lunedì 3 febbraio 2014

Nord e Sud: conflittualità sociale e percorso di formazione nell'Inghilterra vittoriana di Elizabeth Gaskell



Nord e Sud
di Elizabeth Gaskell
Jo March, 2013

1^ edizione: 1854-1855


Nel settembre del 1854, nel pieno della straordinaria stagione vittoriana, la celebre rivista di Dickens Household Words ospita la prima parte di un nuovo lavoro di Elizabeth Gaskell che uscirà a puntate fino al gennaio dell’anno seguente, per divenire infine romanzo a stampa. Quello che nelle intenzioni dell’autrice doveva intitolarsi “Margaret Hale” dal nome della protagonista della vicenda e secondo una progetto ideale che lo assimila agli altri lavori precedenti della Gaskell (Mary Barton e Ruth), viene invece presentato per volere dell’editore come North and South ad indicare fin dal titolo un’opposizione tra mondi, culture e tradizioni ben noti al pubblico del tempo. 
L’autrice del romanzo è stata una delle interpreti femminili più interessanti del periodo mid Victorian, capace di dare voce ad un momento estremamente complesso e transitorio di una società moderna di fronte alle trasformazioni sociali, politiche ed economiche conseguenti alla rivoluzione industriale. 

In quello che è forse il più celebre romanzo della Gaskell, Mary Barton, l’autrice si concentrava sulle problematiche di questo nuovo mondo, nello specifico sulla classe operaia e la miseria della vita nelle città industriali; ma North and South, dietro l’apparente semplicità della storia costruita nella tradizionale forma del Bildungroman con l’eroina che attraverso una serie di avventure compie il suo percorso di formazione per diventare infine adulta e trovare il proprio posto nel mondo (generalmente concludendosi con l’happy ending del buon matrimonio borghese) un mondo certo assai più complesso rispetto a prima, cela un sostrato di riflessioni e spunti molto interessanti sul contesto storico sociale del periodo, che è in fondo l’elemento davvero notevole del romanzo. 

Ciò che stupisce nella storia editoriale di North and South è il fatto che l’opera di un’autrice assai nota nel mondo anglosassone come la Gaskell sia stata tradotta in italiano solo un paio di anni fa, ancora una volta grazie al lavoro della piccola casa editrice Jo March che proprio con questo romanzo ha inaugurato la collana Atlantide con lo scopo di «riempire i tasselli mancanti di un continente letterario sommerso». Se il compito primario delle case editrici indipendenti è quindi quello di andare alla ricerca di piccoli tesori passati e presenti, questa casa editrice (e agenzia letteraria) di Perugia sta senza dubbio riuscendo nell’intento. 

