martedì 7 aprile 2015

#CritiComics | "Tutte le ossessioni di Victor": mente e corpo si sfidano a duello

Tutte le ossessioni di Victor 
di Davide Calì e Pasquale "Squaz" Todisco
Diàbolo Edizioni, 2015

pp. 143
€ 15,95



Le nostre ossessioni ci qualificano come esseri umani e - in una maniera un po' strana - ci permettono di distinguerci dagli altri. Trovo decisamente imbarazzante quel periodo della mia vita in cui per costruirmi un'identità, ero alla continua ricerca di qualche ossessione che poi abbandonavo a favore di un'altra. Ad esempio per un paio di anni sono stato letteralmente ossessionato dalla disposizione del cibo nel mio piatto. Non era un problema di ordine degli elementi, mi ero semplicemente messo in testa che avrei dovuto mangiare esclusivamente le cose che c'erano sul piatto, senza mai attingere durante il pasto dal cibo presente sulla tavola. Era un rito stupido ma che in qualche modo ritenevo assolutamente necessario. Poi mi dimenticai della cosa e passai ad altro. 

D'altronde esisterebbe Batman senza l'assassinio dei coniugi Wayne o un Hitchcock senza il fanciullesco arresto architettato dal padre? Tolta la possibilità di eliminare fisicamente i parenti prossimi, le piccole ossessioni, i traumi e i complessi sono lo strumento più accessibile per crearsi la propria leggenda, per forgiare un'epica ombelicale e sentirci - se non migliori - almeno più interessanti di tutti gli altri esseri umani sul Pianeta Terra.

Anche il protagonista di "Tutte le ossessioni di Victor" di Davide Calì e Squaz (Diàbolo Edizioni, 2015) pretende di essere diverso da tutti, e per farlo documenta il suo fallimento più recente (l'ennesimo abbandono sentimentale) con le ossessioni che popolano la sua vita. E nel racconto, si percepisce la sua diversità sempre meno come tale, arrivando a una comunione quasi perfetta con le piccolezze, gli imbarazzi e le angherie del lettore, quasi a tracciare con questa vicinanza un atipico racconto di formazione dove la maturazione parallela di lettore e protagonista avviene con la consapevolezza delle rispettive mediocrità. 
Il racconto di Calì procede per accumulo, impila una sopra l'altra le memorie e le ossessioni del personaggio cercando di formarne il profilo grazie a episodi singoli e a sé stanti. Ci si apre così davanti un catalogo di imbarazzi, sogni erotici, ex fidanzate e commesse procaci, una sorta di bestiario sentimentale che funge da doppia guida nella vita di Victor e in quella del lettore. "Tutte le ossessioni di Victor" ci porta in maniera naturale a seguire il percorso del suo protagonista per trarre un bilancio anche della nostra vita erotica e amorosa: lo fa con leggerezza e umorismo e in modo per niente scontato. Noi come Victor cerchiamo molto spesso di ottenere dall'analisi dei dettagli che ci compongono - una somma di ricordi, esperienze e problemi - la panoramica della nostra esistenza, precisa quanto basta da farci capire chi siamo. Una ricerca che purtroppo spesso porta a un nulla di fatto, così nel fumetto come nella vita. Purtroppo il finale del graphic novel si appoggia sul facile refrain de "La vita è troppo complessa per essere compresa" e - sebbene riesca a chiudere in maniera un po' stanca la traccia tematica - non mi è sembrata essere la soluzione migliore per concludere il cammino del protagonista (e di conseguenza anche il nostro). 

A rappresentare il flusso di pensieri e ricordi di Victor, troviamo Pasquale "Squaz" Todisco (già autore in solitaria de "L'eredità - Ricette di famiglia"), particolarmente a suo agio nel raccontare il difficile dialogo tra mente e corpo. Squaz evoca demoni ultrapop (bambini dai sorrisi mostruosi, dolci post-atomici, occhi che spuntano dal petto) calandoli in un quotidiano che non li rende degli emarginati ma organismi perfettamente integrati nelle follie di ogni giorno. Squaz mostra anche un inedito talento nel racconto erotico, che forse meriterebbe un approfondimento per le tematiche e lo stile visivo che l'autore potrebbe apportare al genere. 

Nell'immagine finale del libro, Davide Calì e Squaz tirano in ballo anche il Woody Allen di "Amore e guerra", con la testa di Victor (quella che abbraccia tutte le più nobili aspirazioni: come poesia, filosofia...) che si separa dal corpo, con la consapevolezza che è proprio lui a essersi divertito di più durante tutta questa vita.


Matteo Contin

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