Nero come il mare
di Charlotte McConaghy
Fazi, 2026
Traduzione di Stefano Tummolini
pp. 358
€ 19,00 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)
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Quando aveva
deciso di trascinare con sé i suoi tre figli in questa missione, poco dopo la
morte della moglie, Dominic cercava semplicemente un modo per evadere dal suo
dolore. Nel tempo, però, la vita a Shearwater li ha coinvolti tutti, molto più profondamente di quanto fosse possibile
immaginare: il primogenito, Raff, ha trovato ispirazione nell’ascolto e nella
registrazione del canto delle balene; la diciassettenne Fen vive con le foche
ed è diventata quasi una creatura acquatica; il piccolo Orly, poi, che non ha
praticamente conosciuto una realtà diversa, è appassionato di botanica e ha
fatto propria la causa dell’isola, dove nel Deposito di Semi Internazionale si
cerca di salvaguardare la biodiversità
di tutte le specie vegetali viventi per
le future generazioni.
Nel contesto meraviglioso, selvaggio e terribile
costituito da Shearwater, i tre ragazzi e il padre sperimentano quanto profondo e viscerale possa essere il legame con un luogo della Terra proprio
nel momento in cui scoprono di doverlo abbandonare: il cambiamento climatico sta infatti causando tempeste sempre più
violente, l’innalzamento delle acque, lo scioglimento del permafrost che
garantiva la conservazione dei semi, e la natura si sta poco alla volta
riprendendo tutto ciò che l’uomo ha costruito.
All’avvio del
romanzo, quindi, la base di ricerca attiva sull’isola risulta già abbandonata,
e sui Salt grava la tragica incombenza
di selezionare e imballare il maggior numero possibile di semi del deposito,
per poter nel giro di due mesi evacuare
completamente l’isola,
considerata ormai pericolosa, di fatto insalvabile.
Quando Fen
riesce a strappare alle onde il corpo martoriato di Rowan, lo scenario si
complica, perché i Salt si rendono conto che qualcuno ha manomesso i mezzi di
comunicazione con la terraferma, e sono quindi costretti a gestire l’emergenza
da soli, senza poter chiamare i soccorsi, che arriveranno solo nel momento
concordato diverse settimane più tardi. Il completo
isolamento e l’impossibilità di
contatti con l’esterno creano lo scenario perfetto per una trama thriller, costruita dall’autrice
attraverso la continua alternanza di
focalizzazioni e punti di vista. Di capitolo in capitolo, il lettore
ricostruisce tasselli d’azione grazie alle informazioni, spesso complementari,
che portano Dominic e Rowan, o ascolta le sognanti spiegazioni di Orly rispetto
alla resilienza dei semi conservati
nel deposito. Solo ai due figli maggiori, Raff e Fen, non viene ceduta la
parola: loro vengono osservati dall’esterno, scoperti poco a poco tramite
incursioni momentanee nei loro pensieri, nei turbamenti dell’adolescenza a cui si sommano gli eventi traumatici vissuti sull’isola.
Ciò che appare evidente fin da subito è che ciascuno dei personaggi è custode di una propria verità, e dei propri segreti, che non è disposto a rivelare. Le ragioni per cui Rowan è approdata sull’isola, la scomparsa dei ricercatori, il motivo per cui Fen non vuole più dormire nel faro, o per cui Raff colpisce il sacco da boxe fino allo sfinimento, i sensi di colpa di Dominic, una trama di sangue che semina indizi da raccogliere e mettere insieme un po’ alla volta… sono molti gli elementi che suscitano interrogativi nel lettore, contribuendo a creare una tensione crescente, alimentata dai fenomeni meteorologici e ambientali sempre più estremi e ostili che si abbattono sui protagonisti. Sarebbe però riduttivo leggere, come alcuni hanno fatto, Nero come il mare solo nell’ottica crime. Nonostante i molti misteri da sciogliere e un intreccio che si aggroviglia prima che la mano sapiente dell’autrice provveda a dipanarlo, in questo testo c’è infatti molto di più. Nero come il mare è un romanzo famigliare, che racconta di un padre che non riesce ad affrontare il proprio lutto e a comunicare con i figli come vorrebbe, pur facendo il meglio che gli è possibile:
Oggi mi ritrovo a guardare i miei fallimenti riflessi nei suoi occhi, diventati troppo saggi. Vorrei permetterle di crescere, ma allo stesso tempo vorrei impedirle di allontanarsi. Vorrei che conoscesse la vita, le sue bellezze e le sue contraddizioni, che corresse dei rischi, che commettesse degli errori e che provasse l'amore, come dovremmo fare tutti; e invece mi sembrano troppo grandi, queste cose. È come se ci stessero schiacciando. Fen è solo una bambina e io, senza mia moglie, non ce la faccio. (p. 91)
È anche una storia d’amore, in cui cuori sigillati troppo a lungo scelgono di aprirsi alla possibilità di un nuovo sentire, di ascoltare la voce di corpi ancora tremendamente vivi, affrontando il prezzo anche alto che questo a volte comporta, e il pericolo di essere ancora una volta feriti. È anche però, forse soprattutto, un romanzo ecologista, su un mondo che brucia, e isole che affondando, su come gli uomini possono fronteggiare la crisi, cercando con la Natura una nuova, possibile, armonia. Per scrivere Nero come il mare, l’autrice si è ispirata a Macquarie, un’isola perduta nel mezzo dell’Oceano Pacifico, patrimonio mondiale dell’UNESCO per la sua unicità geologica e ambientale. Nel romanzo, ne riprende i paesaggi, i colori, ma anche la storia sanguinosa, il passato di sfruttamento e violenza che ha portato all’estinzione delle foche da pelliccia e allo sterminio di pinguini ed elefanti marini.
Questo posto ha qualcosa di preistorico. Mi sento travolgere dal peso dell'antichità, del tempo, e avverto una profonda inquietudine. Sarà colpa delle ossa, delle alghe sanguinolente, della sabbia nera, dei colori, dell'isolamento e di questi animali strani, della nebbia... Questo luogo mi sconvolge e, malgrado la sua bellezza, mi fa paura. (p. 62)
L’isola è infestata dagli spiriti, che in diversa forma si presentano ai protagonisti del volume, gli sussurrano moniti e possono diventare anche alleati, per chi è in grado di ascoltarli, e di immaginare un futuro diverso. Il romanzo di Charlotte McConaghy offre al lettore pagine potentissime, che giustificano i molti premi e riconoscimenti ottenuti e che gli permettono di abbattere le etichette di genere, configurandosi come un’opera in grado di sopravvivere al tempo e di portare a riflettere, al di là del semplice intrattenimento, sul mondo che dobbiamo abitare.
Carolina Pernigo
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