Camilla consiglia
La figlia vera di Jemimah Wei (Mondadori)
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Perché: Il romanzo di Jemimah Wei è un esordio ben riuscito, in cui le contraddizioni umane, l'affetto, l'odio, la distanza e la vicinanza si mescolano per evidenziare le fragilità di ognuno di noi. Narra la storia di due bambine – Gen e Arin – che si ritrovano a diventare sorelle, loro malgrado. Mentre il mondo degli adulti cade a pezzi e si sgretola senza possibilità di rimedio, Gen e Arin coltivano l'affetto reciproco, si impegnano a essere sorelle leali e amorevoli, ma, anche per loro, l'età adulta porterà incertezze e contrasti.
A chi: è il romanzo perfetto per chi ama le storie familiari, gli intrecci e le relazioni tra esseri umani. Per chi non si accontenta di personaggi solo buoni o cattivi, ma ama sorprendersi sempre davanti alle scelte insolite e incomprensibili del prossimo.
Deborah D'Addetta consiglia
La lente scura di Anna Maria Ortese (Adelphi)
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Perché: riedizione aggiornata di una raccolta di scritti di tipo giornalistico, reportage, appunti di viaggio, pagine di diario, pensieri abbozzati un po' ovunque, ma anche – come dice in postfazione Luca Clerici, il curatore, «un libro fatto di libri» perché contiene Il treno russo, Il mormorio di Parigi e Estivi terrori. Un unicum quindi molto comodo per chi volesse scoprire la scrittrice in veste di viaggiatrice: la prima parte del testo riproduce le corrispondenze di viaggio che Ortese aveva raccolto per pubblicare un libro (poi mai uscito); la seconda ordina gli articoli raccolti in vista della pubblicazione della primissima edizione de La lente scura; la terza parte accoglie pezzi sparsi, pubblicati postumi. Il periodo di riferimento, quello in cui Ortese scrisse questi pezzi, è quello che va dal '48 al '62 circa: dunque da un'Italia post-bellica a quella del boom economico. Una narratrice inaffidabile, confusa, sentimentale, o come dice ancora Clerici, «irregolare». Si potrebbe definire la classica voce da artista tormentata, perché così ci parla Ortese: spesso si contraddice, cade in vortici di paura e panico, e «non di rado, questa irregolarità, assume contorni patologici».
A chi: libro perfetto da centellinare in viaggio, magari andando in treno a lavoro, o come libro della buonanotte nelle serate autunnali di pioggia. Consiglio la lettura del testo a chi ha già letto qualcosa di Ortese, ad esempio il suo più classico Il mare non bagna Napoli, oppure Il cardellino: approcciarsi a un testo così denso come questa raccolta, così pieno di sentimenti intensi, potrebbe essere frastornante se non si conosce un poco l'autrice. Se invece ne sapete qualcosa, allora sarà una lettura straordinaria.
Debora Lambruschini consiglia
La mia Ántonia di Willa Cather (Feltrinelli)
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Perché: l'autunno ha i colori e il paesaggio del Nebraska dipinto da Willa Cather nel suo romanzo più celebre, La mia Ántonia, che Feltrinelli lo scorso anno riportava in libreria nella felice traduzione di Monica Pareschi. È in quella stagione che le vite di Jim e Ántonia, allora bambini, si incrociano, dando vita a un legame che durerà per sempre, nonostante le avversità, le distanze, le differenze di classe. Romanzo di formazione, ma anche ascritto al filone della narrativa di frontiera e rurale, La mia Ántonia è un testo immaginifico e profondo, in cui l'alternarsi delle stagioni segna il tempo e la vita che scorre
A chi: a chi sceglie letture che si addicono alla stagione, a chi con l'autunno ha voglia di immergersi tra le pagine di una storia corposa, la lingua insieme immaginifica e scarna. A chi desidera riflettere sul tema delle migrazioni, nella tensione costante tra radici, appartenenza, integrazione. A chi vuole scoprire una protagonista indimenticabile, nata dalla penna di una scrittrice da rileggere ancora e ancora.
Fulvio consiglia
Le lupe di Pierre Boileau e Thomas Narcejacle (Adelphi)
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Perché: perché non c'è nulla di meglio in un ottobre piovoso e, spero, anche un po' freddo, di un thriller psicologico capace di cambiare la percezione della realtà del protagonista e del lettore.
A chi: a tutti coloro che amano immergersi nella mente dei personaggi perdendosi in un labirinto molto pericoloso.
Giada consiglia
Come sorelle di Elisa Bellero (edizioni e/o)
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Al centro di questa storia ci sono due bambine (e poi donne) legate per tutta la vita. Ester e Teresa sono cugine, ma nei fatti si sentono come sorelle, e sarà proprio questo legame a influenzarle nelle scelte future tanto che né la distanza né la Storia riusciranno a spezzarlo. E siccome l'autunno è la stagione anche della ripartenza, quella in cui si cerca di mettere ordine, Ester e Teresa potranno farvi compagnia: nel loro legame non c'è perfezione, anzi, sono proprio gli sbagli e le fragilità a renderlo ancora più autentico.
