giovedì 9 febbraio 2012

Autodafè in festa a Milano: editori, autori e lettori uniti nella condivisione di una precisa idea di editoria.



 Autodafé Edizioni in festa a Milano
- inviata speciale per CriticaLetteraria: Claudia Consoli -


Martedì 7 febbraio 2012, a Milano, al Balubà Cafe Restaurant, si è tenuta la festa della casa editrice Autodafè. Partecipare all’evento, per me, ancora studentessa, ma che sogna di lavorare nel mondo dell’editoria, è stata un’esperienza molto stimolante e gratificante. La milanese Autodafè, costituitasi dal marzo 2010, ha organizzato la festa per dar vita a una serata di confronto tra autori, lettori, staff della casa editrice e appassionati. I protagonisti di questo mondo editoriale si sono trovati insieme per un dialogo e uno scambio che ho trovato molto ricchi. Lo spirito dell’evento era assolutamente positivo, si respirava un’aria di festa, non solo per il piacere di trovarsi lì riuniti, ma soprattutto per quella gioia che deriva dalla condivisione di un progetto in cui si crede e che viene alimentato con impegno. Ho trovato in tutti coloro con cui ho avuto il piacere di parlare grande disponibilità e gentilezza: dai membri dello staff che mi hanno spiegato le particolarità del proprio lavoro, agli autori che mi hanno raccontato come sono nati i loro testi. Da lettrice, ho vissuto questo incontro con gli scrittori con grande interesse, prestando attenzione al modo con cui parlavano dei libri, della loro genesi, dei primi contatti con la casa editrice, del lavoro che hanno dovuto fare per rendere “libro” il loro testo, nel senso pubblico e concreto. In ognuno di loro ho notato grande passione e ho cercato, anche da poche battute, di cogliere l’essenza delle loro opere. Il denominatore comune delle pubblicazioni è, chiaramente, lo spirito che anima le scelte della casa editrice: quell’attenzione al sociale, al contesto circostante come strumento utile a capire l’individuo che vi si specchia. 
La riflessione sulla realtà sociale dell’Italia contemporanea diventa occasione per ritrarre una serie di dinamiche, le stesse all’interno delle quali noi tutti – più o meno consapevolmente– ci muoviamo oggi. Il contesto, dunque, non come mero scenario descrittivo, asettico palcoscenico in cui far muovere i personaggi, ma come complesso organismo di relazioni che la letteratura si impegna a descrivere e, perché no, a studiare. È l’ideale di un romanzo “polifonico”, come avrebbe detto Bachtin, in cui le voci dei personaggi diventano quelle della contemporaneità e le danno intima espressione. Nonostante questa omogeneità nell’offerta dei titoli della casa editrice, essi appaiono tutt’altro che banalmente assimilabili tra loro.
Ciò che mi ha colpito è stata proprio la varietà di una proposta editoriale che, per quanto fortemente connotata, non rinuncia a un’ intelligente diversificazione tematica e stilistica (con alcune vere e proprie escursioni in generi di confine). E così il lettore trova Vuoti a perdere, raccolta di dodici racconti firmata da Pervinca Paccini, che mira a raccontare l’esperienza metropolitana in tutte le sue sfaccettature, con un realismo che non vuole essere banale cartina di tornasole della realtà ma indagine profonda, ironica e malinconica insieme. 
Raccontare la città da molteplici punti di vista è impresa ardua sì, ma che restituisce il senso completo dell’esperienza contemporanea e ci offre memorabili ritratti di persona uniti a una sinfonia di stili diversi. Accanto alla raccolta di racconti, il genere della faction con Fiamma Petrovich e il suo Lucertola d’autunno che, muovendo da un fatto di cronaca e dall’analisi documentaria, approda a un realismo magico, un po’ trasfigurato e divagante, che permette un’osservazione non ordinaria di un fatto reale. 
E ci muoviamo, poi, verso il romanzo vero e proprio con Sabrina Minetti e la sua Isola dei Voli Arcobaleno (leggi la recensione) nata come storia fiabesca e poi evolutasi come romanzo classico, che restituisce attraverso un coro di voci il senso della disperazione di chi affronta un terribile viaggio per mare e fugge perché prostrato dalla sofferenza. 
Claudia Consoli all'evento di Autodafé Edizioni
O ancora verso Le nausee di Darwin di Giordano Boscolo che parte da una cornice reale per costruirvi attorno un’invenzione romanzesca dove il tempo dilatato e lo scenario del mare circostante fanno da quinta a una vicenda di incontro e progressiva comprensione dell’altro. Ma trova posto anche la ricerca della verità in Diecipercento e la Gran Signora dei tonti di Antonella Di Martino, “giallo di confine” certamente non ascrivibile al genere del giallo classico perché si serve anche del fantastico per cogliere la realtà e sa scrutare la storia della società italiana da due ottiche molto distanti, portatrici di due valori (forse non troppo) divergenti.
Parlare con gli autori che mi hanno raccontato dei propri testi ha reso evidente come Autodafè si ponga sul mercato in maniera interessante, con una proposta molto orientata e con la scelta di una specializzazione forte che non rappresenta un limite in termini di valore letterario, ma al contrario una decisione coraggiosa, e, come tale, da valorizzare.
Ma l’evento a cui ho partecipato è stata anche un’occasione di arricchimento umano e di confronto con professionisti che, anche con poche parole, sono riusciti a raccontarmi dell’entusiasmo che anima il loro lavoro. Una tra tutti Cristina Di Canio, libraia indipendente de Il Mio Libro, che ha saputo trasmettermi un senso di vivo slancio verso una professione (più passione, in realtà) che richiede dedizione e continua cura del rapporto con editori, autori, lettori, clienti e che deve necessariamente presupporre un amore profondo verso il libro, assoluto protagonista della serata.
Circostanze come questa restituiscono il senso dell’editoria come scommessa e rivelano come, accanto ai giganti del mercato e alla grande distribuzione, si costituiscano e crescano realtà editoriali di grande vitalità, che meritano attenzione per le scelte e la linea adottata. Dietro di esse operano persone volenterose e desiderose di curare scrupolosamente i testi, che perseguono degli obiettivi commerciali ancorandoli alla ricerca di precisi valori letterari, e non solo.
Resta solo da augurarsi che i lettori diano a queste realtà le opportunità di cui sono degne.


Claudia Consoli


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Ringraziamo Anna Chielli di Autodafé per averci messo a disposizione le foto della serata.

Per maggiori informazioni sulla casa editrice
Il sito ufficiale: http://www.autodafe-edizioni.com/
La nostra intervista per "Editori in ascolto"

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