martedì 9 giugno 2015

Cercare di guardare tra gli alberi e vedere la curvatura della terra

La prossima volta
di Holly Goddard Jones
Fazi, 2015
pp. 471
€ 17.50



La città di Roma, stato del Kentucky non ha niente dell’Urbe Eterna. Tutto è provvisorio e temporaneo, al marmo imperituro si sostituisce il legno marcescibile, al posto dei grandi personaggi che nutrono il mito vi sono pallide ombre che percorrono vie senza nome, viali senza personalità e strade senza uscita. Roma è, per quanto ci è possibile sapere, l’estrema silloge di tutte le province americane: tranquilla, sonnacchiosa e opaca. Ma si sa, qualsiasi pittore da quattro soldi lo sa: quando la linea del grigio si ispessisce, qualora si formano dei grumi, dal grigio si passa al nero, dalla tortora ecco il corvo, dalla noia si passa alla morte, in un, rapido, battito d’ali o svolazzar di pennello. La prossima volta narra appunto di questo: di una morte nata dal grigio della noia, di un nero venuto fuori dal lezzo e dal marcio di una vita di provincia.

Holly Goddard Jones, una delle più autorevoli e già mature voci della letteratura statunitense contemporanea, raccoglie in questo romanzo (poderoso ma molto scorrevole) un coacervo di tensioni e di argomenti che, seppur siano i temi ormai classici del provincialismo americano, delle scuole di basso livello, della forte differenza sociale e delle esistenze che scorrono dritte e senza scossoni come i treni che portano i viaggiatori dal Pacifico all’Atlantico, li rimescola con tratti moderni, con uno stile nuovo, che invece di impostarsi su quello della “novella americana” o, ancor peggio, dello stantio “thriller psicologico” si alza in volo e ci porta verso dimensioni inesplorate.

Innanzi tutto vi è da registrare quello che, in maniera un po’ altisonante, si può descrivere come “la lotteria del punto di vista”. Per una vicenda tutto sommato semplice, il fortuito ritrovamento da parte di una ragazzina tredicenne di un cadavere di una giovane donna, si innesta, capitolo dopo capitolo, un susseguirsi di punti di vista, dove, si badi bene, il lettore non si perde ma, continuamente, si ritrova. In un capitolo viene presentato, in prima persona, il punto di vista della ragazzina tredicenne. La narrazione proseguo quindi per un po’ su questo binario e poi, dolcemente, “sbanda” e ci si trova catapultati dentro il corpo e la testa (ed una buona sezione di cuore) dell’insegnante della ragazzina. E così via. Ne viene fuori un libro vivo, che proprio come la natura dopo un’abbondante pioggia, è tutto un continuo “sbocciare, spuntare e fuoriuscire”. Continue zone oscure pullulanti di vita che non soggiacciono ad un mero sperimentalismo, bensì che sono parte integrante dell’impianto narrativo.

Impianto narrativo tenuto sapientemente insieme da Holly Goddard Jones con, ad esempio, l’insistenza sulle descrizioni e similitudini di tipo olfattivo. Poche volte uno scrittore è stato tanto “di naso”. Al troppo spesso reiterato descrittivismo fine a se stesso di molti autori, la scrittrice qui usa l’olfatto per guidarci, come una sorta di cane poliziotto, verso la “pista” giusta: è un romanzo di odori e di sensazioni, di profumi che sono sempre o deliziosi o nauseabondi. Proprio come il nero che nasce dal grigio, si sono tutti i colori della tavolozza in questi coni d’ombra.

La traduzione di Silvia Castoldi, scorrevole e senza asperità, fa sì che il libro scorra veloce, anche perché non vi sono parti eludibili, ma sono tutte zolle di un terriccio troppo vivificante per non essere esplorato palmo a palmo.
Da un certo punto di vista forse qualcuno accosterà le atmosfere insite in un questo libro edito da Fazi con serie televisive di grande successo quali Twin Peaks e la più recente True Detective. Se si prende il dato  “geografico” siamo su latitudini molto similari al capolavoro di David Lyinch e la cupezza, le tirate filosofiche e la misoginia del Rust interpretato da Matthew McConaughey paiono abbastanza distanti. D’altro canto la sensazione di vite senza speranza che vengono raccontate nel libro, non si discostano troppo dalle spigolose vicende della serie firmata HBO.

La scrittura di Holly Goddard Jones, come spesso avviene per gli autori più importanti della letteratura americana, non è particolarmente ricercata o raffinata eppure, vi sono determinati, che paiono quasi impossibile, visto la linearità di poche righe prima, quasi come “cercare di guardare tra gli alberi e vedere la curvatura della terra” che la linearità si spezza e si va "dietro agli dei". Sono proprio questi momenti, quasi allucinati, che il lettore, una volta che la vicenda, tra uomini sovrappeso che conducono una vita sempre uguale a se stessa, giovani rampolli con molti più dubbi che certezze e donne che non fanno a tempo ad aprire i loro petali che sono già, irrimediabilmente, sfiorite, sono proprio questi momenti dicevo che il lettore al momento della chiusura del libro si porta con sé.
Proprio come, in una notte senza luna, si sale a bordo di una Camaro, troppo grande per la propria statura, e si spinge sull’acceleratore con tutta la forza disperata di una vita già inutile.  Si tira fuori una mano e la si lascia contorcere alle sferzate del vento freddo della notte: chissà che alla fine a contare in una vita siano solo i viaggi e non le destinazioni.


Mattia Nesto 

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