sabato 25 febbraio 2012

CriticaLibera: l'umorismo di Edgar Allan Poe


Dall’adolescenza alla tomba, Poe visse un’esistenza tormentata - visitato da fantasmi di speranze deluse, ossessionato dalla morte nell’amore, dalla stupidità, dalla quasi follia di tanti suoi gesti, dalla vana attesa del successo, della sicurezza e della felicità. In un mondo indifferente che valutava il denaro più della poesia egli trovò sollievo unicamente nell’annientamento di se medesimo.
Così Philip Lindsay definisce Edgar Allan Poe nella sua biografia dello scrittore americano. Dalla sua descrizione emerge il ritratto di un uomo triste e allucinato, perennemente sgomento, incapace di sprazzi di allegria. Questa è, infatti, l’immagine che scaturisce dai racconti orrifici più famosi di Poe - il quasi autobiografico William Wilson, The Fall of the House of Usher, The Pit and the Pendulum etc.
In realtà, accanto a questi celebri racconti del terrore, in cui l’atmosfera è effettivamente tesa e allucinata, coesistono racconti meno noti, che possono essere definiti senza esitazione umoristici. Ne esamineremo sei - The Man who was Used up, The Spectacles, Le Duc de L’Omelette, Bon Bon, X-ing a Paragraph e Diddling Considered as One of the Exact Sciences - cercando di estrapolare da essi le caratteristiche principali dell’umorismo di Poe.
Poe si è interessato all’umorismo anche da un punto di vista critico. Nel 1836 recensì per il Southern Literary Messenger   le Georgia Scenes di Longstreet.
Seldom in our lives have we laughed as immoderately over any book as over the one now before us.
Poe è capace di ridere, e anche di far ridere, prova ne sia che la recensione alle Georgia Scenes non è soltanto un saggio sull’umorismo, ma è anche un saggio umoristico. Per esaltare la cultura di Longstreet, Poe afferma che egli è
learned in all things appertaining to the biped without feathers.
Poe apprezza notevolmente l’umorismo di Longstreet, soprattutto per il suo realismo, per la capacità dell’autore di riprodurre bozzetti genuini di vita del Sud. Tuttavia, balza immediatamente agli occhi il fatto che l’interesse di Poe si appunta soprattutto su alcuni dei racconti di Longstreet, che egli gode particolarmente nel riportare. Uno di questi contiene una scenetta in cui un viaggiatore assiste inconsapevole alle prove di una recita, credendo si tratti di verità. Corre perciò al salvataggio di un disgraziato a cui dei malviventi avrebbero strappato un occhio. Un’altra scenetta apprezzata da Poe è quella di un maestro di scuola picchiato selvaggiamente dai suoi alunni a cui non ha concesso le vacanze pasquali. Un’altra ancora è la riproduzione di un gioco diffuso nel sud-ovest, durante il quale un povero papero è sottoposto ad atroci torture finché uno dei giocatori non riesce a staccargli di netto la testa. Poe definisce tali azioni “barbare” ma il lettore avverte sicuramente quanto in realtà esse risultino divertenti per lui. 
Sorge quindi il dubbio che l’umorismo di Poe sia particolare, basato sul sadismo e sulla bizzarria. Tornando alla definizione di Lindsay, dovremmo correggerla in questo senso: Poe era un uomo strano, allucinato, il quale, tuttavia, sapeva ridere, per lo meno di un riso sinistro e beffardo
Prendiamo in esame
due racconti di Poe contenuti in Tales of the Grotesque and the Arabesque: The Man who was used up e The Spectacles.
Il Cunliffe, nella sua Storia della letteratura americana, considera questi due racconti “penosi e persino orribili”. Effettivamente, la storia del soldato che appare aitante solo grazie a ritrovati tecnici, ma, in realtà, è così mutilato da sembrare “un grosso e buffissimo pacco”, e quella del miope che s’innamora di una donna che poi risulta essere la sua bisnonna, non sono grandi prove letterarie, non hanno niente della compattezza, della tensione e della poesia dei racconti maggiori, ma sono tuttavia interessanti come documenti per uno studio sull’umorismo di Poe. Il Cunliffe stesso, parlando dei racconti umoristici di Poe, ammette che
sono proprio le loro qualità negative che li rendono interessanti. Stridenti, sforzati, grotteschi, persino macabri, rivelano la passione dell’autore per i criptogrammi e l’artificio.