Ma torniamo al romanzo della Gaskell: la narrazione si apre tra la buona società di Londra (e qui si chiuderà, secondo una costruzione circolare che rende ancor più completo il percorso di formazione della protagonista), dove l’eroina della storia Margaret Hale, ormai stanca delle rigide convenzioni del mondo ad Harley Street, freme nell’attesa di fare finalmente ritorno alla propria casa ad Helstone, a quella vita semplice e più libera immersa nella natura. Ma pochi giorni dopo il suo felice rientro a casa, Margaret apprende dal padre la drastica decisione presa: Mr Hale, dopo lunga riflessione, è infatti determinato a lasciare dopo tanti anni la carica di predicatore (non per mancanza di fede ma perché sente di non poter essere più un uomo di Chiesa) ma soprattutto ad abbandonare per sempre quegli amati luoghi per trasferirsi al Nord, nella città industriale di Milton (ispirata a Manchester) su suggerimento di una vecchia conoscenza, l’amico e compagno di Oxford Mr Bell, dove intende assumere il ruolo di precettore privato. La drammatica scelta di Mr Hale (che rispecchia la reale vicenda biografica dell’autrice, il cui padre predicatore della Chiesa unitariana aveva abbandonato il ruolo di predicatore trasferendo poi i Gaskell a Londra) stravolge la famiglia che di lì a poco si ritrova in un mondo urbano completamente diverso da ciò cui era abituata. Margaret nonostante la giovane età assume il ruolo di organizzatrice di questo grande cambiamento cui la madre sembra incapace di adattarsi e il padre, troppo debole per preoccuparsi del turbamento dei propri cari; il primo impatto con la città è senza dubbio molto critico, preannuncio di una nuova vita cui sarà davvero molto arduo abituarsi. La nube di smog, il rumore incessante, la folla di persone per le strade, le costruzioni una di fianco all’altra, colpiscono molto la ragazza:
Già parecchie miglia prima di raggiungere Milton, iniziarono a vedere una nube plumbea che incombeva sull’orizzonte. […] Più vicino alla città l’aria aveva un sapore indistinto e odorava di fumo: forse, dopotutto, era dovuto alla perdita della fragranza dell’erba e della vegetazione, più che a un qualche sapore e odore reali. […] Come chiocce tra i loro pulcini, qua e là si ergevano grandi fabbriche, edifici rettangolari con grandi finestre che emettevano sbuffi di fumo “non parlamentare”, in una quantità tale che Margaret li aveva scambiati per quella nube che preannunciava la pioggia. […] I marciapiedi erano gremiti di gente, la maggior parte indossava abiti di buona qualità in quanto a tessuto, ma sciatti e informi quanto a fattura, il che colpì Margaret perché differente dal modo di vestire logoro e consunto di una classe simile a Londra.
Una realtà che tuttavia gli Hale devono affrontare; si stabiliscono quindi in una casa piuttosto modesta che Margaret si da da fare per rendere il più confortevole possibile. Di lì a poco stringono i primi contatti con quel mondo estraneo, fin dal primo momento rendendo evidente il contrasto tra Nord e Sud che caratterizza tutto il romanzo: il primo a stabilire un rapporto con la famiglia Hale è Mr Thornton, un giovane industriale che solo grazie alle proprie forze è riuscito a costruirsi una posizione rispettabile in città e ora desideroso di ampliare la propria cultura umanistica grazie agli insegnamenti di Mr Hale con il quale costruisce un rapporto che presto si trasforma da allievo-insegnante in amicizia sincera; poco dopo è la famiglia dell’operaio Higgins ad entrare nel piccolo mondo dei nuovi arrivati in città e Margaret stringe amicizia con la fragile figlia del burbero Nicholas, Bessy, da tempo malata a causa della lanugine respirata in fabbrica. Se Mr Hale e la figlia cercano in qualche modo di adattarsi alla vita di città, nella signora Hale è presto evidente il segno della malattia che da tempo l’ha colpita (aggravata probabilmente dallo stress del cambiamento e dalle condizioni insalubri dell’ambiente in cui si ritrova) e che di lì a poco si aggraverà irrimediabilmente. Nel tentativo di dare conforto alla madre, Margaret dopo essere riuscita a svelare il mistero di famiglia sull’esilio del fratello maggiore Frederick in seguito ad un ammutinamento, convince il figlio prediletto a fare ritorno in patria in gran segreto per accorrere al capezzale della madre dando via ad una serie di eventi incontrollabili. Frattanto, alle preoccupazioni personali si aggiungono le tensioni sociali che stanno investendo la città in seguito allo sciopero prolungato che il sindacato degli operai ha messo in atto e alla decisione dei padroni di importare manodopera irlandese, che rischia di esplodere in una rivolta aperta nel mezzo della quale Margaret finisce per ritrovarsi coinvolta. Inevitabile si manifesta anche il sentimento amoroso di Mr Thornton nei confronti di Margaret, i cui sviluppi si intrecciano al viaggio di scoperta di sé e del mondo che la ragazza si trova ad affrontare in questi anni a Milton, carichi di eventi drammatici, affetti perduti, stravolgimenti, partenze e ritorni. Al lettore il piacere di scoprire tutti i risvolti della trama, senza dubbio avvincente e davvero godibile, ma che da sola non sarebbe sufficiente a spiegare i motivi del successo di un romanzo come questo; come si è detto è infatti lo sfondo storico sociale con tutte le sue implicazioni sulla vicenda a rendere Nord e Sud uno dei romanzi industriali più interessanti dell’epoca vittoriana, di cui riesce a catturare contraddittorietà, conflitti, crisi e paure del mondo borghese di fronte alla nuova società che si era andata delineando. 

