venerdì 7 giugno 2013

La sovrana lettrice di Alan Bennett

La sovrana lettrice
di Alan Bennett

Adelphi, 2007

pp. 95
€ 8,00


Alan Bennett è uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e attore britannico. Se non lo conoscete ancora, date un’occhiata al catalogo di Adelphi nel quale, dal 1996, hanno fatto la loro comparsa le sue opere, pregevolmente tradotte. Scoprirete un mondo letterario costruito sulla finezza dell’umorismo, quello vero, intelligente, di marca britannica che prende corpo in scoppiettanti dialoghi che – fidatevi! – vi troverete a rileggere più volte e nelle battute, sempre calibrate, con cui dà voce ai personaggi. De La sovrana lettrice mi ha subito incuriosita il titolo, enigmatico nella sua semplicità, accompagnato dalla foto in copertina, la Regina Elisabetta II che rientra a Buckingham Palace, l’espressione impenetrabile. La quarta presenta al lettore una storia insolita che ha per protagonista un personaggio a tutti noto – sebbene ancora vivente, oserei dire “storico” – colto nel vivo di una vicenda comune ma non per questo convenzionale. Arrivata quasi all’età di ottant’anni, la sovrana inglese scopre la lettura: questo è il cuore della trama. Piuttosto semplice no? Non fatevi ingannare, dietro c’è molto altro.
Per tutta la vita i libri l’hanno circondata, stipati nei polverosi scaffali delle biblioteche dei palazzi regali, ma lei non ha mai conosciuto il piacere della lettura:
Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri. Era un hobby e la natura del suo mandato non prevedeva hobby […] inoltre, leggere non era agire, e lei era una donna d’azione. [pp.11-12]
Lo scopre un giorno, per puro caso.
Fu tutta colpa dei cani. Di norma, dopo aver scorrazzato in giardino salivano da veri snob i gradini dell’ingresso principale, e generalmente li faceva entrare un valletto in livrea. E invece quel giorno, per qualche ragione, si precipitarono di nuovo giù dai gradini, girarono l’angolo e la regina li sentì abbaiare a squarciagola in uno dei cortili. [p.10]
I cani abbaiano a un furgone, “grande come quello dei traslochi”, parcheggiato di fronte alle cucine del palazzo. È la biblioteca circolante del distretto di Westminster; Sua Maestà non l’ha mai vista lì davanti e, dato il baccano provocato dai cani, sale gli scalini per andare a scusarsi. Conosce così il signor Hutchings, il bibliotecario, e un giovanotto bruttino dai capelli rossi, di nome Norman, che lavora nelle cucine del palazzo reale e divora libri. Vincendo la propria iniziale diffidenza, la regina chiede in prestito un libro, più per gentilezza che per reale interesse, ma da quel momento in poi tutto cambia. La sovrana, conquistata pagina dopo pagina dalla parola scritta e dalle narrazioni – le più diverse – che sceglie ogni settimana, chiede che il ragazzo “mingherlino e pel di carota” salga ai piani alti e lasci le cucine per diventare il suo personale assistente di lettura.
Quel che è più divertente è che l’irruzione dei libri nell’universo regale ha effetti di generale stravolgimento degli equilibri di palazzo. Spassosi i dialoghi tra la regina e il suo segretario privato, Sir Kevin Scatchard, “un diligentissimo neozelandese dal quale ci si aspettavano grandi cose”, uomo un po’limitato che vive con autentico terrore l’idea che la sovrana trascuri gli impegni di corte, le convenzioni e il protocollo per mettersi a fantasticare rapita dai libri.
«È importante» disse Sir Kevin « che Sua Maestà non perda di vista gli obiettivi».«Quando dice “non perdere di vista gli obiettivi”, Sir Kevin, immagino intenda stare sulla palla. Be’, dopo esserci stata per sessant’anni, penso di potermi guardare un po’ intorno». La regina si accorse di aver un po’ stiracchiato la metafora, ma tanto Sir Kevin non se n’era accorto. «Capisco» disse lui « Sua Maestà deve passare il tempo».«Passare il tempo?» esclamò la regina. «I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo, Sir Kevin; non so cosa darei per averne di più». [p. 28]
I timori di Sir Kevin non si rivelano infondati: di lì a poco la regina inizia a trovare sempre più noiose le incombenze regali, le uscite pubbliche, gli incontri con i sudditi.
