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"La tigre nel giardino" di Anna Katharina Fröhlich racconta l'eco di un mondo lontano

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La tigre nel giardino 
di Anna Katharina Fröhlich 
Mondadori, maggio 2026 

Traduzione di Giada Cassini 

pp. 160 
€ 19,00 (cartaceo) 
€ 11,99 (ebook) 

Quando ho terminato la lettura di La tigre nel giardino di Anna Katharina Fröhlich, mi sono sentita pronta. Pronta a saperne di più, a conoscere ancora meglio questa protagonista così inconsueta, a partire con lei e sua zia per un viaggio nelle pieghe dolorose e euforiche dell'India. Poi, però, mi sono resa conto che il romanzo era veramente finito, non c'erano altre pagine nascoste e che questa storia fuori dal tempo non è reale. Eppure, mi era sembrato che lo fosse. 

Sì, perché la potenza della scrittura di Fröhlich tocca tanti punti diversi e si apre a ventaglio sull'intera esperienza di lettura. Prima di tutto, delinea dei personaggi così nitidi e speciali che si ha la sensazione, una volta chiuso il libro, di poterli incontrare chissà dove e come. La pigrizia dei Bill, la ricca famiglia sikh che la protagonista visita in India, salta fuori dalle pagine e suscita in chi legge un vago torpore; l'anticonformismo della zia è un uragano che ci spettina e che fa venire voglia di ribaltare gli schemi precostituiti. Il lettore è capace di innamorarsi di uno stile di vita e del suo contrario, proprio come accade alla protagonista. 

Il senso di familiarità che la narrazione restituisce appare evidente proprio a partire dalla voce narrante stessa, che corrisponde al personaggio principale. Della protagonista conosciamo i pensieri, le emozioni, le noie e le gioie grazie a un modo di raccontare fedele e aperto. Non ne conosciamo, proprio per questo, il nome, che non ci serve sapere, esattamente come per la zia: le due donne sono al centro della vicenda, ce la raccontano, la interiorizzano e, proprio come accade quando un'amica ci mette a parte delle sue peripezie, non è necessario ripeterci nomi e cognomi perché chi ascolta – o chi legge – è interessato ad altro. Altro come i fatti, lo stile del racconto, i temi che portano il narratore a essere investito da un'ampia gamma di emozioni. Questi fattori contano nella narrativa romanzesca e contano ugualmente anche quando, nella vita di tutti i giorni, ci raccontiamo eventi eclatanti dell'esistenza.  

La protagonista, infatti, riporta pochi fatti, che sembrano accadere in un lasso di tempo ristretto. Apre la narrazione in India, durante una delle ultime visite presso la famiglia Bill, ritorna nella tenuta di Le Pertuis dove vive con gli zii e che ospita il giardino del titolo, per poi approdare di nuovo in India e di nuovo dai Bill. Nel mezzo, lutti, solitudine, riflessioni e delusioni sentimentali si concretizzano su pagine per mezzo del nitore unico della scrittura di Fröhlich, la cui colonna portante è la lingua. Leggendo, l'impressione è quella, ancora, di trovarsi di fronte a una confidente che arricchisce i suoi racconti di gestualità ed espressività: lo stile è ironico e arguto, proprio di uno sguardo brillante sul mondo – «Mi ero ripromessa di essere felice, una decisione tra le più infelici che si possano prendere. Prefiggersi un intento del genere è come stare su un letto di chiodi» (p. 41) – ma al contempo ricercato. Fröhlich vuole una lingua densa e inusitata per rendere giustizia all'ambientazione lontana e remota: «Piansi finché non mi addormentai e sprofondai in un sonno che mi accolse nel suo regno per un giorno e mezzo, come in un tempio asclepico-morfinico» (p. 62). 

Oltre la trama semplice e dai risvolti umoristici, La tigre nel giardino rivela delle caratteristiche profonde e liriche. Per questo, la doppia ambientazione – francese e indiana – è sintomatica della doppia anima della protagonista. Come nel giardino della tenuta a Le Pertuis, sa essere malinconica e solitaria, dedita alla cura lenta dell'interiorità; ma esiste anche l'India, variopinta e disordinata, nella quale non c'è riparo dalle differenze sociali e l'incontro con il prossimo è inevitabile. Non a caso al rapporto con entrambi i luoghi indirizza degli omaggi. Alla natura e al giardino dedica una riflessione intima e una totale devozione come di fronte a una divinità personale: «Sì, pensavo, la bellezza del giardino sta proprio nel chinarsi e inginocchiarsi continuamente davanti alle piante, che rappresentano quella realtà permanente che sola è degna di venerazione» (p. 74); sull'India, sulle sue contraddizioni, sugli odori e il vociare si sofferma maggiormente, poiché rappresenta il desiderio taciuto, la svolta inaspettata dell'esistenza: «Perché in India la gente sta ancora alle calcagna degli dèi. Qui, mattina dopo mattina, si comunica alle divinità che si ha bisogno di loro per il giorno nascente» (p. 150). 

La tigre nel giardino è un romanzo pieno e significativo, sia per il contenuto, le tematiche e la costruzione di personaggi dinamici e irripetibili, sia per l'uso di una lingua duttile e plastica con cui Fröhlich ci parla delle privazioni, ma anche dei regali che la vita offre agli esseri umani.  

Camilla Elleboro