Se mai un giorno torneremo
di María Dueñas
Mondadori, febbraio 2026
Traduzione di Giuliana
Carraro, Eleonora Mogavero
pp. 492
€ 23,00 (cartaceo)
€ 11,99 (e-book)
María Dueñas è una delle autrici spagnole contemporanee più apprezzate nel panorama del romanzo storico. I suoi libri si distinguono per la capacità di intrecciare le vicende dei protagonisti con grandi eventi della storia, dando vita a storie appassionati, ben documentate e ricche di emozioni.
Anche nel suo ultimo romanzo Se
mai un giorno torneremo
conferma questa caratteristica, raccontando la vita di una donna che attraversa
un periodo storico complesso senza perdere la speranza di costruire un futuro
diverso.
La vicenda prende avvio negli anni Venti del Novecento,
quando Cecilia attraversa il Mediterraneo e approda a Orano, nell’Algeria sotto
amministrazione francese. Arriva in città priva di tutto: è analfabeta, povera
e porta con sé un documento rubato.
Il porto di Orano era molto più movimentato di quello di Cartagena, con le sue caterve di piccole barche da pesca da un lato e le grandi navi da carico e i traghetti dall’altro; con barche a vela, cutter, feluche e piccoli piroscafi che dondolavano sotto il sole, circondati dalle grida roche di uomini in varie lingue, dai clacson e dalle sirene. (p. 27)
I primi anni della sua nuova esistenza
mostrano tutta la complessità di chi intraprende un percorso privo di mezzi e
di istruzione. Cecilia accetta i lavori più faticosi, passando dalle
piantagioni di tabacco ai lavatoi, fino al servizio domestico presso una
famiglia francese, ma nonostante tutto non smette mai di lottare. Cade, ma si
rialza, aggrappata al desiderio incessante di un domani migliore.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è l’ambientazione. L’Algeria coloniale diventa parte degli eventi e mostra l’incontro tra culture diverse e le trasformazioni che attraversano il Paese per giungere alla sua indipendenza.
Ma io stavo affogando, annaspavo, continuavo a provare quella costante oppressione e quell’angoscia che mi provocava la convivenza con un carceriere cui mi legavano, come un cappio al collo, la benedizione di un prete e un certificato di matrimonio per forza. Nemmeno le sue pressioni dei primi tempi mi spaventano più. (p. 195)
Lo stile della scrittrice è scorrevole e pieno di dettagli, capace di descrivere ambienti e personaggi senza rallentare la narrazione. Pur trattando temi sensibili e difficili come la violenza, la povertà e l’emigrazione, dal racconto non viene meno la capacità di trasmettere fiducia. La protagonista non è un’eroina perfetta, ma una donna credibile, che sbaglia, soffre e cresce attraverso le esperienze che vive.
Inaugurammo il negozio sotto i portici nella primavera del 1950, facendoci strada in un decennio che immaginavamo sarebbe stato tranquillo e prospero e che invece si rivelò un inferno. Nonostante il nervosismo e le incertezze, fu un successo fin dall’inizio. Il negozio era luminoso e variopinto come lo avevo immaginato. (p. 366)
Forse in alcuni
punti la storia procede con un ritmo più lento, soprattutto nelle parti
dedicate al contesto storico, ma questi passaggi aiutano a comprendere meglio
il mondo in cui le vicende si dipanano.
Il romanzo è intenso ed emozionante e
soprattutto invita a riflettere sul valore della libertà, dell’identità e della
possibilità di ricominciare anche dopo le prove più dure.
È una lettura ideale per chi ama i
romanzi storici con protagonisti forti e realistici.
Silvia Papa

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