1. The Man who was Used up
 
The Man who was Used up ha come sottotitolo A Tale of the late Bungaboo and Kickapoo CampaignCon questo sottotitolo, Poe può aver giocato sullo slogan delle elezioni presidenziali del 1840 “Typpcanoe and Tyler Too”, con cui la vittoria del generale Harrison su Tecumseh a Typpcanoe (1811) fu celebrata dai Whigs in un programma di revival del sentimento di unità nazionale. Il sottotitolo, dunque, indica la presenza di una pur lieve satira politica all’interno dell’umorismo di Poe.
Secondo David Galloway, la satira implicita nel racconto tende soprattutto a mettere in ridicolo la cieca fede nel progresso tecnologico dell’America contemporanea, attraverso l’immagine del generale Smith orrendamente mutilato dagli indiani e “ricostruito”, pezzo per pezzo, dalla tecnologia, persino negli organi vocali. Tuttavia, al di là della satira, ciò che interessa maggiormente Poe in questo racconto è proprio quello che risulta meno attraente per la critica, cioè la situazione orripilante della mutilazione (si confronti la scenetta delle prove teatrali nelle Georgia Scenes).
La comicità del racconto nasce immediatamente dal contrasto fra la prima impressione che l’io narrante ha del generale e l’ultima. Prima di venire a sapere delle mutilazioni, il narratore ammira ignaro questo uomo ricostruito tanto alla perfezione da apparirgli splendido e imponente. Nella descrizione che egli fa del generale, così come lo vede la prima volta, il linguaggio iperbolico porta a una comicità che si acuirà “retrospettivamente” alla fine del racconto, quando l’imbroglio sarà svelato.
La descrizione iperbolica della perfezione del generale è un esempio di comico del personaggio.
Le basette del generale Smith

were the handsomest pair of whiskers under the sun

La sua bocca era

utterly unequalled

I suoi denti  erano

the most entirely even, and the most brilliantly white of all conceivable teeth.

Ognuno dei suo occhi ne valeva due di quelli della gente normale. La descrizione del generale, comica di per sé, in virtù del comico dell’esagerazione, diventa addirittura esilarante per contrasto con l’altra descrizione iperbolica, quella finale.

There was a large and exceedingly odd looking bundle of something which lay close by my feet.

