Camilla consiglia
La tigre nel giardino di Anna Katharina Fröhlich (Mondadori)
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Perché: Il romanzo di Fröhlich è perfetto per l'estate perché conduce il lettore i vacanza tra la Francia e l'India, in atmosfere lussureggianti e pigre, ma anche in campagne rigogliose e fiorite. Il tutto con uno stile piacevole e una lingua ricca.
A chi: Il romanzo è per chi vuole evadere in luoghi – lontani o vicini – fuori dal tempo, che appartengono a mondi lontani e remoti.
Carlotta consiglia
Sacro fuoco di Emanuel Venet (Prehistorica)
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Perchè: quest'anno l'estate è rovente ma in questo romanzo, come si scopre fin dall'incipit, il fuoco divampa in zone ben più nascoste e l'inferno sembra sceso sulla Terra. L'autore, che è anche medico psichiatra, con una scrittura estremamente ironica e pungente ci porta in un piccolo paesino francese, in cui nulla è come appare e gli uomini di Chiesa sembrano demoni travestiti da agnellini. Venet non risparmia nessuno e costruisce una parabola dell'esistenza umana ricca di sfumature incandescenti e riflessive, in cui l'uomo si rivela in tutta la sua bestialità.
A chi: a chi va oltre all'apparenza, a chi forse è un po' eretico e soprattutto a chi fa del sarcasmo il proprio pane quotidiano. Amen.
Claudia consiglia
Principio metà fine di Valeria Luiselli (Einaudi)
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Perché: Luiselli intreccia viaggio e legami familiari in una narrazione originale dentro cui il racconto diventa una mappa, come spesso accade nella sua produzione letteraria.
In questo caso la mappa serve a conservare ciò che il tempo rischia di cancellare. È un libro che invita a riflettere sullo scrivere come atto di memoria e sui rapporti tra le generazioni.
A chi: a chi ama i romanzi che sfumano in altre forme letterarie, a chi non vuole le strutture lineari e trova nei libri più domande che risposte. A chi è stato almeno una volta nella vita in Sicilia e vorrebbe ritornare.
Deborah D'Addetta consiglia
Gli sfaccendati di Melih Cevdet Anday (Feltrinelli Gramma)
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Perché: il romanzo è manifesto di quello che in Italia chiamiamo i "vitelloni" (dall'omonimo film di Fellini) e che l'autore ha battezzato "gli sfaccendati", dando di fatto il titolo a questo romanzo. Ma chi sono questi sfaccendati senza arte né parte? Un ventaglio di bizzarri personaggi, tutti sotto l'ala protettiva della matriarca, che non fanno assolutamente niente. Non lavorano, non studiano, non impiegano il tempo in alcun modo, semplicemente sopravvivono senza preoccuparsi di nulla, né da dove arrivino i soldi che li mantengono, né del proprio futuro, né di ciò che si annuncia come un disastro, ovvero la caduta della dinastia. Perché, per quanti soldi abbia potuto lasciare il venerabile e divinizzato Şükrü Pascià, i soldi prima o poi finiscono.
Con uno stile trascinante, decadente, magnetico, il romanzo ci porta all'interno delle dinamiche di una famiglia sopra le righe, come fossimo lì, insieme a loro. Li amiamo, li odiamo, vorremmo che qualcosa o qualcuno li punisse per la loro cecità. A fare da sfondo, una Istanbul che cambia, che si apre alla modernità e che, per questo, lascia indietro tutti quelli che non si adeguano al nuovo passo.
A chi: vagamente marqueziano come impostazione: c'è un passaggio in cui Davut Bey, preso da propositi assurdi e irrealizzabili – un po' come José Arcadio Buendía – rimane imbambolato sotto un albero. Tutti i fan di Marquez ricorderanno Arcadio legato proprio a un albero per impedirgli di compiere pazzie. Inoltre, gli intrecci amorosi, le piccole seduzioni, le notti focose mi hanno tanto ricordato Rebeca, Pilar e Amaranta (quest'ultima, soprattutto, trova nella zia Mürșide una degna sorella letteraria).
