mercoledì 11 dicembre 2013

Non è Barney ma gli somiglia

Joshua allora e oggi
(Joshua Then and Now)
di Mordecai Richler

Adelphi, 2013 (1980)
pp. 461


Quando mi è giunta notizia che dal catalogo Adelphi sarebbe apparso un altro romanzo di Mordecai Richler… be’ il pensiero è corso a quella stagione di grazia in cui scoprii e amai visceralmente uno dei personaggi più irriverenti della letteratura mondiale: Barney Panofsky. Ricordo quanto apprezzai le doti di un uomo che per tutto il libro, ispettori di polizia, figli, mogli, “amici”, indipendentisti del Quebec, per un verso o per un  altro deploravano. E io lì, a fare da contraltare a questi personaggi, a provare empatia totale per Barney, in attesa di un suo riscatto che, mi convincevo, da qualche parte doveva pur esserci. Finché Richler, strepitoso, questa rivincita non me la sbatté in faccia addirittura all’ultima riga, neanche all’ultima pagina! Tanto per fare capire che un romanzo con la R maiuscola riposa su un’immensa cura nella scrittura.
“Joshua allora e oggi”, uscito in Italia a ottobre, in realtà è del 1980, concepito molto prima de “La versione di Barney”. Eppure per chi ha letto quest’ultimo, o anche “Solomon Gursky è stato qui”, c’è un che di familiare, la cifra e la qualità di Richler serpeggiano tra le righe. Quindi, dormite tranquilli: qualcosa di barnesco troverete.
Ovviamente, c’è il rovescio della medaglia: ovvero che dal mio punto di vista Barney è inavvicinabile. Se il destino editoriale fosse andato per il verso giusto e avessimo potuto leggere in successione “Solomon Gursky è stato qui”, “Joshua allora e oggi” e “La versione di Barney” avremmo davvero conosciuto in un crescendo rossiniano tre protagonisti di statura notevole e colto il tentativo di plasmare da parte dello scrittore il personaggio perfetto. E il romanzo perfetto. Andando invece a ritroso, resta un paragone da cui i Gursky e gli Shapiro ne escono ridimensionati.
Accostiamoci a questo libro: Joshua Shapiro viene da una famiglia piuttosto povera, con una madre spogliarellista nota nella zona di St. Urbain Street e un padre ex promessa del pugilato canadese che si è ridotto a fare recupero crediti per un gangster locale. La specialità della casa è spezzare le dita ai morosi. Si parte dunque dall’infanzia in un quartiere di Montreal nei difficili anni Trenta e dalla singolare educazione ebraica offerta dai genitori. Già intorno alla seconda guerra mondiale, Joshua si dà da fare per raggiungere il suo obiettivo: diventare giornalista e magari andare in Europa a vedere cosa sta succedendo, un po’ tipo Hemingway. È affascinato dalla guerra civile spagnola, scriverà un libro sull’argomento che gli darà una certa notorietà, vive avventure specialmente a Londra e Ibiza e a una certa età riesce a coronare il sogno del giornalismo.
Pare che tutto vada per il verso giusto, anche perché Joshua finisce per sposare una sventola strepitosa, Pauline Hornby, figlia di un senatore canadese. Poi però la reputazione è messa a repentaglio da una serie di voci di natura omosessuale che circolano sul suo conto mentre la presenza disturbante dell’amica d’infanzia di Pauline, l’affascinante Jane Trimple, di suo marito, un ambiguo finanziere, e l’arrivo del fratello della moglie, Kevin, scardinano l’equilibrio mentale della consorte che rischia di ammattire in un ospedale psichiatrico e infine sparisce. Se vuole davvero capirci qualcosa, Joshua non potrà che tornare indietro con la memoria, ripercorrere le tappe della sua esistenza e affrontare i suoi fantasmi.
Insomma, Barney può benissimo essere il nipote di Joshua, la struttura del romanzo riecheggia fortemente “La versione”, nella migliore tradizione richleriana è un mosaico che via via si scompone e ricompone sotto gli occhi del lettore. Non è una trama lineare. Perché allora Joshua Shapiro resterà nella memoria nonostante l’ingombrante fardello del suo successore? Perché per quanto si comporti in maniera scorretta e spregiudicata, rimane sempre cosciente del livello di menzogna e assurdità che gli uomini sono in grado di raggiungere e non perde la capacità di sorprendersene. E questa, lo abbiamo capito ormai, per Richler è una forma di redenzione. Sarà la stessa Pauline, sull’orlo di una crisi di nervi, a dire al marito: «Tu ti sei rivelato più onesto di noi. Forse perché sei nuovo del gioco. Io invece vengo da una vecchia famiglia. Solide radici. Marcia fin nel midollo». È così che Joshua si salva dinanzi al tribunale dei nostri cuori, sempre alla ricerca non tanto di un eroe dei tempi moderni, palma che appartiene solo a Barney, ma per lo meno di un tipo disinvolto che sputtani con eleganza.

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