Aggettivi come “unequalled”, infatti, assumeranno un’accezione tutta particolare quando si scoprirà che molti degli organi del generale sono “ineguagliabili” perché finti e quindi non riscontrabili nella realtà comune. Analoga luce comica acquisterà la descrizione delle movenze rigide del generale. La sua “rectangular precision”, dapprima interpretata come dignità e compostezza di gesti, risulterà poi prodotta dal movimento d’ingranaggi meccanici e perciò “rettangolare” nel vero senso della parola!
Un’altra descrizione comica è quella dell’atteggiamento di Mr Sinivate il quale, durante la conversazione
thought proper to put his finger on the side of his nose.
Oltre a essere comico il gesto in sé, è comica la notazione “thought proper” in quanto è impensabile che un gesto spontaneo, un vizio, venga compiuto volontariamente. 
Il nome del generale “Brevet Brigadier General John A.B.C. Smith” è fonte di comicità.  Il generale non viene mai chiamato semplicemente “generale Smith” ma sempre con tutti i suoi appellativi e prenomi. La ripetizione di un nome lungo è sempre stata comica, lo è maggiormente qui quando ci accorgiamo che a essere chiamato con tutti quei nomi non è che un grottesco fagotto senz’arti, dal momento della scoperta, infatti, l’io narrante comincerà a chiamarlo semplicemente “the thing”.
Il comico dei nomi è presente in tutto il racconto nei suoi vari aspetti. Abbiamo già accennato alla ripetizione comica di appellativi lunghi e pomposi. Un altro esempio è quella situazione comica che potremmo chiamare “del nome capito male”.  Il generale Smith, infatti, continua assurdamente a chiamare il narratore “Mr Thompson”, nome che non è il suo. Gli altri personaggi del racconto poi hanno tutti, chi più chi meno, nomi particolari, alcuni dal suono buffo come “Reverend Doctor Drummummup” e “Chiponchipino, the sculptor”, altri allusivo come “Mrs Pirouette” riferito a una donna che sta ballando.
La struttura del racconto The Man who was Used up è comica, giacché vengono ripetute più volte, e con le medesime parole, le stesse serie di domande e risposte inconcludenti, ogni volta che il narratore interroga qualcuno riguardo al generale Smith.
Le ricerche compiute dal narratore sul generale, danno luogo a una serie di scenette comiche; particolarmente divertente è quella che si svolge in chiesa durante la predica, scena tipica, fra l’altro, di gran parte dell’umorismo americano (cfr. Tom Sawyer in chiesa con la cimice). Il narratore si trova a dover stare seduto “in all the martyrdom of dignified silence” mentre vorrebbe parlare con la vicina.
Una tecnica comica abbastanza raffinata, usata da Poe in questo racconto, è la ripresa di una parola in contesti diversi.  Sempre nella scenetta della chiesa, il narratore sta parlando con la vicina la quale è in procinto di soddisfare la curiosità dell’uomo. Ella afferma che il generale “is the man…” ma il predicatore la interrompe
…man that is born of a woman hath but a short time to live , he cometh up and is cut down like  a flower.
L’interruzione frustra l’attesa del narratore, la ripetizione della parola “man” in due contesti diversi crea un’eco comica, è evidente poi la parodia del linguaggio delle prediche.
Durante uno dei suoi soliti tentativi di ottenere informazioni sul generale, il narratore viene interrotto per l’ennesima volta nella sua conversazione da Mrs O’Trump da qualcuno che crede si stia parlando non di Smith bensì di un certo capitano Mann:
… Are you talking about captain Mann and the duel? Oh I must hear - do tell - go on, Mrs O’ Trump! - do now go on ! And go on Mrs O’ Trump did - all about a certain captain Mann who was either shot or hung or should have been both shot and hung.  Yes! Mrs O’ Trump, she went on, and I - I went off.
In questo brano ci sono altri due esempi di comico del linguaggio.  Il primo è dato dalla ripetizione della parola “go on” che serve a sottolineare il fatto che Mrs O’ Trump smette di parlare col narratore per sostenere un’interminabile conversazione con un’altra persona su un argomento di nessun interesse.  L’altro esempio è dato dal gioco di parole basato sul significato diverso che assume il verbo “to go” cambiando la sua preposizione da “on” a “off”: da “continuare” a “uscire, andarsene”.

