venerdì 25 marzo 2016

Quella giustizia un po' fai da te, annebbiata dal fumo e dall'umore di oggi

Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
di Antonio Manzini
Sellerio, 2016

pp. 256
€ 14 (cartaceo)


Chi non si è ancora imbattuto nel vicequestore Rocco Schiavone, può farlo partendo da qui: cinque racconti che sono un perfetto antefatto per capire da dove è partito questo grande personaggio, ormai pluri-acclamato per la capacità di far sorridere e riflettere su cosa sia la giustizia. Già ce lo vedo, Schiavone, con il suo spinello mattutino tra le labbra, un sospiro o uno sbadiglio pronto all'arrivo di una nuova telefonata, l'accento che tradisce un po' delle origini romane e... Sì, ecco: le cinque indagini raccontano proprio di quando Rocco era ancora a Roma, prima del trasferimento ad Aosta, che comunque gli grava già sulla testa come una spada di Damocle. Sa che dovrà partire, ma non sa ancora per dove, e al lettore non è dato sapere per quale ragione sia costretto al trasferimento. E allora da qui al vicequestore sale a volte l'indolenza per il presente e la malinconia per quella Roma che pare già passata, e così i colleghi sono già larve che andranno salutate e il fantasma della moglie...? Perché Rocco parla ancora a Marina, si confronta con lei sulle sue decisioni e non la lascia mai da sola. Ma che è successo veramente alla coppia? 

Questi cinque racconti, che raccolgono scritti che Manzini aveva consegnato a varie antologie Sellerio, sono un ottimo primo assaggio, ma come i migliori appetizer, non fanno che aumentare la fame. Accanto a un caso di omicidio dolce-amaro, a tratti commovente, che apre la raccolta, ci sono racconti più lievi, come Le ferie di agosto, che si riempie di azione, o il conclusivo Rocco va in vacanza, che è un vero siparietto, pieno di divertimento. 
Forse anche per questa commistione di sfaccettature, il libro è ai primi posti delle classifiche di vendita italiane da mesi?! Perché fa quasi sorridere (di piacere, s'intende) vedere una raccolta di racconti che lotta tanto e resta in classifica, sfidando bestseller che possono scalzare Manzini solo di una posizione o due. E poi fa riflettere (forse con un po' meno piacere e un po' più di turbamento) il fatto che noi italiani sorridiamo tanto con indagini che tradiscono amarezza nei confronti della giustizia, o che, perlomeno, la mettono in discussione continuamente, e ne fanno solo un lavoro. 

GMGhioni

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