di Andrea Camilleri
Sellerio, marzo 2026
pp. 208
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2008, ci consegna un Camilleri poco conosciuto ma molto significativo, con una lingua che è un misto tra dialetto e italiano, ma che si potrebbe definire più controllata (di certo lontana dal classico vigatese di Montalbano), in quanto l’uso che se ne fa è afferente al tipo di contesto borghese e per molti versi “asettico” a cui lo scrittore vuole alludere.
Interessante, in questo senso, è la lettura proposta da Antonio Franchini, che nel 2025, introducendo la nuova edizione de La relazione, ha individuato proprio ne Il tailleur grigio una sorta di «prova generale» dei cinque successivi “romanzi italiani” di Camilleri: Un sabato, con gli amici, L’intermittenza, Il tuttomio, La relazione e Noli me tangere. Romanzi nei quali lo scrittore abbandona progressivamente il vigatese e si concentra su una borghesia contemporanea apparentemente ordinata e rispettabile, ma attraversata da eros, compromessi, lutti, violenza e disfacimento morale.
Franchini sottolinea come dentro Il tailleur grigio il tema sia già perfettamente riconoscibile, mentre la trasformazione linguistica non è ancora compiuta: Camilleri conserva formalmente la sua lingua abituale, ma l’italiano comincia a occupare spazi sempre maggiori. Sarà proprio questa lingua più fredda e regolata a diventare, nei romanzi successivi, secondo Franchini, una sorta di abito ufficiale indossato dai personaggi mentre assistono alla progressiva dissoluzione dell’etica e della solidarietà umana.
È Antonio D’Orrico, nella nota che accompagna questa edizione del romanzo, a riprendere e sviluppare l’intuizione di Franchini. D’Orrico considera infatti il romanzo del 2008 l’opera con cui Camilleri, quasi senza che allora lettori e critica se ne accorgessero, inaugura un vero e proprio terzo filone della propria narrativa, diverso sia dai Montalbano sia dai romanzi storico-civili. Un Camilleri più freddo, borghese e psicologico, nel quale alla colorita umanità vigatese si sostituiscono interni soffocanti, rapporti familiari disturbati, ossessioni, adulterio e una cupezza che progressivamente prende il posto dell’ironia. Un Camilleri che anche a mio avviso, e in questo condivido l'intuizione con D'Orrico, ci riporta a tanti altri scrittori, tra cui Simenon.
La trama ruota attorno al protagonista, alto funzionario di banca che, arrivato alla pensione, vede improvvisamente incrinarsi quell’equilibrio sul quale aveva costruito la propria esistenza. Il lavoro non era soltanto una professione, ma anche una forma di identità e di controllo; ora deve occuparsi della sua vita privata, e soprattutto di Adele, la seconda moglie, molto più giovane di lui, bellissima, elegante, sfuggente.
Vedovi entrambi al momento del loro incontro, lui cinquantacinquenne e lei appena trentenne, formano una coppia apparentemente solida, ma attraversata fin dall’inizio da una profonda asimmetria. Adele è una donna che sembra sottrarsi continuamente a qualsiasi tentativo di definizione. Il marito la osserva, la desidera, la studia, ma soprattutto cerca di comprenderla attraverso le categorie che gli sono familiari, in primis ordine e razionalità.
La gelosia, che l’uomo comincia a provare, di fronte alle prove inconfutabili del tradimento di lei, non esplode in maniera tradizionale. Viene quasi contabilizzata. L’uomo arriva infatti a considerare il tradimento della moglie qualcosa di inevitabile, quasi una conseguenza naturale della sensualità di lei e della differenza d’età che li separa. Non per questo smette di spiarla. Anzi, osservare Adele diventa una forma paradossale di partecipazione alla sua vita erotica. È come se preferisse conoscere ciò che accade, anche quando lo ferisce, piuttosto che perdere completamente il controllo della situazione.
Camilleri basa questo riuscitissimo e sottile noir psicologico su un contrasto evidente, da una parte la sensualità prorompente di Adele, dall’altro il decoro e la rispettabilità che entrambi inseguono. All’uomo non importa se la moglie lo tradisce ma il luogo in cui il tradimento si consuma, che potrebbe attentare alla “forma” della loro unione di fronte agli occhi indiscreti degli altri. Quando Adele porta il suo amante in casa, il protagonista ne è quasi sollevato.
Palermo e il mondo finanziario sono lo sfondo ideale, perché anche dietro la rispettabilità si celano intrighi e crimini celati con investimenti di facciata. Quella stessa facciata che nella vita intima il marito vuole continuare a mantenere.
Adele e il suo tailleur grigio sono proprio una sorta di sudario e di paravento, le linee austere e il colore dell’abito fanno pensare alla serietà e alla compostezza della moglie, ma anche alla freddezza di una donna che calcola ogni sua mossa, incapace di concedersi davvero e di manifestare apertamente quella vitalità che riserva ad altri.
Una sorta di pirandelliana messa in scena, che mostra solo ciò che si è disposti a vedere e non arriva mai a bucare le apparenze, oltre ad un senso di lutto composto, che aleggia per tutto il romanzo, dagli oggetti alle persone, e preannuncia la fine inevitabile che decreta la salvezza delle apparenze e la definitiva morte dei sentimenti.
Samantha Viva

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