2. The Spectacles

The Spectacles può essere considerato come un doppio di “the Man who was Used up” poiché ne presenta tutte le principali caratteristiche.
Entrambi i racconti sono basati sulla ricerca della verità e sulla rivelazione finale. Le rivelazioni poi hanno un denominatore comune di orrore. Quando il narratore di The Spectacles scopre l’arcano e si accorge di aver sposato non una bellissima fanciulla ma una vecchia cariatide, prova la stessa reazione di orrore del narratore di The Man who was Used up di fronte al suo “fagotto” mutilato. L’orrore sembra essere una componente quasi inscindibile dalla produzione di Poe.
I due racconti sono basati su situazioni ugualmente strampalate e incompatibili col senso comune. Il personaggio di The Spectacles è comico in quanto è la parodia del giovane innamorato ansioso, tanto più comico, però, se pensiamo di chi è innamorato. L’autore ne mette in ridicolo l’impazienza, soprattutto nei suoi atteggiamenti verso l’amico Talbot. Ad esempio: il giovane si reca a trovare l’amico che gli ha promesso di presentarlo all’amata. Non trovandolo in casa, afferma essere “matematicamente impossibile” che l’amico sia uscito. Questa è un’ovvia satira della cocciutaggine di chi ama. La notevole miopia del giovane è, inoltre, fortemente comica.
L’inizio di The Spectacles, secondo una tecnica che ormai sappiamo propria di Poe, acquista riverbero dall’epifania finale. Il racconto inizia così:
Many years ago it was the fashion to ridicule the idea of love at first sight.
A questo punto, la storia sembra impostata come una confutazione dell’atteggiamento critico nei confronti dell’amore a prima vista. In realtà è proprio l’opposto. Quell’amore basato sulla vista si rivelerà fondato sul niente, perché i sensi ingannano.
Anche in The Spectacles è presente il comico dei nomi, nella buffa sequela di consonanze della genealogia francese del protagonista: Froissart, Croissart, Voissart, Moissart. Oltre al comico dei nomi, troviamo in questo racconto un tipo di comicità che sarà poi adottato da molti dei futuri Literary Comedians americani. Si tratta della comicità suscitata dall’apprendimento imperfetto di una lingua straniera. La lettera di Madame Lalande è scritta in un misto d’inglese e francese scorrettissimo, sia dal punto di vista della grammatica e del lessico, che da quello dell’ortografia.
Monsieur Simpson vill pardonne me for not compose de butefulle tong of his contree so vell as might.  It is only de late I am arrive, and not yet ave the opportunitè for to l’etudier…
Riassumendo, anche in questo racconto, come in The Man who was Used Up, sono presenti vari livelli di comicità, e precisamente il comico della situazione, quello del personaggio e quello del linguaggio. Tuttavia The Spectacles possiede una caratteristica sua, tutta letteraria e notevolmente apprezzabile: anche le notazioni ambientali sono usate in funzione comica. Nel racconto si alterna tutto un gioco di luci particolari che risulterà importantissimo per la rivelazione finale. I vari incontri fra il miope innamorato e la decrepita Lalande si svolgono sempre mentre “le dolci ombre del crepuscolo” si addensano attorno ai due, oppure mentre regna “una penombra gradevolissima”. Il miope non ha mai la possibilità di vedere bene la donna. Solo al momento dell'epifania finale ci sarà piena luce.
Il meccanismo comico scatta quando ci rendiamo conto che, quella che sembra una semplice notazione sul crepuscolo da parte di un languido innamorato, è invece un indizio che l’autore lascia cadere qua e là, strettamente funzionale all’intreccio.