Debora Lambruschini consiglia
L’arte del matrimonio di Stephanie Bishop (Marsilio)
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Perché: l’estate chiama mattone da leggere con calma e L’arte del matrimonio è un romanzo maestoso, in cui immergersi dimentichi del mondo fuori. Tra le pieghe della storia di un matrimonio e le sue crepe sempre più evidenti, Bishop costruisce una storia di ambiguità e manipolazione del ricordo e che apre a molteplici considerazioni sulle relazioni ma anche su ambizione, patriarcato, lavoro culturale.
A chi: a chi non si accontenta di una storia avvincente per la trama ma cerca un romanzo meta letterario e stratificato. A chi si interroga sul doppio standard di giudizio, aspirazioni femminili e aspettative sociali.
Giada consiglia
Come isole nel mare di Nuria Pérez (editrice Nord)
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Perché: perché al centro di questa storia ci sono tre donne che, sebbene siano vissute tutte in epoche diverse, si trovano legate da un filo conduttore che ha attraversato il tempo, unendole per sempre. Adele, Marta e Mary, le tre protagoniste del romanzo, vivono a distanza di anni le stesse difficoltà in una società che le accoglie e le respinge nello stesso momento. Ognuna, infatti, non solo combatte battaglie quotidiane contro gli altri, ma è soprattutto verso se stessa che si logora nei sensi di colpa. Attraverso le loro fragilità, Nuria Pérez scava a fondo nell'animo umano, dimostrando come le ferite del passato possano trasformarsi in punti di forza. E sarà proprio un imprevedibile gioco del destino a spingerle oltre le proprie paure, lanciandole verso un futuro sicuramente incerto ma forse più libero.
A chi: a chi ama le storie che intrecciano il passato e il presente, a chi vuole immergersi nell’umanità e non nella perfezione, a chi semplicemente ama le letture avvincenti.
Giulia consiglia
Lettere tra due mari di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea)
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Perché: il mare mormora e sembra raccontare storie. E se due mari, Mediterranea e Atlantica, due sorelle, si stessero proprio raccontando ciò che vedono e provano e ciò che vorrebbero tornare a essere? Un epistolario che svela un piano molto più grande di noi piccoli essere umani, che non stiamo trattando i mari e le coste con la dovuta attenzione.
A chi: a chi ama un tocco di poesia anche nelle opere di prosa e a chi vuole scoprire voci narranti quanto mai inaspettate.
Gloria consiglia
Giorni futuri di Gabriella Dal Lago (Einaudi)
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Perché: è un romanzo stratificato, profondo e pieno di spunti di riflessione su cui, come la protagonista Irene e tanti altri personaggi, è un expat che rientra in Italia dopo un periodo all'estero. Irene constata i cambiamenti, ma anche quel senso di casa che avverte solo tra le mura della sua famiglia. Lì, dove un tempo era solita fermarsi anche la sua migliore amica, Ottavia, che ha smesso di risponderle ormai da tempo. Scoprire cosa sia successo tra loro è solo una parte di questo romanzo, in cui si affacciano molti altri temi: dalla possibilità di un nuovo amore all'ipotesi di fermarsi a Torino, dalla tendenza a incasellare tutti nel ruolo che avevano da ragazzini, a scuola, alla scoperta di quanto si può cambiare negli anni, volenti o nolenti, dalla malattia di un genitore alla fine del semplice ruolo di figlia.
A chi: a chi ama i romanzi con protagonisti trentenni di oggi, alle prese con un mondo precario che sembra costringerli a emigrare e a passare da un affetto all'altro, senza mai potersi o sapersi fermare. Ma anche a chi ritiene l'amicizia uno dei cardini delle nostre vite.