Come sorelle di Elisa Bellero è un romanzo dal passo intimo e avvolgente che esplora la complessità degli affetti familiari e ricorda come non siano solo i legami di sangue a diventare la nostra bussola ma anche quelli che ci scegliamo.
A chi: a chi ama le storie familiari, a chi cerca un romanzo scandito dal trascorrere delle stagioni e per chi vuole semplicemente un racconto da assaporare con una tazza calda in mano.
Giulia consiglia
Le ore d'oro di Louisa Young (Fazi)
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Perché: lettori e lettrici della saga dei Cazalet erano curiosi di sapere cosa ne era stato di loro dopo l'ultimo capitolo Tutto cambia. La nipote di Elizabeth Jane Howard ci porta negli anni Sessanta: Louise, Polly e Clary sono i nuovi tre pilastri che reggono il clan e le molteplici voci delle nuove generazioni rendono queste pagine un fiume in cui immergersi, senza nemmeno accorgersi della luce autunnale che va piano a piano a spegnersi.
A chi: a chi sentiva troppo la mancanza della famiglia Cazalet e vuole proseguire nella scoperta di come se la sta cavando la nuova generazione. A chi ama leggere la Storia tramite le vicende familiari.
Gloria consiglia:
Amalia, l'obliqua di Emanuala Canepa (Guanda)
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Perché: in fondo, cosa c'è di meglio con l'inizio di un autunno di un romanzo biografico che ci porta all'inizio del Novecento, quando i letterati e gli artisti si incontravano nella Torino elegante e raffinata e dissertavano delle loro opere e di quelle degli altri? Il focus del nuovo romanzo di Canepa è su Amalia Guglielminetti, poetessa, autrice di prose, di articoli di giornale, donna influente nel mondo della cultura dell'epoca e affascinante. Piena di grazia ma anche piena di determinazione a non lasciarsi mai imbrigliare in stereotipi.
A chi: a chi ama trovare o ritrovare scampoli della storia della letteratura sotto forma narrativa, respirando a tutti gli effetti lo spirito di un'epoca destinata a incrudelirsi a causa delle guerre, dell'avvento della dittatura, di una sensibilità fortemente diversa.
Samantha consiglia
Ultime parole famose di Gillian McAllister (Fazi)
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Perché: È il ritorno in libreria di una scrittrice molto amata, che sa dosare ritmo e narrazione e che ci racconta ancora una volta come non dobbiamo essere vittime dell'apparenza. Mentre l'autunno comincia ad avvolgerci con la sua atmosfera e le giornate tornano ad avere la loro routine, in questo romanzo proprio quelle che pensiamo essere le certezze vengono man mano distrutte da qualcosa di sconvolgente. La protagonista vive l'incubo di vedere in tv suo marito, che da compagno presente e padre amorevole, si trasforma in un criminale. La domanda di fondo è dunque: quanto conosciamo davvero le persone con cui condividiamo la nostra vita?
A chi: è un libro per chi spesso è distratto dall'abitudine, fa gli stessi gesti, torna nella stessa routine, e pensa che la sua vita sia costruita su certezze. Solo che poi quelle certezze crollano. A questo punto ci chiediamo cosa può succedere, se un tempo che sentiamo nostro perde le sue coordinate e se una persona amata sembra diventare un'altra. Alla fine ci siamo davvero sbagliati così tanto o stavamo solo guardando le cose da una prospettiva sbagliata?
Valentina consiglia
E ti chiameranno strega di Katia Tenti (Neri Pozza)
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Perché: Katia Tenti intreccia due tempi distanti cinquecento anni, ma uniti dallo stesso destino. Barbara Vellerin, una delle trenta donne innocenti arse come streghe nel 1506 al castello di Presule, presso Fiè allo Sciliar, e Arianna Miele, antropologa contemporanea che, riportando alla luce quelle vite dimenticate, scopre di doverci fare i conti anche lei. Più si va avanti, più il confine tra le due donne si assottiglia, fino a sembrare la stessa voce sussurrata. Il romanzo, vincitore del Premio ITAS del Libro di Montagna 2025, circola tra le Dolomiti con un passo magnetico, fatto di silenzi e radici che vanno oltre la ricostruzione storica.
Proprio ora, in occasione dell'uscita del nuovo romanzo di Tenti Mia signora di pietra e vento (recensione in arrivo su Critica Letteraria), questo titolo sta tornando a bussare alle porte di lettrici e lettori. Due opere che si tengono per mano nello stesso immaginario di terra, memoria e resistenza femminile.
A chi: a chi cerca nell'autunno un tepore che non sia sdolcinato, ma venato di mistero e di memoria; a chi ama le storie a doppio filo temporale da leggere una pagina alla volta, magari sotto una coperta; a chi non si stanca mai di ritrovare, in un romanzo, il legame tra le donne, radici e libertà.
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