3. Bon Bon

Se The Man who was Used up e The Spectacles costituiscono un blocco unico per argomento e struttura, un ulteriore raggruppamento può essere formato da altri due racconti umoristici: Bon Bon e Le Duc de l’Omelette. Queste due storie sono, infatti, accumunate dall’argomento: l’incontro col diavolo, situazione, questa, sicuramente più consona all’ispirazione di Poe. Sembra, infatti, che, anche quando si propone di far ridere, Poe si senta più a casa nel mondo delle larve che nei salotti e nei teatri della vita quotidiana.
Bon Bon, ovvero The Bargain Lost è forse il racconto umoristico di Poe più maturo e meglio riuscito, soprattutto se confrontato, per fare un esempio, con The Spectacles. Eppure Bon Bon è stato scritto ben otto anni prima di The Spectacles, quando Poe aveva solo ventitre anni. Può darsi che, col tempo, egli si sia lasciato prendere la mano da un’esigenza commerciale. In Bon Bon tutti i livelli del comico sono sviluppati a uno stesso grado di perfezione e la fusione è completamente riuscita.
La situazione è comica di per sé: l’oste Bon Bon, ubriaco, sta per vendere la sua anima la diavolo, il quale è solito mangiare le anime che compra. Il messo infernale, tuttavia, con una moralità che ci stupisce in lui, non compra l’anima di Bon Bon perché questi non è in grado di intendere e di volere a causa dell’alcol. Appena il diavolo se ne va, Bon Bon muore accidentalmente. È solo quindi per un caso che egli si salva l’anima.
L’incontro col diavolo offre tutta una serie di spunti comici. È comico, ad esempio, il fatto che il diavolo consideri la propria attività “una professione”. In pratica, la comicità del racconto sorge proprio dalla banalizzazione e riduzione alla realtà quotidiana di fatti soprannaturali (displacement). Singolare e molto tipico di Poe, risulta la macabra e grottesca descrizione dell’inferno, dove le anime dei condannati vengono arrostite o messe in salamoia.
Bon Bon è solo in casa in una notte tempestosa. All’improvviso ode una voce: “The devil!” strepita. “Very true” risponde calmo il diavolo. Ovviamente quella di Bon Bon non era che un’esclamazione di sorpresa ma è interpretata dal visitatore misterioso come un riconoscimento. Ogni volta che è sorpreso, poi, Bon Bon ha l’abitudine di gridare “Buon Dio!” Questa invocazione è sgradita al diavolo, il quale raccomanda all’ospite di “non bestemmiare”. Risulta comico il rovesciamento della morale comune. Quando Bon Bon, ormai ubriaco, tenta di dare una definizione dell’anima, il diavolo lo interrompe continuamente:
“The – hiccup! – soul,” replied the metaphisician (…) “is undoubtedly”-“No, sir!”“Indubitably”-“No, sir!”“Evidently”-“No, sir!”“Incontrovertly!”“No, sir!”“Hiccup!”“No, sir!”“And beyond all question, a”-“No, sir, the soul is no such thing!”
Ridiamo perché il diavolo commenta giudizi sull’anima che Bon Bon non ha ancora formulato. È ridicola la figura dell’ubriaco, scosso da continui singhiozzi, il quale beve – dice Poe – “per dimostrare la sua simpatia verso l’ospite”. Anche questa spiegazione fa parte di un ribaltamento ironico della realtà e indica indirettamente la giustificazione che l’ubriaco stesso dà del proprio comportamento.
In Bon Bon il comico del personaggio è sviluppato quanto quello della situazione e si esplica nelle due figure dell’oste e del diavolo, a partire dalla loro descrizione fisica. Bon Bon misura solo novanta centimetri ed ha una testa piccolissima, compensata da un pancione enorme che, ironicamente, ispira grandiosità. La ridicolizzazione della deformità fisica è la forma più elementare di comicità, riportata in tutte le teorie sul comico. L’abbigliamento dell’oste è oltremodo ridicolo: egli indossa un panciotto color pisello e un cappello con le nappe. Ugualmente ridicola, anche se più spaventosa, risulta la figura del diavolo. Egli si veste con abiti di un secolo addietro e nasconde la coda nei pantaloni che però lasciano intravedere “un certo rigonfiamento tremolante”. La cravatta, inoltre, gli conferisce – ecco l’ironia – un’apparenza ecclesiastica. Tornando a Bon Bon, egli è “un uomo di genio”, cosa che persino la sua gatta sa, la quale