Un momento storico ricchissimo dal punto di vista della produzione culturale che vede finalmente l’egemonia del genere romanzo (o per meglio dire nel panorama anglosassone del novel contrapposto al romance) di cui se ne intuiscono le potenzialità al di là del semplice intrattenimento come mezzo ideale per la rappresentazione polemica e critica del mondo borghese, specchio di paure e vizi dell’uomo moderno teso alla ricerca del profitto e del proprio personale tornaconto nella generale visione utilitaristica che caratterizza questi anni e il dibattito sull’economia e la filosofia liberale che pervade anche il romanzo. 
Il romanzo borghese, e il sottogenere industriale a cui possiamo ricondurre anche l’opera della Gaskell, cerca di contrastare l’impulso individualista dando spazio alla rappresentazione di altre qualità dell’uomo contrapposte all’egoismo che imperversa. Ecco quindi il ruolo mediatrice di Margaret, che forte del potere morale attribuito alla donna vittoriana (contrapposto purtroppo alla totale dipendenza economica dall’uomo, secondo il principio della divisione tra le due sfere: sfera del mondo nella quale si muovono gli uomini e sfera domestica/morale di competenza femminile) si assurge al ruolo di mediatrice del conflitto: sociale (è grazie e per colpa di Margaret che i due mondi si incontrano, nel bene e nel male), culturale (due mondi diversi, il Nord industriale e il Sud rurale si intrecciano e l’eroina con il tempo riesce a comprenderne appieno il vero significato profondo, limiti e punti di forza, oltre la visione soggettiva). In questa visione è chiaro come per Margaret sia possibile trovare una soluzione pacifica al conflitto sociale pronto ad esplodere e alla ribellione, semplicemente mediante il dialogo tra le parti, in un romanzo in cui la conflittualità investe non solo le opposizioni operai/padroni, donne/uomini, ma coinvolge anche la middle class (Mr Hale e la questione della coscienza religiosa, Frederick e le motivazioni che lo hanno spinto all’ammutinamento), e che sembra essere quindi una delle tematiche centrali dell’opera. Un dialogo che a volte risulta quasi impossibile, tante sono le differenze culturali, di genere, sociali, o caratteriali: Margaret e Mr Thornton che come Elizabeth e Mr Darcy provano una certa antipatia iniziale (e sulle similitudini e differenze tra l’opera della Gaskell e Orgoglio e Pregiudizio varrebbe la pena soffermarsi in altra sede, per le molte implicazioni e le numerose riflessioni critiche che vi sono state negli anni) dovuta a caratteri e formazioni tanto diversi da rendere difficile comprendersi; ancora Thornton e in generale i masters con i propri operai, incapaci di aprirsi l’uno alla visione dell’altro (conflittualità che troverà poi una pacifica risposta nell’inaspettata amicizia tra Thornton e Higgins, proprio il più attivo sostenitore del sindacato) in un dialogo aperto; Mr Hale che nonostante lo sconvolgimento portato nelle vite di moglie e figlia rifiuta il dialogo che potrebbe portare al conflitto, scegliendo di lasciare alla giovane Margaret il compito di farsi portavoce delle proprie decisioni e di ogni risvolto pratico. Conflitti di classe o tra sessi, in linea con questa tendenza pacificatrice vengono quindi risolti, almeno nel romanzo della Gaskell, mediante la conoscenza e il dialogo, il compromesso (e alla fine anche ad un rovesciamento di ruoli che appiana alcune differenze), così da restituire la speranza nel lettore borghese di una possibilità di soluzione serena anche nel mondo reale. Altro punto interessante del romanzo, cui già si accennava, è la questione di gender: North and South, a differenza di altri romanzi inglesi e pamphlet del periodo che in qualche modo possono essere letti come precursori del proto femminismo di fine Ottocento del fenomeno delle New Women, non è un romanzo femminista in quanto l’elemento centrale risulta essere la questione sociale; ma si ascrive ugualmente al dibattito generale sui ruoli di uomini e donne nel mondo vittoriano, con la già citata questione della divisione delle sfere e il fondamentale ruolo morale delle donne nella società patriarcale. Come la più tradizionale donna borghese del tempo, Margaret è dotata di grande autodisciplina, capacità di sacrificio e disponibilità a farsi carico dei problemi della famiglia (e della società). Tuttavia, la nostra eroina si discosta anche per alcuni aspetti da questa immagine convenzionale: Margaret si muove infatti con una certa libertà nel mondo degli uomini, nello spazio urbano che gradualmente le diviene familiare e proseguendo nella storia personale di crescita e maturazione scopre sempre maggior sicurezza, libertà e potere in un certo senso, fino a trovare finalmente il proprio ruolo nella società. Certo questo suo avventurarsi fuori dal mondo domestico femminile non è –almeno inizialmente- privo di pericoli: alla stazione di Milton la ragazza e il fratello sono scoperti da un vecchio nemico che potrebbe compromettere la posizione di Frederick (sul suo capo pesa la pena capitale in seguito all’ammutinamento) e Margaret per proteggere lui e la propria posizione è costretta a mentire, ben consapevole del fatto che lo stesso Thornton li ha visti ed ignaro del legame di parentela che lega i due si scopre vittima della gelosia e del timore che l’oggetto del suo amore possa andare incontro alla vergogna; ma è soprattutto nella scena del riot fuori dalla casa di Thornton che l’eroina si trova esposta al pericolo più concreto, finendo perfino con l’essere colpita alla testa da un sasso (in realtà lanciato contro l’imprenditore). 