Marianna consiglia
La ragazza delle erbe di Elizabeth Delozier (Piemme)
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Perché: perché è uno di quei romanzi storici che tengono incollati alle pagine. Elizabeth Delozier ci porta nell’Avignone del Trecento, tra l’avanzata della peste, antichi rimedi a base di erbe e una protagonista che conquista per intelligenza e determinazione. La ricostruzione dell’epoca è così viva da far percepire gli odori delle strade, la paura del contagio e il fascino di un sapere femminile ostacolato dai pregiudizi. Un libro avvincente, ricco di colpi di scena e sorprendentemente attuale.
A chi: A chi ama i romanzi storici immersivi, con protagoniste forti e memorabili, ma anche a chi cerca una storia coinvolgente. È la lettura ideale per chi ha apprezzato i romanzi ambientati nel Medioevo, le storie di donne che sfidano le convenzioni e i libri che, una volta iniziati, fanno passare in secondo piano perfino il mare.
Marianna consiglia anche
Il tempo dell’orologiaio di Maurizio de Giovanni (Feltrinelli)
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Perché: perché è un romanzo che lavora sul tempo come su una ferita aperta: ciò che è successo quarantuno anni prima non è mai davvero passato, ma continua a riscrivere il presente. Maurizio de Giovanni costruisce una storia di colpe e verità sepolte, dove ogni personaggio è legato a un evento che non si può più cambiare, ma forse si può ancora comprendere. La tensione narrativa è costante, quasi cinematografica, e la trama si apre come un meccanismo a orologeria, precisa e progressiva. È un libro che tiene incollati non tanto per conoscere “chi è stato”, ma per il bisogno profondo di capire perché.
A chi: a chi ama i thriller complessi e ben costruiti, dove la suspense è nell’azione, ma soprattutto nei legami tra i personaggi e nelle verità nascoste. È perfetto per chi apprezza le storie corali, le narrazioni a incastro e i romanzi che richiedono attenzione. Ideale per chi cerca una lettura estiva coinvolgente e soddisfacente.
Sabrina consiglia
Storia del mondo in 12 partite di calcio di Stefano Bizzotto (Il Saggiatore)
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Perché: siamo in epoca di Mondiale, purtroppo per la terza volta consecutiva senza l'Italia. Ma anche senza Donnarumma e compagni, le sfide interessanti al Mondiale non mancano. Ogni nazione porta con sé la propria identità, la propria storia, la propria cultura (anche in una partita di calcio) e in questo senso il libro di Bizzotto è una miniera di storie. Prendendo spunto da calciatori iconici, partite cruciali, gol fenomenali e divisivi il giornalista ci parla di guerre, tragedie, golpe e colpi di Stato, spionaggio, nazismo, pulizia etnica, morti sospette, neocolonialismo.
A chi: ai patiti del calcio, naturalmente, ma anche a chi è curioso e trova interessante scoprire la storia di alcuni Paesi da una prospettiva diversa.
Valentina consiglia
Cose da fare di notte al Circolo Polare Artico di Leonardo Piccione (Neri Pozza)
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Perché: Grímsey è un'isola islandese sopra il Circolo Polare Artico, diciannove abitanti, un traghetto che arriva o non arriva e Leonardo Piccione che ci si ferma a guardare le cose con calma. Non può definirsi un romanzo, né un reportage, eppure ti tiene incollato alle pagine come se lo fosse. Dentro c’è la vita quotidiana dell'isola, i suoi abitanti che emergono con frammenti di storia e battute, il freddo e la luce che cambiano, i tramonti che ti entrano dentro mentre leggi. C’è la storia dentro la storia: quella di un americano dell'Ottocento innamorato del Nord, Daniel Willard Fiske. Quando arrivi all'ultima pagina, Grímsey ti sembra un posto che ormai conosci e un po' ti dispiace andartene.
A chi: a chi in estate vuole un libro che faccia rallentare, non correre. A chi ama viaggiare anche stando fermo e cerca quelle storie ibride e un po' inclassificabili che sanno dirti qualcosa di vero su come siamo fatti.
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