Forbore to whisk her tail in the presence of the man of genius.
Il comico del personaggio è accompagnato da quello dell’ambiente. La casa del cuoco filosofo è quanto di più bizzarro si possa immaginare, dal momento che riproduce fedelmente le due passioni del proprietario, appunto la gastronomia e la filosofia. L’insegna del negozio è un grosso In Folio su cui sono dipinte, da un lato, una bottiglia, dall’altro un paté. Sulla credenza troneggia un piatto di polemiche e dal forno s’intravede una torta d’etica.
Il comico del linguaggio è sviluppato allo stesso livello degli altri tipi di comicità, basti notare l’uso continuo di termini dotti volto a ironizzare la cultura del cuoco filosofo.
Caratteristica peculiare di questo racconto è ciò che potremmo definire “accostamento riduttivo”. Per accostamento riduttivo intendiamo lo stesso procedimento in atto nelle opere burlesche, cioè l’accostamento del grande al piccolo, del sacro al profano, con il fine di ridurre l’elemento maggiore, o per lo meno di creare un contrasto comico. Tutta la personalità del cuoco filosofo presenta questa caratteristica. Egli ama la cucina e la filosofia alla stessa stregua. Si può dire che pensi con lo stomaco e mangi col cervello. La sua filosofia mescola tutto (come una delle sue zuppe). Egli è ionico e italico insieme, ragiona a priori e a posteriori contemporaneamente, ha idee innate e acquisite.
Nel seguente brano
Nor did he, like the modern Leibnitz, waste those precious hours which might be employed in the invention of a fricassé, or facili gradu, the analysis of a sensation, in frivolous attempts at reconciling the obstinate oils and waters of ethical discussion.
L’analisi filosofica di una sensazione o l’invenzione di una fricassé hanno lo stesso valore. Tale accostamento comico si esplica attraverso il linguaggio del brano, dove gli inconciliabili filosofici sono definiti con i termini culinari “acqua” e “olio”. In modo analogo nel brano che segue
It is not to be supposed the restaurateur would lose sight of that intuitive discrimination which was wont to characterize, at one and the same time, his essays and his omelettes
Ai saggi filosofici e alle omelette viene conferita pari dignità grazie anche all’uso del francese che accumuna i due termini. Oltre alla figura del restaurateur, rientra in questo principio di accostamento e riduzione anche tutta la disquisizione del diavolo sui suoi incontri “gastronomici” con i grandi dell’antichità. La classicità è trattata in maniera oltremodo irriverente. Ippocrate puzza tanto da far vomitare il diavolo al solo ricordo del suo sapore. Virgilio ha lo stesso gusto di Teocrito, così come Tito Livio è tale e quale a Polibio. Qui tocchiamo forse il massimo di comicità del racconto, in quanto, a una stessa produzione letteraria – a un sospetto di plagio, come la dipendenza di Virgilio da Teocrito per le sue Egloghe  - viene associato uno stesso gusto per il palato del diavolo.
Altro climax di raffinata comicità è raggiunto quando il diavolo parla di Platone e della genesi della sua famosa frase “il pensiero è luce”. Il diavolo sostiene di essere stato amico di Platone e di avergli consigliato dapprima di scrivere “il pensiero è musica”.
He said that he would do so, and went home, while I stepped over to the pyramids. But my conscience smote me for having uttered a truth, even to aid a friend, and hastening back to Athens, I arrived behind, the philosopher’s chair as he was indicting the “αύλος”. Giving the lamma a fillip with my finger, I turned it upside down.
Tutta la sacralità del pensiero platonico viene ridotta a un mero operare del caso. Se poi si pensa che il diavolo agisce per impedire l’affermarsi della verità dobbiamo concludere che il pensiero filosofico è sempre coinciso con la bugia.

