lunedì 4 giugno 2012

Il Salotto: Massimo Carlotto svela "Respiro corto", e parla della nuova criminalità organizzata.


Nel suo ultimo lavoro, l'eccellente noirista Massimo Carlotto svela una realtà criminale rinnovata, non più legata alla territorialità geografica ma transnazionale. Una realtà criminale che fa della professionalità, della raffinata formazione culturale e della sua capacità di sapersi adattare i suoi punti di forza. Una storia mozzafiato che mostra la nitidezza del confine tra vecchio e "nuovo che avanza", come ama definirlo lo stesso autore, tra un modo vecchio ma sempre efficace di essere "criminali" e uno nuovo, giovane, istruito e ancora in parte sconosciuto. In una breve intervista Massimo Carlotto racconta alcuni degli elementi che lo hanno portato a sviluppare l'idea di Respiro Corto.


1) "Respiro Corto", la sua ultima fatica letteraria, è caratterizzata da una particolare originalità rispetto a quanto fatto al passato, pur mantenendo naturalmente le coordinate del noir. Lo presenti ai lettori e spieghi loro come è stata sviluppata l'idea alla base del libro.

Respiro Corto è un progetto narrativo internazionale che mi interessava in quanto avevo interesse a raccontare diverse cose. Anzitutto, per la prima volta nella storia, si riscontra un'applicazione massiccia del sapere del crimine. Le mafie non sono più mera espressione di società agropastorale ma delle professioni. L'altro giorno, per esempio, a Palermo è stato condannato un capomafia che di professione faceva l'architetto. E' la prima volta che succede. Questo è stato un fatto che mi ha portato a girare per le università e poter constatare, per così dire, "il nuovo che avanza" sfruttando il sapere universitario. Questo è stato lo spunto che mi ha portato a costruire i personaggi della Dromos gang. Qual'è la velocità del crimine di oggi, la velocità e le modalità di viaggio. La risposta è che la criminalità viaggia alla stessa velocità dell'economia, quindi economia legale e illegale vanno di pari passo. Il nuovo che avanza è rappresentato da soggetti come la mafia indiana e forme di criminalità nuove, interessanti da raccontare. Ho costruito questo intreccio che si sviluppa proprio a Marsiglia perché è la città dove c'è il maggior conflitto militare tra gang, basti pensare che ci son stati tredici omicidi da gennaio ad aprile di quest'anno, oltre che feriti a causa dei continui assalti. E' una città dove il conflitto è continuo ed è fortemente legata all'immaginario cinematografico sul noir e per questo mi sembrava lo sfondo adatto per la mia storia.

2. E' verosimile pensare che la criminalità che lei descrive nella storia sia una fotografia della società di oggi, giovane e veloce, sempre più istruita, vista per così dire dal punto di vista "criminale"?

Indubbiamente. Il noir si è sempre basato su questa regola narrativa, il raccontare una storia criminale che si svolge in un tempo e in un luogo determinato è, in verità, una scusa per raccontare la realtà. Quello che interessa il noir è raccontare quello che c'è attorno e il crimine è una metafora un certo tipo di società , i giovani della Dromos lo sono, sono il nuovo che avanza in un mondo corrotto, dove relazione tra crimine e società sta diventando sempre più un intreccio indissolubile. Questo comporta necessariamente il coinvolgimento delle classi dirigenti, e lo dimostra il fatto che l'ultimo dato sulla corruzione mostra un aumento del 131 percento. Ciò dimostra che l'illegalità diffusa, come l'evasione fiscale, è una cosa che ha conquistato profondamente la società. Si devono fare i conti con una criminalità che è sempre più allettante.

3. Dia un parere ai lettori sullo stato di salute dell'editoria italiana, e in particolare del genere noir/thriller/giallo

Devo constatare che adesso diventa tutto noir, ma in realtà il novanta percento di ciò che si spaccia come noir non è tale, e questo porta a una confusione che sta conducendo alla distruzione del genere , nel senso che bisogna fare uno sforzo per definirlo, i lettori si confondono e anche gli autori. Alcuni distinzioni fondamentali, per esempio sul fatto del finale consolatorio, sono differenze politiche, etiche e letterarie molto importanti e ciò, secondo me, genera confusione, troppa da questo punto di vista. Speriamo che le cose si sistemino perché c'è una sovrapproduzione in un momento di grande crisi dell'editoria, nel quale i lettori diminuiscono e anche le librerie, e mi sembra che questa confusione stia portando grossi problemi a tutto il mondo editoriale.

Intervista a cura di Giuseppe Novella

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