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Contro l’omologazione, anche a piedi scalzi! Tra la voglia di cambiare il mondo e il rischio di perdersi ne “Gli indegni” di Francesco Abate

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Gli indegni
di Francesco Abate
Einaudi stile libero, 21 ottobre 2025

pp. 384
€ 20,00 (cartaceo)
€ 10,99 (eBook)

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Noi siamo la musica che ascoltiamo, i vestiti che decidiamo di portare, il taglio di capelli che abbiamo scelto, i libri che leggiamo. Il punk ci ha generato, noi lo abbiamo ucciso e siamo andati oltre. Nasciamo dalle sue ceneri più forti e determinati a non essere fagocitati da questa massa borghese omologata, gente che quando passiamo si gira, ci schifa, ci teme. (p 103)

Ho due domande per il lettore, così, giusto per cominciare questa recensione con qualche riflessione: fino a che punto siamo disposti a restare noi stessi, anche quando gli altri non ci capiscono? E l’amore? L’amore è un incontro che ci completa o che ci mette alla prova? 

Le parole in apertura sono una dichiarazione di identità, ma anche una presa di posizione: raccontano il bisogno di distinguersi, di non farsi inghiottire dall’omologazione, di affermare sé stessi attraverso scelte, musica, abiti, pensieri. L’ultimo romanzo di Francesco Abate, Gli indegni, cammina proprio su questo filo sospeso tra libertà e giudizio, tra desiderio di essere riconosciuti e paura di essere esclusi. Sono parole di Anaïs, una ragazza dallo spirito libero, che fin da subito cattura e disorienta il protagonista, Livio Prost.

Livio, cagliaritano, ha sedici anni e la stessa fame di vita che anima molti adolescenti e desidera amicizie autentiche, esperienze nuove, libertà. Lo incontriamo mentre esce di casa scalzo per non farsi sentire dai genitori e raggiungere di nascosto il gruppo di amici che lo attendono al porto per imbarcarsi verso Firenze: è lì che si terrà un concerto epocale, quello di Patti Smith. È proprio lì che Livio conoscerà quello che sarà poi un amore grande e tormentato. Da quel momento prende avvio un percorso di crescita che attraversa gli anni Settanta e Ottanta, un’epoca segnata da grandi fermenti culturali, ma anche da ferite profonde come la droga e l’AIDS.

Il romanzo profuma di musica e di ribellione, ma soprattutto racconta un gruppo di ragazzi che la società osserva con diffidenza: 
Fricchettoni, droghini, zecche, tossici, pulci, zingari, cappellini e fragh’e conca, che vuol dire «testa che puzza». Così ci chiamano. (p. 13)

Sono gli “indegni” del titolo, giovani ai margini che Abate racconta senza moralismi, restituendo loro complessità e dignità. Lo stesso Livio vive sulla propria pelle un senso di inadeguatezza che non riguarda solo il gruppo dei pari, ma anche il contesto in cui cresce. Proveniente da una famiglia di insegnanti, si ritrova inserito in un ambiente scolastico prestigioso e altamente selettivo, in cui percepisce fin da subito una distanza profonda dagli altri.

Non ero dei loro e l’ho capito dal primo giorno che ho messo piede nell’androne. All’apertura dell’anno scolastico ero l’unico con indosso i pantaloni del cugino, la camicia di un altro cugino e le polacchine comprate con i saldi all’Upim. (pp. 14-15)

La vita di Livio cambia radicalmente quando entra in amicizia con John, soprannominato “Crema” da Anaïs. È uno di quei personaggi destinati a conquistare immediatamente la simpatia del lettore e che, non a caso, riaffiorerà nei momenti più significativi della vicenda. Ma è soprattutto l’incontro con Anaïs a segnare un prima e un dopo nella sua esistenza. Ribelle, inquieta, libera da ogni convenzione, la ragazza lo introduce a mondi fino ad allora sconosciuti: dalle droghe alla scoperta della sessualità, dai suoni del punk alle nuove sonorità della musica house. 

Attraverso Anaïs, Livio conosce anche Cesare, figura enigmatica e affascinante, un uomo omosessuale che apre le porte della sua grande casa a una varia umanità di artisti, sognatori ed emarginati, persone dalla vita irregolare che hanno scelto, o sono state costrette, a vivere ai margini. È uno degli ambienti più suggestivi del romanzo, un luogo in cui si intrecciano libertà, fragilità e desiderio di appartenenza. 

Non voglio però soffermarmi oltre sugli altri personaggi che popolano queste pagine e che il lettore avrà il piacere di scoprire da sé. Senza svelare troppo, posso dire che il vero filo rosso della narrazione è la storia d’amore di Livio: un amore intenso, inquieto e spesso doloroso, che lo porterà a inseguire Anaïs attraverso città, incontri e stagioni della vita, perdendola e ritrovandola più volte. È una ricerca che attraversa l’Italia e l’Europa, ma che è anche, e soprattutto, un viaggio dentro sé stesso e nella difficile conquista della propria identità. 

Questo libro è adatto alle classi del triennio di un liceo, poiché permette di riflettere su temi ancora molto attuali: il bisogno di appartenenza, la costruzione della propria identità, il peso del giudizio sociale e il valore dell’amicizia. Pur ambientato in un periodo storico che può sembrare lontano, il romanzo parla infatti ai ragazzi di oggi, perché ogni epoca ha avuto la sua gioventù con le sue paure, le sua manie, i suoi drammi, nonostante la straripante voglia di vivere che le è tipica.

Gli indegni è davvero un romanzo intenso e coinvolgente, capace di far dialogare passato e presente. È una storia che invita a guardare oltre le apparenze e che ricorda come dietro ogni etichetta ci sia sempre una persona, con i suoi sogni, le sue paure e il suo irriducibile desiderio di essere sé stessa.

Ce ne freghiamo dei loro sguardi, delle imprecazioni, delle mezze parole. Il giudizio è solo il rifugio di chi non osa vivere […] (p. 76)

Marianna Inserra