4. Le Duc De L'Omelette 

Le Duc de l’omelette presenta una situazione simile a quella di Bon Bon. Qui però l’incontro fra il duca dell’Omelette e il diavolo si svolge direttamente nell’aldilà, dopo il trapasso del duca. Egli gioca a carte la propria salvezza, vince e può lasciare l’inferno, ma la situazione più paradossale e divertente è costituita dalla sua morte: “De l’Omelette perished of an ortolan.”
Il duca, raffinato esteta, è solito far arrivare alla sua tavola tutte le più prelibate leccornie da ogni parte del globo. Ma quando, un brutto giorno, avendo richiesto il famoso uccello della regina “La Bellissima del Perù”, si vede recapitare un misero ortolano, muore di disgusto. La comicità di questa situazione è rafforzata dal tono da favola con cui è narrata.
Six peers of the Empire conveyed the happy bird
Il personaggio del duca è comico al pari della vicenda di cui è protagonista. È ridicola la sua impazienza, mentre attende l’uccello fatale.

Unable to restrain his feelings, His Grace swallows an olive

Tale impazienza, infatti, originata da un oggetto culinario non può che esplicarsi tramite l’azione del mangiare qualcosa.
Il duca è un personaggio altezzoso, rifiuta di obbedire a Belzebù che gli ordina di spogliarsi, affermando di non poter rinunciare ad abiti tanto sontuosi e così confacenti alla sua dignità. L’altezzosità del personaggio è punita dal diavolo in modo caratteristico per Poe: Belzebù risponde al duca che, quando l’ha tirato fuori dalla bara, portava mutandoni di lino e un sudario, s’intende come ogni altro cadavere qualsiasi.
Anche questo racconto vive tutto nella dimensione della riduzione comica, sia per la banalizzazione del soprannaturale reso umano e tangibile (vedi l’accenno del diavolo al suo “ispettore cimiteriale”), sia per i frequenti riferimenti culturali ironici.
Keats fell by a criticism. Who was it died of “the Andromacha”? Ignoble souls! De l’Omelette perished of an ortolan. L’histoire é en breve. Assiste me, spirit of Apicius!
I riferimenti culturali a Keats e a Montfleury creano un chiaroscuro comico e sono banalizzati dall’accostamento con la stupida morte del duca, il cui nome è di per sé un compendio di eroicità e futilità. (Duca contrapposto a Omelette). Magistrale l’invocazione ad Apicio. Invece di affidarsi alle Muse o ad Apollo, Poe, aggingendosi a raccontare la storia del “duca della frittata”, invoca Apicio, famoso scrittore latino di trattati di culinaria.
Ciò che caratterizza questo racconto è lo stile. Le frasi in francese riproducono i pensieri del duca. La velocità del narrare, che si muove per frasi brevi e incisive, ne accresce, insieme all’uso quasi esclusivo del tempo presente, l’atmosfera tesa anche se ridicola.

5. X-ing a Paragrab

Finora non abbiamo rilevato caratteristiche dell’umorismo di Poe che lo possano far identificare come “americano”. Sembrerebbe che il senso dello humour di Poe fosse molto personale o, al massimo, ascrivibile a una comicità di tipo europeo. In realtà, se non ci limitiamo a una impressione superficiale, ci accorgiamo che anche in Poe si ritrovano alcuni elementi umoristici tipici del più genuino spirito comico americano. Tutti i suoi racconti, sempre bizzarri, strampalati, paradossali, possono essere considerati come tall tales, cioè racconti di esagerazione. Che il generale Smith di The Man who was Used up sia stato ricostruito così bene e  che nessuno si accorga delle sue orrende mutilazioni, è un’esagerazione. Che il protagonista di The spectacles possa arrivare a non rendersi conto che la donna amata ha ottanta anni e non ventisette, è un’esagerazione, e così via. Ancora in The Spectacles, è usato un altro procedimento comune a molti degli umoristi americani: la grafia errata (la lettera di madame Lalande).
La caratteristica principale dell’umorismo americano è la frode. E sulla frode Poe ha basato tutto un racconto: Diddling considered as one of the Exact Sciences. Il racconto è formato da una serie di sketches in cui sono riprodotti, appunto, gli imbrogli più comuni del tempo. Com’è affermato nel titolo, l’imbroglio è ironicamente analizzato da un punto di vista scientifico. L’uomo è definito un “animale che imbroglia”. Le caratteristiche generali dell’imbroglione sono descritte con tecnica da manuale:
Interest: - your diddler is guided by self - interest. He scorns to diddle for the mere sake of the diddle. He has an object in view – his pocket – and yours.
Nei racconti di Poe non sono presenti i personaggi tipici dell’umorismo Americano: lo yankee, il negro, il backwoodsman etc. Tuttavia, da molte delle sue storie, emerge lo stesso ambiente americano. Abbiamo già parlato della scena del predicatore in The Man who was Used up. Il sermone del predicatore, infatti, è un topos di tutto l’umorismo americano. In uno degli sketches di Diddling considered as one of the Exact Sciences ritroviamo l’ambiente dei battelli a vapore. È proprio lo stesso ambiente di The Adventures of Huckleberry Fin e l’imbroglio del portafoglio “ritrovato” che vi si svolge, potrebbe essere opera del “duca” e del “re”. In un altro degli sketches è messa in evidenza l’abitudine delle famiglie americane di tenere in casa grosse Bibbie. Infine, nell’ultimo racconto di cui intendiamo occuparci , X-ing a Paragrab,  è rappresentato, seppure sempre attraverso il filtro della deformazione fantastica operata dalla mente di Poe, il mondo giornalistico.
In “X-ing a Paragrab” sono ridicolizzate le lotte fra i giornali. I tipografi si rubano a vicenda i caratteri della tipografia, gli editori stampano pezzi che, per voler essere originali a tutti i costi, risultano assurdi (cfr. i brani pieni di “o” di Mr Touch and go Bullet Head!)
Proprio in questo racconto troviamo un altro dei procedimenti comuni ai Literary Comedians americani: la citazione sbagliata.
What is this world coming to?
Scrive sul suo giornale il protagonista e prorompe:
Oh tempora! Oh Moses!
La citazione è ripetuta da Poe volutamente a sproposito. Letteralmente significherebbe “Che tempi! Oh, Mosè!” il che non vuol dire nulla. La citazione esatta, “O tempora o mores”, dalle Catilinarie di Cicerone, significa invece “che  tempi, che costumi”.
A conferma delle affinità di Poe con gli umoristi americani, il Cunliffe, nella sua Storia della letteratura americana, dedica diverse pagine alle somiglianze fra E. A. Poe e Mark Twain. Uguale è il pessimismo, uguale il gusto del macabro, uguale il disprezzo per la folla. La scena del tentato linciaggio del colonnello Sherburn in The Adventures of Huckleberry Finn trova un parallelo nella conclusione di X-ing a Paragrab:
dal momento che quell’editore era introvabile si pensò per un po’ al progetto di linciare quell’altro.
Oltre alla perfetta corrispondenza della situazione (un linciaggio di paese) si ha un identico disprezzo per la massa che, in The Adventures of Huckleberry Finn è fermata da un solo uomo, mentre in X-ing a Paragrab vuol far violenza a tutti i costi, a prescindere dall’oggetto.

