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Tra festini erotici, ironia e ferocia, finalmente una protagonista imperfetta che non le manda a dire. "La persona peggiore" di Raffaella Silvestri

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La persona peggiore
di Raffaella Silvestri

Mondadori, settembre 2026

pp. 192
€19 (cartaceo)
€9.99 (ebook)

Sono la persona peggiore del mondo e questa da adulta è la versione peggiore di me. (p. 58)

Se dovessi definire quest'opera con una sola parola non ci riuscirei. O forse sì, la potrei rubare a Jim Carrey nel celebre film The Mask: spumeggiante. Il nuovo romanzo di Raffaella Silvestri è spumeggiante. Ma sarebbe riduttivo definirlo solo questo. Infatti è anche brillante, spietato, autoironico e scritto in maniera così affilata da diventare la nuova bibbia dello spirito femminista

La storia ha inizio a Bali, in Indonesia. Un festino sexy mascherato da ritrovo spirituale e una protagonista trentacinquenne, neo sposa, che ha deciso di scappare da tutto, soprattutto da se stessa.

Ma cos'era che dovevo fare? Dove potevo andare, per tornare aggiustata? Era una trappola ancora più micidiale perché nessuno mi tratteneva, nessun mostro controllava la porta. (p. 58)

Non ha un marito violento o manipolatore, anzi, qui l'unica persona sbagliata e imperfetta è lei, e diciamolo, va bene così, finalmente una donna non perfetta, a tratti spigolosa e difficile, in cui è facile immedesimarsi. La protagonista, che altri non è che una versione romanzata dell'autrice stessa, costruisce un monologo convincente e magnetico che tiene incollati alle pagine dal principio alla fine.

L'inizio è volutamente provocatorio: un cinquantenne a petto nudo che si auto-nomina Shiva e che si atteggia a guru è l'organizzatore della festa proibita, in cui nudità e libertà vanno a braccetto con la follia, come avrebbe detto un'altra celebre Raffaella. La voce narrante giudica tutti, li studia e li etichetta, ma in fondo poi si ritrova a far le stesse cose dei suoi compagni d'avventura. E qui c'è il bellissimo paradosso costruito dall'autrice: la satira per niente sottile sul mondo erotico esclusivo è uno specchio ben lucidato della nostra contemporaneità. Shiva è un fanatico impostore, un narciso fallito che deve inventare un mondo suo per potersi sentire un dio. Le donne sono tutte influencers dipendenti dai social e si fingono amiche per fare tendenza, ma sotto sotto si odiano sinceramente. Gli uomini sono invece o palestrati indecisi che accettano la qualunque o narcisisti un po' sfigati, che fanno del pene il loro biglietto da visita. 

L'intera opera è un alternarsi di flashback che con feroce ironia dipingono la nostra società con una prova di scrittura davvero sorprendente: scrivere un lungo monologo non è facile, ma lo spostamento temporale e geografico favoriscono una lettura ritmata e intrigante che incuriosisce e non risulta mai banale o forzata. La scusa della protagonista Raffaella per compiere questa sorta di viaggio di formazione è quella di diventare insegnante certificata di Yoga, salvo poi cercare di capire se stessa, del perché forse le cose buone e giuste come Tomas (il marito finlandese perfetto), non siano abbastanza. Che cosa vuole veramente questa giovane donna? Perché non siamo mai abbastanza soddisfatti di ciò che abbiamo? «A trentacinque anni generalmente a nessuno frega niente di te; non è che ti osservino per i colpi di scena». (p. 37) La protagonista, nella sua ricerca e nel suo essere spaesata è sincera e non sogna di essere salvata da un uomo, il principe azzurro lo ha già, ma oggi a una donna questo non basta. Anche se qui, la donna in questione, non è né ambiziosa né realizzata in alcun campo. La fascia trenta-quarant'anni, soprattutto per i concetti di identità e relazione, vive un forte periodo di frammentazione: è a cavallo tra un mondo edulcorato narratoci dai nostri genitori, in cui la donna non può fare a meno dell'uomo per sopravvivere e ci si deve sposare, fare figli ed essere brave a casa, a cucinare e a scopare (non solo il pavimento). Eppure, le nuove generazioni sono invece paladine del poliamore e del simbolo della fluidità di genere e la donna può essere finalmente sopra l'uomo, e anche qui dò libertà di interpretazione. Chi sono dunque i trentacinquenni? Cosa ne resta di questi insicuri alla ricerca di sé?

Prima che mi potessero venire altre fisime - che mi sono convinta arrivino inesorabilmente col passare degli anni, all'improvviso e senza senso, come la voglia di fare dei figli, che avevo scongiurato congelando gli ovuli - insomma prima che gli eventi potessero precipitare, sono scappata. (p. 61)

Il soggiorno erotico della protagonista nasconde molto più di ciò che sembra, ma non voglio rivelare troppo, dirò solo che ciò che mi ha profondamente colpita oltre all'uso del linguaggio, così autentico e mai filtrato dal perbenismo sociale, è la costruzione della protagonista. Un personaggio anti-eroico per eccellenza. In un'epoca in cui le donne devono dimostrare di essere perfette, più capaci e più in gamba degli uomini, qui la protagonista inciampa continuamente su se stessa, cadendo, facendosi male, ma forse imparando ad aprire gli occhi veramente. Perché la vera scoperta è in fondo amarsi al punto di scegliere se stessi sempre, egoisticamente forse, ma con giusta consapevolezza. Sì, perché siamo tutti la peggior versione di noi stessi, e va bene così.

Carlotta Lini