martedì 13 novembre 2012

David Guterson, "La neve cade sui cedri"

La neve cade sui cedri
di David Guterson

Traduzione italiana di Mario Biondi
Tea, 2011 (prima edizione italiana Longanesi, 1996)
pp. 394

Il passato ritorna sempre. Ritorna con il suo immane carico di memorie, rimpianti, sensi di colpa cui nessuno può sfuggire.
È il passato il vero protagonista di questo bel romanzo che segnò, nel 1994, l'esordio di David Guterson, e che gli valse il premio Faulkner l'anno successivo.

La vicenda prende le mosse da un processo per omicidio a carico di un americano di origine giapponese. Kabuo Miyamoto è accusato di avere ucciso Carl Heine, il cui cadavere è stato ritrovato impigliato nella rete della sua barca. La piccola comunità di San Piedro Island, scossa da un evento tanto grave e inusuale, partecipa in massa affollando l'aula del tribunale cittadino.

Fra il pubblico siede Ishmael Chambers, il giovane cronista della San Piedro Review attraverso i cui occhi assistiamo allo svolgersi della vicenda. È su Ishmael che il passato si abbatte come un macigno nel momento in cui incrocia lo sguardo di Hatsue, la moglie di Kabuo. La vista della ragazza riporta alla mente di Ishmael la viscerale e travagliata storia d'amore della loro adolescenza, vissuta in segreto nell'incavo di un vecchio cedro, e bruscamente interrotta dall'internamento della famiglia di Hatsue allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Già, perché con il passato ritorna anche la Storia, con i suoi episodi più vergognosi e imbarazzanti. Nel 1941, dopo il bombardamento di Pearl Harbor, il governo americano decise di deportare nelle aree desertiche del sudovest tutti i cittadini di origine giapponese, considerati potenziali spie nonostante molti di essi fossero nati e cresciuti in America e non avessero più alcun legame con il Paese dei loro avi.
Questo aspetto emerge prepotentemente durante il processo, basato fondamentalmente su pregiudizi razziali nei confronti di Miyamoto, peraltro cittadino americano che aveva addirittura combattuto in Europa tra le fila dell'esercito statunitense, nel conflitto mondiale terminato una decina di anni prima. Ora, nel 1954, esaurita la necessità di uomini per lo sforzo bellico, Kabuo torna a essere un semplice immigrato giapponese, un "diverso" da guardare con un certo sospetto.

Sarà Ishmael a cambiare lo stato delle cose, indagando a fondo sull'accaduto e scoprendo la verità dei fatti, che nessuno si era dato pena di cercare.
La vicenda rappresenta un vero e proprio percorso di maturazione e presa di coscienza per Ishmael. Anch'egli reduce dalla guerra in cui ha perso un braccio combattendo i giapponesi, guardato con compassione e malcelato scherno dagli inviati dei giornali delle grandi città, sciamati sull'isola dopo aver fiutato l'odore del sangue, viene avvicinato da Hatsue che gli chiede aiuto, disperata per l'odio incombente sul marito e preoccupata per il probabile esito del processo.

Il razzismo strisciante e inconfessato è come un fuoco che cova sotto la brace; peggio, come un'arma tenuta in un cassetto, pronta a essere usata al momento giusto. Gli abitanti di San Piedro, onesti americani, indefessi lavoratori timorati di Dio, non sfuggono a questa dinamica. Se la vittima si chiama Heine e il sospetto Miyamoto, questo fa di lui più di un sospetto.

Un bel romanzo, una trama costruita sapientemente mediante l'intreccio di tematiche, simboli e personaggi.
Guterson è abile a rappresentare la fatica di vivere attraverso la descrizione di un paesaggio inospitale, un'isola di cinquemila anime in mezzo al Puget Sound, nel nordovest pacifico degli Stati Uniti, dove per sopravvivere ci si spacca le mani lavorando sui pescherecci in preda ai capricci del mare e del Caso, che si rivela essere la vera origine di molti degli eventi descritti nel romanzo. Gli eventi, infatti, accadono indipendentemente dalla volontà delle persone, che sono costrette ad accettarne le conseguenze, spesso colpevolizzanti e laceranti.
La guerra, ad esempio: nonostante sia terminata da quasi dieci anni, pesa ancora sulle spalle dei protagonisti. Ishmael deve accettare di essere sopravvissuto al massacro di tutti i suoi commilitoni e di dover vivere senza un braccio, in un perenne senso di incompiutezza. Inoltre deve farsi una ragione del fatto che Hatsue è ormai sposata con un'altro ed è persa per sempre.
Kabuo Miyamoto è devastato dai sensi di colpa per i nemici che ha ucciso in guerra e ora viene accusato dell'omicidio di Carl Heine, con cui era amico sin dall'infanzia, nonostante Carl, al ritorno della guerra, avesse dimostrato evidenti pregiudizi razziali verso le persone di origine giapponese.
Carl rappresenta idealmente la popolazione bianca di San Piedro, sospettosa e intollerante nei confronti degli immigrati dal Giappone - e dei loro figli nati in terra americana - ma ben disposta a trarre profitto dallo sfruttamento dei braccianti giapponesi, disciplinati e abituati a ritmi di lavoro massacranti.

Sono peraltro gli stessi immigrati giapponesi, in moltissimi casi, a scegliere di restare separati dal resto della popolazione, che guardano con disprezzo e superiorità. Per questo motivo la storia d'amore fra Ishmael e Hatsue si consuma in assoluta clandestinità, al riparo di quel grande cedro cavo immerso nella foresta, nel quale i due ragazzi trovano riparo dalle tempeste di neve e dai pregiudizi.

Un ottimo esordio, questo di David Guterson, che ci regala una storia interessante e densa di spunti di riflessione. Narrata in modo avvincente e senza cali di tensione, restituisce in pieno il senso di attualità nonostante l'ambientazione in tempi non recenti, segno che ancora troppi problemi sociali, mutatis mutandis, giacciono irrisolti.

Stefano Crivelli


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