6. Conclusioni

Riassumendo, pur non ritrovando in Poe i personaggi tipici dell’umorismo americano, si riscontrano nella sua produzione alcune caratteristiche di quest’umorismo:

  1. ambienti di sapore americano
  2. la frode
  3. il tall tale
  4. procedimenti tecnici come l’uso di grafie errate o citazioni a sproposito
Per quanto riguarda la collocazione dell’umorismo di Poe all’interno di una teoria generale della comicità, possiamo senz’altro farlo rientrare nel comico bergsoniano. Bergson basa gran parte della sua teoria del comico sul concetto di rigidità, rigidità che spazia dall’ambito fisico (chi scivola sulla buccia di banana cui non ha fatto attenzione) a quello spirituale (la rigidità dell’idea fissa e del vizio incorreggibile.)
Il protagonista di The Spectacles compie il suo madornale errore e viene gabbato dalla vecchia Lalande per vanità. Egli è risoluto a non portare gli occhiali, crede che tutti ignorino la sua fortissima miopia che è invece di dominio pubblico. Bon Bon è affetto dal vizio del bere e non sa rinunciare alla possibilità di compiere un buon affare. Il duca dell’Omelette è goloso e superbo. L’editore di X-ing a Paragrab è cocciuto ed estremamente irascibile.
Bergson pensa che la società debba isolare con lo scherno e punire i difetti dei singoli. Questo è ciò che fa Poe. Tutti i difetti e le manie dei suoi personaggi umoristici li rendono ridicoli e provocano le loro disavventure, anche se generalmente queste si risolvono per il meglio. Più che mirare alla correzione della società, sembra Poe usi i difetti dei suoi personaggi per far scattare l’intreccio, il che è ciò che maggiormente lo interessa. Poe disprezza la società, a nostro avviso non spera di riformarla, ma si diverte parecchio a riderci beffardamente sopra.

Patrizia Poli

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Riferimenti:
Philip Lindsay, Edgar Allan Poe, Milano, Rizzoli, 1956
M. Cunliffe, Storia della letteratura americana, Torino, Einaudi, 1976

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