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Crisi mistiche, relazioni affettive e libri: "Tutto comincia con il sangue" di Aixa de la Cruz

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Tutto comincia con il sangue
di Aixa de la Cruz
Fandango, settembre 2026

Traduzione di Roberta Arrigoni

pp. 252
€ 19,00 (cartaceo)

Stavolta non si prepara a bere il sangue di Cristo, bensì quello della sua amica, cosa che trova naturale come l’avere inciso su ognuno degli alberi che circondano la loro capanna la scritta “Julia e Violeta forever”. Ignora le implicazioni ancestrali dei patti di sangue non meno della liturgia cattolica. Non ha ancora letto quello che scrisse il dottor Livingstone a proposito di una donna da lui operata senza dispositivi di protezione per un tumore che, scoppiando, gli era schizzato in un occhio. Ora siamo fratelli di sangue, gli aveva detto la paziente, e io sarò tenuta a servirti e prepararti da mangiare ogni volta che passerai per il mio paese (p. 11)

La scena che apre "Tutto comincia con il sangue", il nuovo romanzo di Aixa de la Cruz, non passa inosservata perché è estremamente avvincente: sui gradini di una chiesa, Violeta propone a Elisa di stringere un patto di sangue per suggellare l'amicizia che le unisce. Si strappa una pellicina per versare una piccola goccia di sangue in una borraccia da cui beve senza indugi. Anche Elisa beve, ma sputa immediatamente il liquido che avrebbe dovuto unirle per sempre. 

L'episodio descrive in maniera emblematica –ma anche profetizza– le future relazioni della protagonista: Violeta ricerca un'intensità che non tutti le riescono a dare e anche quando ci provano, falliscono. Le sue relazioni si mantengono sempre sull'orlo di un precipizio, perché la fondamenta su cui poggiano è la dipendenza: quella con Paul, il suo amore adolescente a cui non riesce a mettere un punto; quella con Salma, in cui cerca una stabilità che lei in primis non riesce a dare. 

Attraverso questo personaggio – complicato, contraddittorio, estremamente resiliente – De la Cruz si connette al fenomeno contemporaneo di ricerca della religiosità. Se in generale viene ripensata in termini estetici –il nuncore– per la protagonista del romanzo diventa una ricerca di vincoli stretti perché legati dalla ricerca di qualcosa di più alto, un legame ancora più forte proprio perché si ricerca un qualcosa che spesso è irraggiungibile.

Nonostante le metafore a volte opache e una minore definizione dei personaggi secondari, che condiziona le possibilità della trama, mi preme sottolineare due aspetti molto positivi del romanzi. In primis, l'ampio spazio che viene dato alle relazioni sessoaffettive alternative all'eterosessualità, senza che vengano imposte etichette che le definiscano. Ma de la Cruz non idealizza questi rapporti, anzi, proprio perché il dualismo: «la riduce a un organismo dipendente dalle trasfusioni di sangue di un altro che può decidere di sbarazzarsi di lei in qualsiasi momento» (p. 221) come nel caso di Salma, in cui la relazione a due è stretta, soffocante, perché fondata su una dipendenza inflessibile.

Nonostante pensi di non riuscire ad avere amicizie vere, per Violeta l'equilibrio perfetto – e, proprio per questo, costretto a finire – viene raggiunto solo nel rapporto con Chiara e Bea, rispettivamente amica e amante, grazie alle quali riuscirà a rimettersi in piedi dopo le relazioni con Salma e Paul. La stabilità di questo triangolo, che finalmente le permette di stringere il patto di sangue – «"Violeta, sei stata per anni la mia amica e la mia donna, ora sarai per sempre mia sorella"» (p. 222) le giurano le due donne – le da la forza di compiere una scelta che viene sapientemente annunciata da piccoli indizi nel testo. 

Dopo una vita in cui «ha vissuto di spalle al rito» (p. 210), Violeta decide infatti di entrare in un convento alla ricerca di una connessione, di una guida, ma anche per scappare dal passato: «stringerà forte il rosario e si farà uscire il sangue dal polpastrello di un altro dito, dicendosi che gliene restano ancora otto, otto dita integre per il dolore pungente che disperde le voci» (p. 111).

Un altro punto che vale la pena menzionare sono i riferimenti letterari della protagonista, che è una grande lettrice sin dall'adolescenza. I libri sono un rifugio, uno spazio in cui vivere con intensità, come Heathcliff e Catherine, ma anche per perdersi nell'introspezione pura –come fece Emily Dickinson, la poeta preferita di Violeta– e per vivere il vuoto che riempie dell'esperienza mistica, come in Santa Teresa d'Avila e Giuliana di Norwich.

Claudia Fogliani