Come sottolinea anche Sally Shuttleworth nell’interessante prefazione all’edizione inglese di North and South (collana Oxford World’s Classic, edita da Oxford University Press), in tale circostanza il personaggio di Margaret dimostra una certa fisicità e un carattere passionale (con la conseguente vergogna quando tali passioni vengono dimostrate pubblicamente), in una sorta di combinazione di elementi del carattere maschile ad elementi invece del proprio sesso (e lo stesso discorso, ribaltato, può essere fatto a proposito ad esempio di Mr Hale che nel proprio carattere ha chiari tratti femminili). 
Infine, seppur ci siano ancora numerosissime considerazioni da fare su questo straordinario romanzo, vale la pena soffermarci brevemente su un elemento strutturale dell’opera della Gaskell, ossia l’uso peculiare di epigrafi poste in apertura di ogni capitolo: ognuna di esse è stata scelta con estrema cura tra brani di autori anonimi ed altri assai noti per il pubblico cui il romanzo era destinato (alcuni autori oggi passati in secondo piano, soprattutto fuori dal contesto culturale anglosassone) che in generale doveva essere in grado di comprendere i rimandi letterari e culturali di queste citazioni e dei vari riferimenti all’interno dell’opera; l’aspetto interessante di tali epigrafi è il loro significato rispetto al capitolo al quale sono riferite, di cui cioè indicano tematiche, sentimenti e vicende per similitudine o contrasto, in un gioco di lettura quindi che coinvolge ulteriormente il lettore. 
A voi perciò il piacere di riscoprire Elizabeth Gaskell una delle protagoniste della scena letteraria inglese di metà Ottocento, finalmente chiara e fresca anche nella sua traduzione italiana, con l’auspicio che il lavoro di recupero della casa editrice Jo March possa proseguire su questa strada e gettare nuova luce sul vasto panorama del romanzo borghese.

2 commenti:

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