Posava le prime pietre con meno slancio e se doveva varare una nave la mandava a scorrere giù per lo scalo senza tante cerimonie, come una barchetta su uno stagno; e intanto pensava al libro che l’aspettava. [p. 41]
Oltre a quelli con il segretario privato sono deliziosi i dialoghi con le dame di compagnia, il primo ministro, totalmente ignorante in fatto di letteratura, gli altri capi di stato. Sua Maestà, per esempio, mette terribilmente in imbarazzo il presidente francese chiedendo una sua opinione su Jean Genet durante un banchetto.
Ma quel che è grande nel romanzo di Bennett è la capacità di raccontare il cambiamento di prospettiva, la metamorfosi psicologica che i libri creano nella regina. Come se per decenni avesse guardato il mondo da un luogo buio e appartato, adesso è sopraffatta da un’estrema curiosità verso la vita in tutte le sue forme e verso l’uomo; si accorge che nei libri può trovare le risposte a quelle domande che non aveva avuto mai il coraggio di porre neanche a se stessa:
La regina non era mai stata espansiva; l’avevano educata a non esserlo, ma negli ultimi anni, in particolare dopo la morte della principessa Diana, sempre più spesso le veniva chiesto di esternare dei sentimenti che avrebbe preferito tenere per sé. All’epoca, però, non aveva ancora cominciato a leggere, e solo ora di rendeva conto di condividere con altri quelle difficoltà; per esempio con Cordelia. La regina scrisse sul taccuino: «Anche se Shakespeare non lo capisco sempre, quando Cordelia dice “non riesco a trarre il cuore in bocca” condivido appieno il suo sentimento. Il suo problema è anche il mio». [p. 66]
Di fronte ai libri, Sua Maestà è una donna come tante, piena di fragilità e di interrogativi e proprio i libri diventano la dimostrazione materiale del tempo sprecato a dedicarsi a riti ed etichette quando la vita era lì fuori – o meglio dentro un buon libro – ad aspettarla.
Inoltre, La sovrana lettrice non è solo un’incantevole storia di finzione che farà sorridere il lettore: tra le righe si addensa una riflessione sul senso e le pratiche della lettura, come se il romanzo contenesse un saggio che parla di tutti coloro che alla lettura si avvicinano per la prima volta, esplorandone difficoltà e reazioni, nel caso della regina quel totale rapimento che sembra sottrarla per un momento alla vita reale.
Bennett ci regala anche un libro che parla di libri e, leggendo le conversazioni tra Norman e la regina, si curiosa tra i volumi di un’ideale biblioteca: Cecil Beaton, Ivy Compton-Burnett, Nancy Mitford, George Eliot, Henry James, Joe Randolph Ackerley, Edward Morgan Forster, Philip Larkin, Ted Hughes, Dylan Thomas, Ian McEwan, Vikram Seth, Jane Austen, Thomas Hardy, Anthony Trollope… sono solo alcuni degli scrittori che fanno la loro comparsa tra le pagine del libro. Sarebbe bello poter chiedere ad Alan Bennet come ha scelto gli scrittori da far leggere alla sua regina. Magari scopriremmo che la biblioteca di Sua Maestà è ispirata a quella dell’autore stesso e il libro diventerebbe il luogo in cui si intrecciano molteplici linee e gusti letterari.
L’assoluta scorrevolezza della scrittura - che si traduce in estremo piacere di lettura – non fa de La sovrana lettrice un libro “semplice”. In sole cento pagine Bennett ci regala il ritratto di una regina dalla personalità molto articolata:
Adesso si sentiva troppo scissa in due. Leggere non era agire, quello era il problema. Anche a ottant’anni, lei era una donna d’azione. [p.81]
Il tradizionale dissidio tra la contemplazione e l’azione viene superato dal personaggio e, sul finale, non manca un raffinato colpo di scena che vi lascerà deliziati e che, come si legge nella quarta dell’edizione Adelphi, è “uno di quei lampi di genio che ci fanno capire come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo”. Il dissidio tra i libri e la vita viene superato pienamente in nome del fatto che:
Non si mette la vita nei libri. La si trova. [p.81]

Claudia Consoli

3 commenti:

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