mercoledì 19 giugno 2013

La gente che sta bene: illusione ed arroganza di un antieroe

La gente che sta bene
di Federico Baccomo Duchesne
Marsilio, 2011



Due anni dopo il successo di “Studio illegale”, Federico Baccomo (meglio conosciuto come Duchesne) nel 2011 ha pubblicato un altro romanzo che richiama per ambientazione e personaggi il suo primo successo editoriale, riportando il lettore nel mondo degli studi legali internazionali di una Milano caotica, cinica e arrivista, pur sempre con quell’ironia che è il tratto distintivo dell’autore.
Abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Baccomo al recente festival “Tre quarti di weekend” a Pavia, ripercorrendo la strada che dal blog lo ha portato alla pubblicazione con Marsilio del primo romanzo a cui è seguito “La gente che sta bene” dal quale sarà tratto come per il libro d’esordio l’adattamento cinematografico, questa volta protagonista Claudio Bisio. Baccomo torna quindi a quel mondo da cui non solo è partita l’avventura editoriale ma anche la vicenda biografica, eleggendo questa volta a protagonista un personaggio già apparso in “Studio illegale”, Giuseppe Sobreroni (l’allora capo del giovane Andrea Campi), avvocato quarantenne sposato e con due figli; personaggio arrogante, inspiegabilmente sicuro di sé nonostante l’ombra del fallimento si faccia via via sempre più concreta, volgare, narcisista e sprezzante: eppure quasi impossibile da odiare. Nelle sue frasi fatte riempite di proverbi e massime improbabili, nella sua cieca sicurezza di sé e della propria fortuna, non proviamo neanche per un momento la tenerezza e il desiderio di protezione suscitati da un Andrea Campi, ma pur sentendo una lieve antipatia per la volgare arroganza di Giuseppe è difficile in fondo non patteggiare per lui, eroe negativo incapace di ammettere i propri limiti, le proprie colpe, eppure in grado di volgere a suo favore anche la situazione più disperata e tragica o quanto meno trovare il modo di giustificarsi, nel nome di un’appartenenza ad un gruppo eletto di “gente che non si arrende, la gente che guarda al futuro, la gente che sta bene”.


Qualche anno dopo il “Project treperdue” a cui aveva partecipato Andrea Campi, la crisi economica ha inevitabilmente investito anche la società nella quale lavora Giuseppe e tale progetto è stato in fondo l’ultimo successo dell’avvocato ora alle prese con i tagli tra i giovani impiegati dello studio e le pressioni sul proprio fatturato, mentre la vita personale scorre come sempre fra lusso e bugie, una moglie devota ma sempre più stanca dei tradimenti del consorte, ribellione e ricerca di attenzione da parte dei figli. Ma a differenza del giovane Campi, per Giuseppe non esiste crisi né esistenziale né tanto meno lavorativa, stoicamente fiducioso che nulla di male possa accadere a persone come lui, cieco quindi di fronte ad ogni campanello di allarme che diventa sempre più problema concreto, che egli di volta in volta comunque affronta con sostanziale serenità e sicurezza, certo del successo, fino a quando qualcosa di troppo grave per essere ignorato rischia di far crollare tutte le sue certezze. In una Milano torrida, tra aperitivi e serate di gala, Baccomo costruisce un romanzo in cui le crepe di un mondo che il protagonista illusoriamente ha sempre creduto perfetto si fanno invece sempre più evidenti e impossibili da ignorare, un romanzo in cui al tormento del giovane protagonista di “Studio illegale” si contrappone l’assoluta fiducia di Giuseppe, in una storia dove l’ironia dell’autore risalta ancor più potente, coinvolgendo il lettore ad osservare le cose mediante questa chiave di lettura.

Ironia e leggerezza sono infatti il tratto distintivo dei romanzi pubblicati da Baccomo, palese soprattutto nei dialoghi brillanti, tema che è stato anche un interessante spunto di conversazione al festival pavese in cui ancora una volta l’autore ha sottolineato come questa capacità sia il suo punto di forza, uno sguardo sul mondo che trasmette nei suoi libri e di come soprattutto sia errato distinguere tra cultura alta/seria e cultura bassa, contrapposizione che non ha più senso di esistere laddove la si usi ancora ostinatamente come mezzo per giudicare il valore di un testo. In attesa del prossimo romanzo, del quale Baccomo ci ha anticipato essere un lavoro diverso e questa volta fuori dal mondo degli studi legali, “La gente che sta bene” è quindi la conferma del talento di questo giovane scrittore, capace di farci sorridere di un microcosmo cinico, abitato da personaggi egocentrici e volgari, dove speranza (sfondo fondamentale del primo romanzo) ed innocenza sembrano inevitabilmente perdute.

0 commenti: