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Un bel romanzo storico ambientato in uno dei periodi più bui del Medioevo. Erbe mediche e il terrore della peste nell’esordio di Elizabeth Delozier “La ragazza delle erbe”

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La ragazza delle erbe
di Elizabeth Delozier
Edizioni Piemme, 24 marzo 2026

Traduzione di Elena Cantoni

pp. 352
€ 19,90 (cartaceo)
€13,99 (ebook)

Immaginate una città affollata e rumorosa della Provenza, che per quasi settant’anni è stato il cuore della cristianità: Avignone. Le strade sono strette, l’igiene precaria, e l’aria è satura di odori forti e persistenti provenienti dai mercati, dalla stalle e dalla vita quotidiana. Sforzatevi ancora un pochino, immaginando che su questo mondo già fragile si allunghi l’ombra della peste. Ci siamo: in questa Avignone inquieta e pulsante la scrittrice francese Elizabeth Delozier ambienta il suo romanzo d’esordio, La ragazza delle erbe, uno storico capace di tenere il lettore incollato alle pagine dalla prima all’ultima riga.
A guidarci in questo viaggio è una diciassettenne, Eleonor Blanchet, che in famiglia chiamano Elea e che è protagonista e voce narrante del romanzo. La scelta della prima persona è davvero efficace: la storia è filtrata dalla sensibilità, dallo sguardo intelligente e attento della giovane e permette al lettore di immedesimarsi nelle sue paure, speranze e scoperte.

Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è il rapporto della protagonista col sapere delle erbe e della saggezza popolare. Attraverso Elea il lettore scoprirà un universo suggestivo fatto di estratti, polveri, fiori e preparazioni medicinali. La natura si presenta come una fonte inesauribile di rimedi e conoscenza, ma solo per chi la sa ascoltare e comprendere. Elea ha ereditato questo sguardo da sua madre Bietriz che era capace di individuare i mali con poche e precise osservazioni.

DECOTTO PER LE FEBBRI

Macina una manciata di partenio nel pestello

Aggiungi un cucchiaio di radice di valeriana in polvere

Aggiungi un cucchiaio di corteccia di salice in polvere

Aggiungi cinque gocce di sciroppo di sambuco e cinque di

miele

Mescola con acquavite

Le conoscenze mediche sono ancora molto rudimentali e si muovono tra saperi eterogenei – testi letterari, osservazioni astronomiche, influenze astrologiche –, ma sono ad appannaggio dei soli uomini! Alle donne resta spesso il ruolo pratico, concreto legato al parto. In questo senso è significativo il passaggio in cui Elea osserva con orgoglio e amarezza il sapere materno, opposto a quello dei medici:

Di colpo provo un orgoglio bruciante al pensiero della mamma, di ciò che sapeva e che mi ha insegnato. Questo tizio avrà anche studiato medicina, ma una volta mia madre mi ha detto che di ostetricia i medici non sanno nulla, non conoscono neanche le pratiche più elementari. Considerano gravidanza e parto come faccende di poco conto indegne di loro, con cui solo le donne dovrebbero sporcarsi le mani. (p. 59)

Elea vive con il padre, segretario del papa Clemente VI, sua sorella gemella Margot e Anes, una donna di servizio che fa parte ormai del nucleo familiare. Qualche anno prima sua madre Bietriz è morta di parto in circostante drammatiche che pesano fortemente sul presente di Elea e dei suoi cari. La protagonista sembra voler fuggire l’amore, conservare la propria indipendenza a differenza di Margot che non vede l’ora di convolare a giuste nozze con Erec Dupont, loro compagno di giochi. Elea non è d’accordo con questa unione e il lettore scoprirà il perché. L’asse portante del romanzo è un altro nodo fondamentale: l’incontro col celebre medico personale del papa, l’archiatra Guy de Cheuliac, luminare della medicina del secolo di cui la nostra protagonista diverrà apprendista.  

La grande forza del romanzo risiede nella ricostruzione storica. L’autrice dimostra una notevole capacità di documentazione e riesce a restituire un quadro vivido della vita quotidiana nella Avignone papale. I vestiti, le abitudini alimentari, le condizioni igieniche, le pratiche mediche e le dinamiche sociali emergono all’interno della narrazione con piacevole naturalezza. Il lettore apprende molto sull’epoca godendosi una storia appassionante, in particolare la descrizione della peste, nelle due forme letali, quella polmonare e quella bubbonica. Il morbo è presentato gradualmente come una tragedia sanitaria, un fenomeno che sconvolge ogni aspetto della società dove la paura genera superstizioni, sospetti e bisogno di trovare responsabili a cui attribuire la colpa del flagello. In questo senso il romanzo offre anche una riflessione sempre attuale sui meccanismi collettivi che portano alla ricerca del capro espiatorio quando una comunità si trova ad affrontare eventi che non riesce a comprendere. Chi pagherà le conseguenze di questo stato di isteria collettiva sono gli ebrei e le donne che sanno usare i benefici delle erbe officinali.

Tu, tua madre e io siamo uguali, anche se il tuo sesso ti impedisce di studiare per la licenza e alimenta tutte le vecchie paure di gente così stupida da credere che le donne siano inferiori agli uomini. Dio ci ha messi in questo mondo disastrato per guarire le persone, per imparare tutto il possibile, mettere in pratica il nostro sapere e insegnarlo, riparando i guasti al meglio delle nostre capacità. I nostri talenti sono davvero un Suo dono. E noi abbiamo un mandato divino di metterli a frutto, anche a costo di sfidare pregiudizi e diffidenze. (p. 169)

Sono le parole di Guy, che in questa storia diventa non solo il maestro di Elea, ma anche un amico che le starà vicino nei momenti più drammatici, ammesso e non concesso che il tempo per soffrire e piangere i morti è ben poco, là fuori la peste imperversa e bisogna rimboccarsi le maniche e…mettere sul naso e sulla bocca un bel fazzoletto profumato di lavanda per non lasciarsi contagiare dall’aria pestilenziale.

Un ulteriore pregio dell’opera è la capacità di mantenere costante il coinvolgimento del lettore. Le oltre trecento pagine scorrono rapidamente grazie a una trama ben costruita e priva di passaggi prevedibili e la narrazione tiene incollati alla pagina, alternando momenti di tensione, approfondimento storico e sviluppo dei personaggi con grande equilibrio.

La ragazza delle erbe è dunque un romanzo storico coinvolgente e accurato, in cui, attraverso la figura di Elea, Elizabeth Delozier racconta il coraggio della conoscenza in un’epoca dominata dalla paura e dall’ignoranza, offrendo al lettore una protagonista memorabile e una finestra affascinante su uno dei periodi più complessi del Medioevo europeo.

Marianna Inserra