicende di casa De Nicola, facendo precipitare la situazione: in seguito ad un litigio, Antonio caccia di casa Ornella, che si rifugia presso Giuseppe, il quale l'accoglie, non senza sofferte e penose elucubrazioni e indecisioni. I mesi passano, la gravidanza procede, fino al punto di non ritorno, il parto, dopo il quale le vicende di tutti i personaggi devono arrivare ad una risoluzione e la vicenda trova la sua fine nell'unica soluzione possibile.
In questo romanzo, pubblicato appena un anno prima del premio Nobel, si ritrovano limpidi e chiari i grandi motivi della scrittura deleddiana: su tutti, il tema del peccato e dell'espiazione, per cui la vicenda viene vissuta dal protagonista come un personale percorso di penitenza, una punizione originata dal peccato commesso anni prima e che tiene nascosto nel cuore, impronunciabile. E' un castigo divino il suo, opera di un Dio giudice e arbitro delle vicende umane, vissuto come un percorso da espiare con religiosa accettazione:
Insomma, pensava che tutto era per castigo della sua colpa non ancora espiata, e che solo il suo dolore, la sua umiliazione, il sacrifizio della gioia di vivere, potevano sciogliere in bene le cose.
La colpa, il delitto, il peccato: tutto crolla rovinosamente e l'uomo giace sotto il peso della penitenza da sopportare e patire con quel sentimento religioso che pervade ogni aspetto dell'umana esistenza.

E poi, le radici. Inestirpabili, anche a chilometri di distanza. La vicenda non si svolge sull'isola, consueto sfondo geografico delle vicende deleddiane, eppure i personaggi si muovono all'interno di rappresentazioni e dinamiche prettamente sarde, a dimostrazione che la terra natìa plasma l'animo e la mentalità di chi vi cresce: gradualmente, emerge la convinzione che la terra da cui proveniamo, che ci ha visti visti nascere e che ci ha dato forza e nutrimento, lascia un'impronta definitiva e permanente sulla nostra anima.

Quello che Giuseppe affronta, nella Fuga in Egitto, è un vero e proprio percorso di maturazione personale. Egli, in un età ormai adulta, affronta i fantasmi del passato, riportando con sé l'impressione di una crescita e di un'evoluzione che lo conduce ad un punto di arrivo diverso da quello di partenza.
Il rapporto con Ornella, grazie soprattutto alla convivenza, ne risulta cambiato, passando dalla diffidenza iniziale che il maestro le riservava alla scelta che chiude la vicenda e che cambierà le vite di entrambi. La solitudine che caratterizza la sua vita da sempre, la fuga che egli opera quando decide di allontanarsi dalla casa del figlio, l'isolamento volontario al quale si sottopone, la presenza di Ornella e il rapporto che si instaura tra i due: tutto sembra condurre ad un'unica possibile decisione, tutto sembra evidenziare l'inevitabilità del ritorno, la necessità di ritrovare le radici, la volontà, ultima e definitiva, di far combaciare nuovamente l'arrivo con la partenza. E tutto è opera di un valore superiore:
Quest'epilogo del terribile dramma, e un fatto molto più semplice accaduto il giorno stesso, saldarono nel maestro la convinzione che tutto procedeva per mano di Dio.
E la chiusa, solenne e austera, rinforza nella mente il legame con la vicenda biblica, così che il viaggio compiuto da Giuseppe, Gesù e Maria, per scappare alla furia di Erode, che minacciava la vita del bambino, non può che allacciarsi alla partenza dei protagonisti, con le loro figure che si stagliano, grandiose e maestose, sullo sfondo della scena che che chiude l'opera.

Valentina Zinnà

 
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1 commenti:

Franca Carboni

Anche il romanzo La Fuga in Egitto si presenta ricchissimo di spunti dal punto di vista dei disturbi psichiatrici. Evidentissime le tare nel personaggio di Antonio, il quale, nato da una relazione clandestina, si ritrova con una madre suicida (che inspiegabilmente si impicca invece che avvelenarsi) ed un padre forzatamente adottivo come Giuseppe. Da questa dimensione problematica di partenza riesce a dare nella vita il peggio di sé: da bambino è iperattivo, da ragazzo scappa di casa, da adulto è bipolare, borioso, aggressivo e violento nonostante una bella moglie (costantemente tradita: sintomo della sua incapacità ad avere relazioni stabili e una vita pianificata) e una splendida figlia, la piccola Ola. Proprio alla bimba, tra l'altro, la scrittrice riserva una piccola perla: quando il nonno Giuseppe, seguendo la sua inclinazione di maestro, tenta di insegnarle a leggere e a scrivere, deve constatare che "mai il compito di insegnante gli era parso più difficile", per arrivare all'ammissione finale: "va là, in fatto di studio sei una zuccona come tuo padre" (accenno forse ad un disturbo dell'apprendimento ed a una genetica del carattere che la bambina precocemente dimostrava). Non meno ricco il versante femminile. Nel commentare la convalescenza di Marga, costretta a letto, ogni tre giorni, languida e isterica (quasi a lasciare libero il campo ad Antonio con la serva Ornella) un medico sentenzia che "si trattava di antiche febbri di malaria aggravate da una morbosa suggestione d'isterismo", mentre a questo proposito Antonio ripete al padre: "che ne sappiamo noi delle donne? Tutte, più o meno, specialmente in amore, hanno un ramo di pazzia ". Proprio il tratteggio del personaggio di Ornella conferma come la scrittrice avesse piena comprensione della disabilità cognitiva. Ornella è descritta come una persona chiusa, arrabbiata e violenta, quasi anaffettiva eppure contemporaneamente "civetta" con gli uomini e pronta a concedersi loro. Di lei Giuseppe pensa che "non capiva neppure lontanamente certe cose, e al simbolo sovrapponeva sempre la realtà", ma la forza di Ornella è proprio la sua apparente imperscrutabilità: la sua distanza dagli altri e dalle cose, che sembra nascondere chissà quali contorti e complicati pensieri, in realtà sta a significare che in lei non vi è nulla di più dell'istinto, dell'immediatezza e della concretezza, come in una fortezza vuota, che le dà l'unica possibilità della sua vita, ovvero l'agire con impulsività. E la scrittrice, ben consapevole di come le trasformazioni ormonali della gravidanza rendano la donna più acuta e pronta, non manca di sottolinearne lo stato al termine della gestazione: "pareva che dopo il parto l'intelligenza le si fosse sviluppata in modo straordinario".