lunedì 21 ottobre 2013

#Youcrime: giallo e digitale al Corriere della Sera

Se non avete ancora avuto modo di conoscere #Youcrime, non avete espresso preferenze sui social e non avete monitorato le classifiche negli scorsi mesi non temete... potete ancora leggere i racconti in gara, raccolti nei quattro ebook.
Si, perché #Youcrime è un contest di co-publishing promosso da Rizzoli e dal Corriere della Sera nel quale 12 autori esordienti si sono sfidati scrivendo una crime story inedita. Gli scrittori non si sono misurati solo sul piano delle capacità narrative, ma anche e soprattutto su quello dell'autopromozione. In quanto esperimento di co-publishing, infatti, Rizzoli e Corriere hanno provveduto all'organizzazione, alla scelta degli autori, alla cura editoriale, alla pubblicazione, ma tutto il resto era affidato ai giallisti che dovevano dimostrare la loro capacità di muoversi in rete e sui social, di costruirsi una vetrina e di instaurare una relazione con i followers, veri giudici di una gara in cui la vittoria si misurava sulla base delle copie di ebook vendute e delle condivisioni che i lettori social addicted hanno fatto delle pagine-profilo degli autori su Facebook, Twitter e Google +.


Gli autori di #Youcrime non gareggiavano singolarmente: il bello del contest è che erano divisi in quattro squadre e hanno lavorato insieme alla promozione e alla comunicazione letteraria sulla rete.
Accanto agli autori esordienti, a firmare gli ebook ci hanno pensato quattro firme del giallo italiano: Sandrone Dazieri, Simone Sarasso, Enrico Pandiani e Paolo Roversi. 

Proprio loro hanno inaugurato la serata di giovedì 17 ottobre al Corriere della Sera, a Milano, raccontando al pubblico la loro esperienza #Youcrime, impressioni e riflessioni su questo originale esperimento che li ha coinvolti. Pandiani ha confessato che questa è stata la sua prima esperienza digital, un'occasione unica per scrivere mettendosi in gioco e confrontandosi con altri giallisti.
Minor sorpresa per Sandrone Dazieri, abituato a navigare e a postare sui social network (lo trovate su Twitter con l'account @sandronedazieri) che ha condiviso con noi quanto sia diventato difficile per lo scrittore isolarsi svincolando la propria scrittura dalla rete e dalla connessione social. Anche Simone Sarasso (a cui potete scrivere su Twitter all'accont @Simone_Sarasso) ha posto l'accento sulla condivisione: non solo quella social, ma anche quella tra gli autori del contest, una competizione in cui gli scrittori sono stati chiamati a fare squadra e a confrontarsi costantemente gli uni con gli altri.
Last but not least, Paolo Roversi (su Twitter con @paoloroversi), il quale si è definito "il più nerd della compagnia", abituato a interagire sempre con i lettori grazie al suo blog e ai social media.
I quattro scrittori sono stati chiamati a dirci qual è l'impatto del digitale sulla scrittura delle crime stories.
"Difficile pensare di scrivere senza il supporto di internet. Ci si sente un po' nudi", ha rivelato Pandiani, seguito da Dazieri che usa la rete come prezioso strumento di ricerca delle fonti ma rivendica l'invenzione come base imprescindibile dell'attività letteraria.
"Se non trovo il nome esatto di un veleno, me lo invento", ci ha raccontato divertito.
Anche Sarasso si serve di internet come strumento di ricerca bibliografica e ha ricordato quella volta in cui cercava libri che raccontassero la New York degli anni Venti e sono stati i lettori di Fb a consigliarglieli. Quanti problemi risolve la rete!
E, infine, Roversi ci ha raccontato che preferisce scrivere e riscrivere a mano ma adora gli strumenti informatici come Dropbox ed Evernote che consentono agli autori di avere sempre tutte le storie disponibili su diversi supporti.
Il digitale dunque è fonte di soli benefici? Beh,  non proprio. I giallisti erano concordi sul fatto che l'essere sempre connessi porta a produrre una mole talvolta eccessiva di testo scritto: "Scriviamo troppo e tendiamo a non buttare via niente", ha lamentato Roversi, aggiungendo "Márquez ha detto che se avesse avuto il pc avrebbe scritto Cent'anni di solitudine mille volte meglio. Sarà poi vero?"

Dopo gli scrittori, è stata la volta dei giornalisti e degli editori. Daniele Manca, Vicedirettore del Corriere della Sera, si è dichiarato molto soddisfatto per la riuscita dell'esperimento #Youcrime: "Condividere le scelte con i lettori è confortante, stimolante e interessante. La rete sta simulando quello che facevano i giornali nel '700: formare l'opinione pubblica". Il Corriere d'altronde non è estraneo a questo tipo di logiche ormai; lo confermano iniziative come "La ventisettesima ora", "Una mamma imperfetta", "Gli incipit dei lettori" inviati a La Lettura. "Il Corriere della Sera è un'esperienza di co-publishing permanente", ha concluso Manca.
Poi è stata la volta di Michele Rossi, responsabile della narrativa italiana Rizzoli, che ha sottolineato l'importanza del ruolo della rete per la ricerca di idee e talenti ma ha aggiunto che da sola certamente non basta, ribadendo la centralità della figura dell'editore nella costruzione di un catalogo coerente e dalla forte impronta progettuale.
Ha concluso la tavola rotonda Marcello Vena, Director del Digital Business di Rizzoli, che ha definito ulteriormente il concetto di co-publishing, accennato alle forme ibride e sperimentali dell'editoria digitale e ha proposto una riflessione sul rapporto tra il digitale nel mondo libro e quello nel mondo giornalistico. 

L'incontro si è concluso con l'annuncio e la premiazione del vincitore di #YouCrime: Gabriele Santoni che ha partecipato al contest con il racconto Morire due volte, come membro del team Karima. Santoni avrà la possibilità di pubblicare nel 2014 un romanzo inedito con Rizzoli First, il marchio editoriale digital first di Rizzoli Libri.
A chi volesse sapere di più sugli ebook e sui racconti, ricordiamo che è possibile acquistarli su diverse piattaforme e che qui potete trovare tutte le informazioni sul contest.
Mentre percorrevo via Solferino diretta a casa riflettevo sull'evoluzione della scrittura e della lettura digitali. Sebbene le statistiche sottolineino un consistente ritardo rispetto ad altri paesi, anche in Italia ci sono interessanti forme di sperimentazione all'insegna dell'interazione, della condivisione e dell'engagement dei lettori. Non resta che guardarle con attenzione e curiosità.





Claudia Consoli

1 commenti:

Alessio Piras

A leggere chi c'è dietro mi sembra un'operazione commerciale allo stato puro, messa in piedi da un editore e un quotidiano conservatori in piena crisi. Che il mercato dia loro ragione, è un altro paio di maniche. Ma che non ci vengano a raccontare che il Corsera è un'eperienza di co-pubblishing continua perché si tratta del salotto buono e più chiuso di Milano.