Come ama il buio
di Emanuela
Cocco
nottetempo,
giugno 2026
pp. 336
€ 19 (cartaceo)
€ 12,99
(ebook)
“Sai quei quadri di arte moderna che non sai mai da che parte vanno appesi? Tipo quel Mondrian che è rimasto appeso capovolto per più di settant’anni? Ecco, noi ci siamo arrivati prima ma il nostro caso è stato appeso capovolto. E lo abbiamo tutti guardato dalla parte sbagliata”. (p. 174)
Roma, un giorno afoso di inizio agosto del 2025: una giovane coppia viene ritrovata in casa di una seconda coppia di vicini. Tutti e quattro sono stati uccisi in maniera efferata ma sulla scena del crimine non sembrano esserci indizi che svelino l’identità. È così che prende avvio l’indagine del commissario Maria Antonietta (Toni) Montixi. In una città semideserta e arroventata dal sole, seguiamo da vicino lo svilupparsi degli eventi in un classico romanzo poliziesco dalle forti tinte noir. L’elemento noir è dato, oltre che dall’omicidio, dalle vite dei personaggi che ruotano intorno alla squadra mobile capitanata dal commissario Montixi: in diversi retroscena il lettore comprende come ciascuno dei poliziotti abbia problemi irrisolti nella vita privata che, in alcuni casi, arrivano a intaccare le operazioni in corso e rischiano di far saltare determinati elementi del quadro. Alcuni di questi problemi vengono affrontati nel corso dell’indagine ma non tutti, e questo fa pensare che Come ama il buio sia solo il primo di una serie di romanzi che vedranno al centro la squadra mobile omicidi. Le basi per creare una serie in ogni caso ci sono: la protagonista Toni Montixi è un personaggio ben costruito, a tutto tondo, il cui potenziale non è stato svelato in questo primo episodio. Cocco ha accennato appena al suo passato e ne ha abbozzato il presente, lasciando intuire la direzione che può prendere la vita della sua controparte letteraria.
In merito alle indagini, è il caso di affermare che il realismo sia al centro della scena. L’autrice si sofferma – senza essere pedante, né troppo didascalica – sulle procedure seguite nei casi di omicidio, su come si svolgano i briefing e in che modo la tecnologia giunga in soccorso degli investigatori quando ci sono di mezzo social, smartphone o altri dispositivi che necessitano di attenzioni. Alcune scene hanno un vago sapore di déjà vu ma ciò che contraddistingue Come ama il buio è l’estremo realismo e una squadra composta da personaggi che non sembrano essere stati creati per far risaltare la protagonista, bensì per essere comprimari accanto a lei. Sebbene sia palese il ruolo centrale di Toni Montixi, anche gli altri personaggi hanno quasi sempre un proprio focus e una propria caratterizzazione; elemento, questo, che non è scontato.
I colpi di scena, come ci si aspetta da questo genere di romanzo, sono presenti e quasi nessuno è anticipabile. Solo in un paio di occasioni può capitare di arrivare poco prima dei personaggi a riconoscere un tassello mancante, e anche in quel caso la lettura non è rovinata, anzi, sembra quasi di star indagando insieme a loro. È sul finale, forse, che il romanzo sembra perdere un poco di lucidità: dopo trecento pagine di indagini precise, il confronto con l’assassino assume dei tratti leggermente forzati. Plausibili, e soprattutto giustificati dall’elemento fiction della narrazione: solo, leggermente forzati.
Al di là di questo dettaglio, che in ogni caso non pregiudica la lettura, Come ama il buio è un’ottima prova per un romanzo di genere. Ai posteri stabilire se eventuali sequel saranno all’altezza ed espanderanno l’universo narrativo creato da Cocco per Toni Montixi.
David
Valentini

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