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La dissociazione dell'identità di una donna che si separa in sette altre sé: la "nuova me" di Oyeyemi

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Una nuova nuova me
di Helen Oyeyemi
66thand2nd, settembre 2026

Traduzione di Marina Calvaresi

pp. 240
€ 20 (cartaceo)
€ 14,99 (ebook)

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Care mie, non è un segreto che il giorno in cui mi avete eletta capobranco è stato il più felice della mia vita. Ce lo meritavamo tutte: chiunque tra noi poteva aggiudicarsi il lunedì e fare un figurone. Eppure, avete scelto me. Mi avete issata sulle vostre spalle come colei che avrebbe stabilito il corso della nostra intera settimana e, quel giorno, ho giurato di rendermi degna della stima che mi avete dimostrato. Certi lunedì ci sono riuscita; ci metto la mano sul fuoco. Certi altri lunedì... insomma. A prescindere da come la penso, l'attuale situazione si è creata sotto la mia giurisdizione e sono un po' scioccata per il fatto di aver fallito così miseramente nei nostri riguardi […] Mi sono illusa di trovare la sicurezza nei numeri, la sicurezza nel fatto che noi siamo sei e lei una sola. (pp. 36-37)

Libro bizzarro questo di Helen Oyeyemi, scrittrice nigeriana naturalizzata britannica, che probabilmente non si riuscirà a capire del tutto, ma la particolarità della sua - o meglio, delle sue - personalità giustifica la confusione e il dubbio.

Kinga Sikora è una quarantenne di origini polacche che vive a Praga: il romanzo, la cui struttura si divide in sette capitoli, ciascuno per ogni giorno della settimana, viene narrato in prima persona dalla protagonista. E fin qui nulla di strano. Il fatto è che Kinga non è una sola, ma sette - anche qui - una per ogni giorno della settimana.
Tempo prima, durante la giovinezza, la Kinga originale, quella intera, ha deciso di splittare la sua personalità in sette sé, sette parti autonome, con una propria personalità, idee, desideri, pensieri. Kinga-A ha deciso di vivere di lunedì; Kinga-B il martedì; Kinga-C il mercoledì e così via. Semplicemente funziona così: Kinga-A si addormenta e la mattina dopo emerge la seguente. E di qui in loop.

Come fanno a comunicare? Tengono un diario comune (il nostro romanzo), su cui scrivono le impressioni del proprio giorno, quello che succede, aggiornamenti, note da comunicare alle altre, ed è per questo che le voci narranti si riferiscono sempre a un noi/voi collettivo.

Il romanzo si svolge tutto durante una settimana piena, per cui la prima voce che leggiamo è quella di Kinga-A, una donna un po' egocentrica, maestrina e saccente, che scopre quello che sarà l'incidente scatenante della storia: in casa c'è un uomo legato, Jarda, e non ha la più pallida idea di chi delle altre sei Kinga sia stata a farlo. 
Inizia quindi una sorta di gioco a capire la tessera marcia, la traditrice. La cosa inizialmente divertente è invece scoprire il tipo di personalità che hanno le sette: la prima risolve i problemi di tutte le altre (o almeno, così pensa); la seconda è cinica; la terza è quella ingenua e romanica, facile a cedere al fascino degli uomini; la quarta è equilibrata; la quinta enigmatica; la sesta energica, festaiola; e l'ultima è quella che tutte credono religiosa, devota alla fede.

Durante la narrazione molte di queste caratteristiche date per certe verranno sbugiardate, ribaltate, e questo mi fa pensare non solo allo splittamento della personalità, patologia che esiste e che viene chiamata disturbo dissociativo dell'identità (ricorderete senz'altro il film Split di M. Night Shyamalan) ma anche alla neurodivergenza: noi tutti, come essere umani, non siamo mai una sola persona, ma ci adattiamo alle circostanze, agli ambienti, alle persone con cui ci relazioniamo, modificando di volta in volta i nostri comportamenti, il tono della voce, il modo in cui ci vestiamo, persino i nostri gusti e desideri.

Ecco, Oyeyemi mette in pagina questo concetto, di fatto sezionando la personalità della sua protagonista fino ad arrivare all'osso. E parlavo di neurodivergenza perché mi sembra che nei discorsi delle sette Kinga ci sia spesso una disattenzione, delle contraddizioni, ripetizioni ossessive, o estrema lucidità e genialità. La percezione del mondo di Kinga e delle sue "compagne" è diversa, come pure sono diversi i modi di ciascuna di loro di percepire ed elaborare le emozioni.

Desistere era persino più umiliante che dimenarmi - secondo me, perché persisteva nel suo atteggiamento anche una volta ottenuto quel che voleva; Kinga-A che si accaparrava il mio giorno della settimana era una replica in scala 1:1 di nostra nonna quando tirava il collo alle galline. Ecco chi è Kinga-A veramente. Voialtre avete cercato di rimuoverlo perché lei era molto rammaricata e perché vi considerate più deboli, la considerate più brava ad affrontare la vita adulta o quello che è. Naturalmente, dissento (ma proprio di brutto). Non posso far altro che augurarmi che, a un certo livello, vi rendiate conto che quelle tre settimane consecutive di Kinga-A non sono state dovute al fatto che siamo più deboli di lei, ma al fatto che abbiamo rispetto l'una per l'altra - e per Kinga-A - più di quanto lei ne abbia per noi. Aggiungo un'altra chicca, gratis: non mi tirerò indietro anche stavolta. Questa sgualdrina si mette in mostra come la migliore delle Kinga, la sorella maggiore tutta orgoglio e smancerie preferita da Benek. (pp. 60-61)

Divertente anche passare da una Kinga all'altra, e leggere che molte sono in contrasto tra di loro. A complicare la faccenda c'è questo fantomatico Jarda, uomo misterioso che rimanda a un ricatto, a delle fotografie incriminante e a un mistero famigliare.

La scrittura di Oyeyemi è ricchissima, ambigua, frastornante: lunghi periodi, flussi di coscienza, elementi che sembrano messi a caso, pezzi di trama che si intrecciano e poi si dipanano più avanti. Devo dire, non è facile seguirla. In più, mi pare che la trama sia inconsistente e confusionaria: l'elemento più interessante è l'indagine delle sette personalità, e i motivi che hanno spinto la Kinga originale a dargli vita. 

Libro particolare, bizzarro come ho detto, ma potrebbe piacere a chi ha letto ad esempio Una stanza piena di gente di Daniel Keyes o, se vogliamo proprio spingerci sui capolavori, Fight club di Palanhniuk e American Psyco di Ellis. Una nuova nuova me è chiaramente diverso, con tutto un altro tono, ma per chi è interessato alla dissociazione dell'identità potrebbe essere un buon titolo.

Deborah D'Addetta