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"Anatomia di un omicidio" di Jo Murray è un legal thriller sulle versioni più convincenti della verità

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Anatomia di un omicidio



Anatomia di un omicidio
di Jo Murray
Bompiani, giugno 2026

Traduzione di Gabriella Pandolfo

pp. 432
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Leila Reynolds e Julian Kesler sono due avvocati, sono sposati e Leila un tempo era l’allieva di Julian. Il loro rapporto è solido, apparentemente felice e sembrerebbe basato su stima e rispetto reciproco. Almeno fin quando nelle loro vite non arriva un caso che li metterà uno contro l’altro: la difesa, per Leila, del presunto assassino Jack Millman. 


Un legal thriller che ruota attorno alla bravura dei due avvocati, ma anche sulla carriera e la stima che ci si costruisce in un’intera vita e che può crollare da un momento all’altro. La domanda che Leila si pone fin dall’inizio è: il mio matrimonio sopravviverà a questo processo?


Quando una donna sfida il sistema e il suo stesso marito, nonché maestro, con cui ha svolto il praticantato e che le ha praticamente insegnato tutto, le regole sembrano cambiare. Un uomo così sicuro di sé come Julian non potrà certo incassare colpi con serenità e, essendo abituato a ricorrere a ogni mezzo pur di vincere, seguirà la stessa tattica anche con la giovane moglie. E ovviamente, in un sistema del genere, il rapporto tra maestro e allieva cambia nel momento in cui quest’ultima diventa un’avversaria capace di utilizzare contro di lui proprio ciò che ha imparato.


D’altro canto, Leila deve fare i conti con chi pensa che sia lì solo perché ha sposato un suo superiore, perché è una bella ragazza, perché tutti intorno a lei sembrano accorgersene – forse anche più della sua bravura – e anche con uno o due segretucci del suo passato, che potrebbero rovinarla in un attimo.


La reputazione diventa così uno degli elementi cardine del romanzo. Ci vogliono anni per costruirsela, ma basta insinuare un dubbio perché anche quello che fino a un momento prima sembrava certo, possa assumere un significato completamente diverso. E questo vale per Leila, per Julian, ma soprattutto per l’uomo che siede sul banco degli imputati.


A complicare le cose infatti arriva Jack, l’imputato, precedentemente difeso da Leila in un altro processo e poi condannato per lesioni, e che si rifiuta di concordare una difesa preventiva con la sua legale, ricordandole le parole che proprio lei, in quell’occasione gli ha insegnato: “Mai fidarsi degli avvocati”. 


Una provocazione che in realtà contiene molto del senso del romanzo, perché in tribunale non basta stabilire cosa sia accaduto: bisogna riuscire a raccontarlo. Leila e Julian prendono gli stessi fatti, li osservano da prospettive opposte e cercano di costruire intorno a essi la versione più convincente.


Jo Murray, che prima di dedicarsi alla scrittura è stata avvocato penalista, conosce bene il terreno sul quale muove i suoi personaggi e questo si sente soprattutto nelle sequenze processuali. Il lettore entra nei meccanismi del sistema giudiziario di Inghilterra e Galles, scopre come si costruisce una strategia difensiva, quanto sia importante la scelta delle parole e soprattutto quanto possa essere decisivo convincere una giuria.


Perché nessuno entra davvero in un’aula di tribunale senza pregiudizi. Il passato dell’imputato, l’aspetto di un avvocato, la sua sicurezza, una frase pronunciata nel modo giusto o sbagliato possono modificare la percezione di chi ascolta. Ed è proprio su questo confine, tra fatti e interpretazione, che Murray costruisce buona parte della tensione.


Da questo romanzo è tratta la seconda stagione della fortunata serie, in onda su Apple TV, “Presunto Innocente”, e la narrazione che è molto incentrata sulla psicologia dei personaggi e sulle sequenze descrittive legate a procedure e indagini, ci fa già pregustare il clima. 


Orgoglio, gelosia, risentimento, desiderio di rivalsa entrano in un luogo, il tribunale, che dovrebbe essere dominato soltanto dalla razionalità. Il libro ci invita dunque ad una riflessione: quanto conta la verità, se non sei capace di raccontare una versione convincente?


Samantha Viva