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"La valigia del ritorno" di Ludovica Elder: una giovane governante alle prese con la vita e con la scoperta di sé.

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La valigia del ritorno
di Ludovica Elder
Piemme, maggio 2026

pp. 448
€ 20 (cartaceo)
€ 13.99 (ebook)

Dopo il successo d'esordio di I vestiti della domenica (Piemme, 2025), Ludovica Elder torna in libreria con un nuovo romanzo storico incentrato questa volta su una figura marginale in società, una domestica. La valigia del ritorno ai fini della storia non richiede la lettura del precedente volume, ma è tuttavia consigliabile sia per avere un quadro narrativo più completo sia per apprezzare la scrittura dell'autrice che in questo nuovo capitolo si fa più matura e consapevole. 

Siamo agli inizi degli anni Venti del Novecento, in un arco temporale che va dall'ottobre '23 all'aprile '24. Rosalba Garbin è nata a Monfalcone, un paese che si affaccia sul Golfo di Trieste (terra natia dell'autrice stessa). Rosalba è incinta di un uomo sposato, Giacomo Ledri, suo ormai ex datore di lavoro, che l'ha sedotta e poi spedita lontano, fino in Canada a Montréal, a lavorare come governante nella casa di un ex ufficiale della marina britannica. Rosalba ha ventitré anni, è sola, spaesata, non conosce l'inglese e non conosce il mondo, ma sulla nave che la porterà oltreoceano, inizierà a conoscere se stessa. 

Era stata abbandonata, ignorata, persino spedita lontano su quella nave verso il Canada, dove nessuno avrebbe potuto guardare il bambino che aveva in grembo e riconoscerlo come il figlio illegittimo di Giacomo Ledri. Il rispettabile dignitario del fascio, uno degli uomini più potenti di Trieste, ma padre di un figlio illegittimo no. (p. 10)

Durante questa traversata, il viaggio che compirà la giovane sarà tanto doloroso quanto di passaggio: Rosalba (quasi come nell'Orlando di Virginia Woolf) diventerà Rose, giovane donna caparbia e brillante che saprà farsi valere in un mondo di malignità che la vorrebbe sempre come comparsa e mai come protagonista. Rose, sulla nave verso l'ignoto, incontrerà la facoltosa e premurosa Mrs Noreen, che la prenderà a cuore e le insegnerà tutto ciò che sa in una sola settimana di viaggio. Grazie a lei, Rose troverà la forza di lottare per se stessa e per la propria dignità, dimostrando di non essere un'ingenua, ma anzi rivelando un'astuzia e un'intelligenza che le permetteranno di apprendere in poco tempo l'inglese, come richiesto dal suo nuovo impiego. Il suo datore di lavoro, Mr James Phillips è una figura estremamente interessante: anche lui, come Rose, compirà un processo di transizione e, nonostante l'inizio volutamente un po' lento, capitolo dopo capitolo conosceremo questi splendidi personaggi, in un turbinio di emozioni e colpi di scena, che daranno una piega del tutto inaspettata a questa storia.

La caratterizzazione dei personaggi, di Rose per prima, è proprio il punto di forza di questo romanzo: si impara ad amarli o a odiarli, perché attraverso la scrittura Elder riesce a dar loro forma e voce, restituendo al lettore figure concrete e reali. Si rimane davvero affascinati dal personaggio di Rose, ci si identifica facilmente con lei e coi suoi stati d'animo. La solitudine per essere stata abbandonata, la rabbia per essere stata messa da parte e la paura di dover affrontare tutto in una terra lontana. Il coraggio di questa donna e la sua voglia di farcela la rendono un'eroina insolita: una cameriera che non sogna il principe azzurro, ma che diventa il principe azzurro di se stessa. La giovane infatti, farà affidamento unicamente sulle sue forze e anche quando la vita la porterà alle strette e avverranno episodi drammatici che riguardano lei o la sua famiglia, Rose troverà la forza per andare avanti. E la troverà dentro se stessa:

Ora sapeva di essersi sbagliata, e che a cambiarla non era stato l'amore, ma la vita. E ora poteva riconoscere in Giacomo Ledri un uomo debole e vile. Non le sembrava lo stesso che aveva conosciuto, anche se non era diverso in niente. Era diversa lei. (p. 366)

Sullo sfondo, la presenza ancora fresca della guerra, la scalata del partito fascista, il problema dell'immigrazione e delle bande clandestine che la gestiscono, creano una tensione narrativa autentica e ben calibrata, che rende queste quasi quattrocentocinquanta pagine estremamente scorrevoli. Il finale lascia spazio a un possibile nuovo capitolo, e se la speranza è l'ultima a morire, mi auguro di poter tornare presto anche io in un posto speciale insieme a Rose, o a una prossima nuova conoscenza a cui affezionarmi.

Carlotta Lini