giovedì 19 giugno 2014

Vita dopo vita: le innumerevoli esistenze di Ursula Todd nell'Inghilterra dilaniata dal conflitto mondiale

Vita dopo vita
di Kate Atkinson
Editrice Nord, 2014

pp. 544
€ 18,60



«E se avessi la possibilità di rivivere più volte la tua vita, finchè non venisse come deve? Non sarebbe splendido?». 
 È l’11 Febbraio del 1910 quando, durante una tormenta di neve che rende impraticabili le strade della campagna inglese, Sylvie Todd dà alla luce una bambina, Ursula, assistita dal personale della sua elegante casa. Lo spesso strato di neve che ha ricoperto le strade rende impossibile per la levatrice o il dottor Fellowes recarsi a Fox Corner per prestare aiuto in un parto che fin da principio si annuncia difficile e la piccola Ursula, con il cordone ombelicale stretto intorno alla gola, dopo pochi istanti di vita smette di respirare. Il cuore insegue un battito che non arriva, le tenebre la accolgono. E se non fosse così? Se la piccola Ursula riuscisse in qualche modo a tornare indietro, a sopravvivere ad una morte prematura?
Kate Atkinson, autrice inglese celebrata da pubblico e critica, con Life after life immagina le mille vite di Ursula Todd, a partire da quel freddo 11 febbraio in un continuo «tornare indietro e ricominciare» tra incubi e déjà vu che determinano non solo il proprio destino ma anche quello delle persone a lei care, in una sorta di avanti e indietro nel tempo dove un cambiamento apparentemente insignificante può avere conseguenze enormi, mentre la giovane sempre più consapevole della sua particolare condizione cerca di realizzare la vita alla quale è realmente destinata.
Una trama decisamente non lineare, spesso intricata, in un continuo dialogo tra presente e passato, che l’autrice costruisce con straordinaria maestria e giocando con la vita di Ursula ci pone davanti ad uno dei maggiori interrogativi della Storia: cosa sarebbe il Novecento se Hitler non avesse potuto attuare il proprio terribile piano? E insieme alla storia di molti, Atkinson riflette anche sulla storia del singolo, immaginando come le scelte e il destino di Ursula si ripercuotano su sé stessa e le vite di chi le sta accanto. Un romanzo intricato, che attraverso le numerose esistenze di Ursula ripercorre una delle pagine più buie del Novecento, restituendo una vivida fotografia della vita prima e durante il secondo conflitto mondiale, visto da angolazioni diverse ma sempre egualmente tragico e violento.

Ursula, bambina poi adolescente e infine donna, vive e muore molteplici vite di cui pare –almeno in parte e almeno in certi momenti- avere memoria, sotto forma di déjà vu e sensazioni spesso spiacevoli che lasciano sconcertate le persone a lei care e turbano lei stessa profondamente:
 “Hai un’immaginazione molto vivida Ursula.” Ursula non sapeva se quello fosse un complimento o no, ma di sicuro era vero che spesso confondeva ciò che era reale con ciò che non lo era. E la terribile paura – il pauroso terrore- che portava dentro di sé. La landa nera che c’era in lei. […] E certe volte, per giunta, sapeva che cosa stava per dire una persona prima ancora che lo dicesse, o quale banale accadimento fosse in procinto di verificarsi – un piatto sfuggito di mano, una mela lanciata sul vetro di una serra- come se quelle cose fossero già accadute molte volte. Parole e frasi che facevano eco a se stesse, perfetti estranei che apparivano come vecchie conoscenze. 
 Intorno a lei – una Ursula sempre nuova e sorprendente- un corollario di personaggi che via via andiamo scoprendo, alcuni tratteggiati sommariamente altri invece più profondamente delineati, tra capisaldi nelle innumerevoli vite della giovane Todd e altri uomini e donne di passaggio per il tempo di un’esistenza soltanto. Al centro, la famiglia Todd tutta: il padre, Hugh, capofamiglia affettuoso (per quanto lo possa essere un padre inglese di una precisa classe sociale ad inizio novecento) poco incline alla condanna, profondamente legato alla piccola Ursula, l’orsacchiotta da coccolare e proteggere; Sylvie, madre e moglie volubile e scostante, sarcastica e malinconica, spesso dura e incapace di empatia verso Ursula; Izzie, l’eccentrica, spregiudicata, folle e giovane zia, scandalosa e ribelle ma con cui la giovane nipote stringe un legame solido vita dopo vita ed è proprio in lei che troverà, in occasioni diverse, un’alleata fedele; i fratelli, Maurice (il maggiore, prepotente e arrivista, quasi estraneo alla sua stessa famiglia), Jimmy e Teddy i più giovani e innocenti da tutti benvoluti, e Pamela la sorella maggiore di Ursula, fin da bambine punto di riferimento e sorta di sostituto di una figura materna spesso scostante.
E insieme alla famiglia – i cui tratti caratteriali dominanti restano quasi sempre gli stessi nelle vite che via via si succedono, cambiando però situazioni e destini - altre comparse più o meno significative nel mondo dei Todd: Bridget, la giovane serva irlandese, ingenua e ignorante, sempre pronta ad innamorarsi del gentile giovanotto di turno da cui inevitabilmente resta delusa, Mrs Glover la cuoca/governante dalla cucina improbabile e dal carattere fiero cui nemmeno Mr Todd sembra capace di opporsi, e amiche, compagne di giochi o d’avventura che si affiancano ad Ursula nella sua scoperta di sé, del mondo e dell’amore. Le vite della giovane Todd sono ricchissime di personaggi familiari e nuove comparse che si intrecciano all’esistenza che di volta in volta ha scelto di vivere, sono amanti e giovani innamorati, uomini malvagi e violenti, donne forti e materne, giovani martiri e profughi vittime della guerra.
Nelle vite che si succedono impariamo a conoscere e ad affezionarci ad alcuni di essi, nei confronti di altri proviamo odio o semplice antipatia e li lasciamo all’oblio del passato senza troppo rimpianto. Ma vita dopo vita i pericoli che Ursula si trova ad affrontare la mettono duramente alla prova e insieme ai giorni bui della Storia sono le piccole casualità dell’esistenza e le scelte personali a determinarne il destino: un’adolescenza brutalmente segnata dalla violenza scatenerà infatti una serie di eventi e decisioni che porteranno Ursula, in quella vita, verso la rovina in una spirale autodistruttiva da cui è impossibile salvarsi; ma se – uno dei famigliari se di questa storia- quell’atto orribile non fosse avvenuto, se una giornata di festa non fosse stata turbata, l’innocenza di una giovane sedicenne sarebbe rimasta intatta e un futuro ben diverso – ma non necessariamente libero da pericoli mortali- l’avrebbe attesa. Tuttavia, è la guerra l’evento più difficile da controllare, i cui effetti si insinuano in un modo o nell’altro in ogni vita di Ursula e che solo un gesto estremo potrebbe davvero cambiare, segnando non solo il destino della famiglia Todd ma anche quello di milioni di individui. Che si trovi in Inghilterra al servizio della nazione, nelle strade di Londra volontaria alla ricerca di vite da salvare o perfino nella nemica Germania, senza via di fuga e disperata, Ursula vive come tutti l’incubo della seconda Guerra Mondiale. E la descrizione che Atkinson ci restituisce del quotidiano sconvolto dalla violenza, le privazioni, l’apprensione per i propri cari e la morte che è ovunque ad ogni angolo di strada, in ogni pensiero e timore, è probabilmente uno degli elementi più sorprendenti, allo stesso tempo vividi e poetici di questo romanzo straordinario. Costantemente in bilico tra orrore e poesia, l’Inghilterra costretta sotto le bombe è così reale e magnifica nella sua sofferenza da restare impressa indelebilmente nella mente del lettore e capace di elevarsi da sfondo storico a protagonista nel susseguirsi delle vite di Ursula.

