sabato 29 dicembre 2012

CriticaLibera: Gianfranco Contini, nel centenario della nascita


Pisa, 11 dicembre 2012; Firenze 12-13 dicembre 2012. Parlare di un intellettuale come Gianfranco Contini è ardua impresa: e non solo per la varietà dei suoi contributi culturali, tanto multiforme da rendere impossibile un ritratto organico della sua esperienza. Potremmo parlare di tanti Contini: il Contini critico, "lettore analitico e fulmineo classificatore" (Claudio Ciociola) di tante figure della letteratura contemporanea, primi fra tutti gli amici Gadda e Montale; il Contini filologo, editore, per citare i lavori più noti, delle Rime di Dante e dell'opera in volgare di Bonvesin della Riva, nonché del capitale Poeti del Duecento; il Contini dialettologo e linguista; il Contini poeta - "Per ora diranno che son le poesie di un critico (ma che vuol dire? E Sainte-Beuve?) ma molti si morderanno la coda. Ti rileggerò, ti rileggerò...", gli scriveva Montale nel 1939 - e, soprattutto, il Contini epistolografo, maestro in quest'arte del dialogo a distanza, che si tratti dell'icastica brevitas di una cartolina o di una più distesa scrittura epistolare.
Tante facce di un inesausto "poliedro continiano" (Marco Mancini) difficile da scomporre in facce distinte l'una dall'altra, perché legate, in fondo, da un'incredibile coerenza di metodo e onestà... 

Nel centenario della nascita, un convegno diviso tra le due sedi di Pisa e Firenze (curato rispettivamente della Scuola Normale Superiore e della Fondazione Ezio Franceschini, sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica) ha raccolto importanti esponenti del mondo accademico. In tre intense giornate, si è cercato di esplorare il poliedro-Contini per restituirne un'immagine fedele, che potesse tener conto della dimensione commossa del ricordo e di una prospettiva storico-critica, già testimoniata dal fiorire di contributi sull'argomento. La giornata pisana è stata dominata da un viaggio nell'atipica esperienza giovanile di Contini: un Ricordo del giovane Contini - titolo dell'intervento di Claudio Ciociola - attraverso i suoi luoghi (Domodossola, Pavia, Torino, Perugia, Parigi, Firenze, Pisa e infine Friburgo), il legame, che perdurò nel tempo con alterne forme di collaborazione, con il collegio e la Rivista rosminiana, le sue prime, irrequiete lettere ai grandi intellettuali del suo tempo, la rapidissima stesura del commento alle Rime di Dante. I suoi carteggi, molti dei quali sono ormai editi, testimoniano la vivacità e l'irrequietezza di uno studioso che da una "alpina irrimediata solitudine" (Emilio Cecchi, o della Natura) giunse a una precocissima maturità. Scrisse anni dopo ad Antonio Pizzuto:
Quel commento [alle Rime di Dante] lo scrissi in quattro mesi a ventisei anni, con piglio e avventatezza. Ora ho guadagnato in oculatezza e perso in mordente, e non so come giudicare il bilancio nella diacronia.
E ancora, i tarli di un intellettuale, uomo e critico, vivo nel proprio tempo: la necessità di "essere postcrociani senza essere anticrociani", di superare l'onerosa eredità di Croce senza esserne schiacciati; l'esigenza di stabilire, una volta per tutte, la natura del lavoro filologico come continua ipotesi di lavoro; il grande contributo alla storia della filologia con gli studi sulle varianti d'autore, che dagli studi proustiani di Valéry (ma non solo) finirono per rinnovare definitivamente l'approccio ai testi letterari: dal primo articolo del '37, Come lavorava l'Ariosto, poi confluito negli Esercizi di lettura, ma anche nell'intero percorso del Contini critico e filologo, emerge un'idea in movimento del testo ma anche dell'uomo e del poeta. 


La seconda giornata del convegno ha ripercorso le ricerche, il metodo e i risultati di Contini per riflettere sulla loro attualità. Una prima istantanea: il confronto, in due atti, del rapporto con Dante e con Petrarca, in cui si misura in un certo senso la grandezza delle proposte continiane e, al contempo, il loro limite; la creazione dell'opposizione tra plurilinguismo (Dante) e monolinguismo (Petrarca, o meglio l'anti-Dante, tutto virtuale, che Contini identificò con Petrarca), che gran parte di noi ha studiato dalle superiori, è a tutti gli effetti una mitopoiesi critica che, se non corrisponde perfettamente alla realtà dei testi, ha il merito di aver creato un'etichetta di altissima utilità ermeneutica, ormai imprescindibile nello studio della storia della letteratura italiana. Questo, in poche parole (e grossolane semplificazioni), il nucleo dello splendido intervento di Arnaldo Soldani e della discussant Rosanna Bettarini (che, recentemente scomparsa, ricordiamo qui con cordoglio). Una seconda istantanea: l'intervento di Andrea Cortellessa, vòlto a dimostrare l'attualità di Contini critico contemporaneo e militante. La poesia, l'opera d'arte e l'attività critica sono entrambe "lavoro", sono sempre "sperimentali", soprattutto l'ultima, perché le proposte di lettura sono ipotesi scientifiche: è questa, anche per il mondo della rete (e della critica in rete), l'attualissima lezione di Contini.


Laura Ingallinella