martedì 25 marzo 2014

Con una "efferata trilogia" Angelo Ricci rende omaggio al postmodernismo

La parte di niente
La parte di niente II. La parte degli scrittori

di Angelo Ricci
Errant Editions, 2013

"Ombre dal tremore sensuale danzano nelle tenebre che avvolgono come una mater luciferina le pupille di Borges, il grande aedo argentino.Grida di battaglia si materializzano dalle fauci infuocate di guerrieri che si prostrano di fronte alla ricompensa eterna del Walhalla. Rune misteriche si fondono in un amplesso di calda carnalità insieme a profili essenziali di scribi assisi in piazze di geometriche città che ospitano mastabe sumere.Destini definitivi, giocati e persi in lotterie sataniche, diluiscono il tempo che scorre in labirinti estremi, dove ripugnanti esseri metà uomini e metà demoni stuprano fanciulle profumate.Mappe di territori abitati da belve che prevedono il futuro e compongono domande senza risposta alcuna ammantano e coprono, scurendolo senza possibilità di salvezza, l’intero orbe terraqueo..."
Basta leggere poche righe de "La parte di niente" per sentirsi immersi nelle suggestioni postmoderne che spesso caratterizzano gli scritti di Angelo Ricci e che con evidenza lo hanno ispirato in vari suoi scritti. Questi due ebook - "La parte di niente" e "La parte di niente II. La parte degli scrittori" - che assieme all'ultimo di prossima uscita, andranno a comporre una "efferata trilogia" (come lo stesso autore l'ha definita), sono piccoli scrigni preziosi che racchiudono le migliori caratteristiche della letteratura a cui intendono fare omaggio.

Ma prima di tutto sono un evidente tributo a Roberto Bolaño.
Certo, per apprezzare i due scritti occorre avere le basi necessarie a riconoscere le tante citazioni e i sottili riferimenti non solo letterari ma anche cinematografici, e per districarsi nel girotondo di personaggi presi a prestito dal reale o dalla fantasia di altri scrittori a loro volta qui citati, come De Lillo, Moresco, Borges.
Come una sorta di "Bignami" del postmoderno ne possiamo individuare, tra le righe, le caratteristiche salienti: narrazione frammentaria, simulazione e dissimulazione della realtà care a Philip K. Dick, la scrittura labitintica e complessa di Pynchon, il male come elemento caratterizzante di tutta la realtà che si ritrova continuamente nelle opere di Bolaño.
Così che autori e trame diventano un unico coacervo inestricabile che dà corpo allo scrittore unico, idealizzato da Ricci che arriva a citare persino se stesso.
È la Bisanzio dell'editoria, bellezza.

Carla Casazza