Quasi un documento della quotidianità stravolta in tempo di guerra, pagina dopo pagina e vita dopo vita siamo nelle strade devastate, tra i crateri lasciati dalle bombe, gli edifici distrutti; sentiamo le sirene del coprifuoco, quelle dei soccorsi, osserviamo il frenetico operare di pompieri e volontari alla ricerca di superstiti da salvare e morti a cui dare identità e degna sepoltura; ci lasciamo alle spalle la città in rovina e assistiamo ai mutamente che la guerra ha imposto anche alla campagna, alla tranquilla Fox Corner, dove nemmeno un’altezzosa signora della buona società è capace di rimanere indifferente di fronte all’orrore e alle richieste di aiuto e si reinventa accogliendo profughi e confezionando indumenti e coperte. Stranamente è proprio Hugh a rimanere più sullo sfondo in questi anni di sforzo bellico – pur lavorando ovviamente per il suo paese, ma meno pronto a commentare il difficile momento storico rispetto ad altri membri della famiglia Todd-, probabilmente gli orrori vissuti durante la Grande Guerra sono sufficienti per un’intera vita e l’apprensione paterna è tutta rivolta ai propri figli, ognuno di loro a suo modo coinvolto nel conflitto. E se una madre come Pamela non personalmente allo sforzo bellico, le sue schiette opinioni sulla follia omicida di Hitler sono la coscienza di quella Ursula disgraziatamente divenuta cittadina tedesca e ammessa nella cerchia più intima delle frequentazioni del Führer. La guerra non risparmia nessuno, tocca profondamente anche la famiglia Todd, ma forse c’è per Ursula ancora modo di tornare indietro dalle tenebre e ricominciare da capo, questa volta più consapevole e decisa a cambiare non soltanto la propria vita e quella dei suoi cari ma il corso della Storia.

 Se la guerra - e molte delle sue implicazioni- è uno dei temi portanti, in un romanzo di tale portata i piani di lettura sono inevitabilmente molteplici. Una costante nel susseguirsi delle vite di Ursula è senza dubbio il profondo e spesso complesso rapporto con la famiglia, in cui l’affetto per Pamela e i fratelli più giovani è così forte da farle compiere in alcuni casi scelte estreme pur di proteggerli. E laddove il legame con Sylvie appare scostante ed è difficile per madre e figlia comprendersi fino in fondo, le figure materne o affettuose non mancano del tutto nel cuore di Ursula, siano la sicurezza e l’affetto incarnati dal padre o un porto sicuro nei momenti più difficili proprio in quella spregiudicata giovane zia. La stessa Ursula vita dopo vita si reinventa figlia, compagna, moglie, amica, perfino madre per un’unica tragica esistenza. A sfondo di esistenze innumerevoli, la città e la natura, quest’ultima quasi un’Arcadia perduta di cui la vita rigogliosa e semplice dominata da cicli vitali che si ripetono sempre uguali contrasta fortemente con l’orrore della guerra, la grigia città e le sue solitudini, la malinconia di una donna lontana da quei luoghi familiari e dagli affetti. Sono pagine estremamente poetiche che Atkinson dedica alla descrizione della campagna e alla sua evocazione nella mente di Ursula:
 Trovò Frieda in preda a deliri intermittenti. Si stese accanto a lei, sul materasso posato per terra. Accarezzandole i capelli umidicci, le parlò a bassa voce, raccontandole di un altro mondo: quello delle campanule che a primavera sbocciavano nei boschi vicini a Fox Corner, dei fiori che crescevano nel prato al di là del bosco ceduo: lino, delfinio, ranuncolo, papavero, licnide rossa e margherita. Le parlò della fragranza dell’erba appena tagliata in estate in un prato inglese, del profumo delle rose di Sylvie, del sapore dolciastro delle mele del frutteto. Le parlò delle querce del vialetto, degli alberi di tasso nel cimitero, del sicomoro nel giardino di Fox Corner. Le parlò delle volpi, dei conigli, dei fagiani, delle lepri, delle mucche e dei grandi cavalli da tiro. Del sole che spargeva i suoi deliziosi raggi sui campi di grano e sui pascoli, del fischio del merlo, del trillo dell’allodola, del tubare delle colombe, del verso del gufo nella notte. 
 In una tensione narrativa costruita ad arte, Atkinson inchioda il lettore con colpi di scena e scenari imprevisti che via via si dispiegano mentre Ursula cerca il proprio posto in un mondo caotico e spesso brutale, viaggio di formazione poco ortodosso ma in cui lo scopo è anche in questo caso conoscere sé stessi, diventare adulti, trovare la propria strada. Tra Bildungsroman e saga famigliare, Vita dopo vita è anche un romanzo attraversato da una profonda vena femminista: popolano la storia donne ferite e umiliate, confuse e spaventate, ma anche profondamente decise a non lasciarsi sopraffare dalla violenza dell’uomo ed esercitare in tutti i modi possibili il loro diritto all’autodeterminazione. Sono donne estremamente diverse tra loro – e per Ursula di volta in volta almeno a tratti diverse perfino da sé stessa- ma che soprattutto nella giovane protagonista e nell’esuberante zia Izzie incarnano un ideale femminile moderno che contrasta con il perbenismo borghese del tempo in cui la storia è ambientata, una morale con cui si scontrano e da cui possono essere sconfitte. Inevitabile che per donne alla ricerca della propria identità come Ursula ed Izzie, anche i sentimenti siano vissuti in modo poco convenzionale e il sesso – quando non è brutale- viene vissuto liberamente, non sempre legato ad un affetto profondo ma più spesso mezzo per allontanare la solitudine e la sofferenza del tempo di guerra, un istante di luce nelle difficoltà della vita.

È un mondo in cui la violenza sembra trovare sempre il modo di insinuarsi, anche prima della guerra; perfino in quella campagna idilliaca nelle vite di giovani innocenti il male corrompe per sempre. Che sia un oscuro straniero di passaggio o un giovane rampollo, l’Arcadia perfetta ancor prima della guerra è turbata dalla violenza e dalla crudeltà dell’uomo e sembra impossibile superare il trauma: 
Ma chi avrebbe mai immaginato che una cosa del genere, nella realtà, fosse tanto squallida e sanguinolenta? Howie doveva aver percepito qualcosa in lei, qualcosa di impuro, di cui nemmeno Ursula era al corrente. Prima di rinchiudere quell’episodio nell’armadietto, l’aveva riesaminato più e più volte, cercando di capire in che modo la colpa fosse stata sua. Doveva esserci qualcosa scritto sulla sua pelle, sul suo viso, che alcuni sapevano leggere e altri no. È la sofferenza di un’innocenza violentemente rubata, ma è anche il lacerante dolore di un ragazzino messo di fronte alla malvagità che lo circonda: […] Teddy era sconvolto ugualmente. Per intere settimane non parlò. E, quando finalmente parlò, fu per dire che gli era stata tagliata via l’anima. 
 Eppure, nonostante la guerra, il dolore, le vite spezzate e il continuo tormento di Ursula tra delirio e consapevolezza, Atkinson costruisce un romanzo in cui la speranza nonostante tutto sopravvive: alla Storia, alle scelte sbagliate, alla morte, alle esistenze bruscamente interrotte; è quella linfa che scorre nelle vene di Ursula, che costantemente si interroga sul proprio destino, su quanto sia possibile modificarne il corso, sulla predeterminazione e la reincarnazione. È davvero in grado di morire e tornare indietro per cambiare la propria vita e quelle delle persone che la circondano o è solo un complicato delirio di cui è vittima? Se fosse stata capace di viaggiare nel tempo e cercare un amante nel passato, avrebbe scelto John Donne. Non Keats, perché la consapevolezza della sua morte prematura avrebbe dato alla loro relazione una tinta squallida. Il problema dei viaggi nel tempo, a parte l’ovvia impossibilità, era proprio quello: la prescienza degli eventi l’avrebbe trasformata in una Cassandra, profetessa di sventure. Il tempo scorreva implacabile in una sola direzione, si poteva andare soltanto in avanti, per faticoso che fosse. Pagina dopo pagina scopriamo le mille vite di Ursula Todd e in altrettanti modi differenti ci affezioniamo a lei e alle persone che la circondano, soffrendo un poco ogni volta che le tenebre si addensano. Fino all’ultima pagina, all’ultima inaspettata svolta, ansiosi di carpire il segreto e scoprire quale alla fine sia la vera identità di Ursula.

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