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Una protagonista, quattro anime sfaccettate: il romanzo modernista, inquietante e radicale di Maria Lazar

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Quattro volte me
di Maria Lazar
Adelphi, maggio 2026

Traduzione di Laura Ragone

pp. 186
€ 19 (cartaceo)
€ 10,99 (e-book)

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Devo controllarmi, devo scrivere di me, soltanto di me. Diciamo una storia della mia vita. Certo non sarà tanto interessante. Ma non c'è bisogno che lo sia. E non sarà movimentata. Se potessi scrivere di Grete sarebbe tutto così delicato, così dolce, così chiaro. Sere che ti cullano sotto lampade velate. O se scrivessi di Anette. Caspita, sarebbe una storia vivace, pungente e un po' dolorosa, a tratti sgradevole, con banconote sgualcite che spuntano da tutte le parti. Per non parlare di Ulla, che è come una scogliera di sale, cristallina e dall'intelligenza affilata. Ma che dico. Non è questo che voglio. Voglio scrivere di me. Soltanto di me. Perché bisogna fare qualcosa. Soprattutto dopo la vicenda di ieri. Sì, è stato un delitto, un peccato. Ma è stata colpa mia? Nello specchio, quando sono tornata a casa, non c'era forse l'altra, l'Estranea, l'odiata? Ed ero io, quindi, che tra le sue braccia - no, zitta, non pensare a questo! (p. 14)

Maria Lazar, scrittrice e giornalista austriaca nata a fine 1800, sta venendo riscoperta proprio in questi anni, e il suo romanzo modernista Quattro volte me - scritto tra il 1928 e il 1929 - è rimasto per oltre un secolo indisturbato tra i manoscritti conservati in famiglia, fin quando non è magicamente finito nelle mani della Österreichische Exilbibliothek di Vienna. 

Siamo proprio nella capitale austriaca, durante il post-imperialismo: la particolarità – e l'estrema modernità del romanzo – sta nella suo stile e nel modo in cui il tema della femminilità e dell'amicizia femminile vengono trattate. Non si sbaglia se si definisce radicale, e d'altra parte la sua autrice era nota per essere una donna dal carattere spiccio, minimale, anche sofferente, se vogliamo. 

La protagonista senza nome è una narratrice totalmente inaffidabile, e ad aggravare la sua fumosità vi è uno slittamento di personalità che caratterizza l'intera opera: non c'è solo lei, ma anche le sue tre migliori amiche - Ulla, Grete e Anette - carte di un mazzo che si scambiano, si interscambiano, si sostituiscono come fossero entità indivisibili, ma - assurdamente - rimpiazzabili. D'altra parte, il titolo del romanzo è cristallino: "quattro volte me" ci restituisce proprio il desiderio (volontario o meno) della protagonista di uscire dai suoi panni (in ogni senso possibile) e indossare quelli delle amiche: Grete, l'angelica, la borghese, quella che non è mai fuori posto e che ha il destino brillante già tracciato; Ulla, la povera, la sportiva, l'acuta, quella troppo intelligente; e Anette, la quota colorata, quella che indulge della sensualità, nell'eccesso che sfocia quasi in pornografia.

Il testo viene presentato sotto forma di diario scritto in prima persona dalla ragazza senza nome: un diario delirante, frammentato, colmo di frasi anticipatorie che creano una certa tensione, una certa aspettativa al disastro.

Ma, di nuovo, dove sono? Oggi - sì, oggi -
Tutto questo qui non c'entra niente, è completamente fuori luogo. Non intendo fare il resoconto di una qualche complicata storia d'amore con tradimenti e adulteri e simili. Racconto soltanto la mia infanzia, la mia giovinezza, con i suoi dolori, le sue lotte, i suoi sbagli, e quando sarà tutto scritto qui, e poniamo che addirittura lo si stampi nero su bianco, letteralmente nero su bianco, allora, non è vero, non ci sarà più dubbio che quelli siano stati davvero i miei dolori, le mie lotte e i miei sbagli. Perché io, non è vero, ho anch'io diritto alla vita, la mia vita, anche se mi scivola tra le dita come acqua. lo amo il mare. (pp. 49-50)

Nonostante ripeta in continuazione di non voler parlare di altro che della sua vita, la ragazza sfugge sempre al suo proposito: il lettore non la prende più sul serio. Così il racconto inizia dai giorni tra i banchi di scuola - l'infatuamento, per non dire l'ossessione, di tutte e quattro (o forse di una sola?) per il dottor Alexander, il professore; i giochi infantili; le speranze; le famiglie; le difficoltà di un'amicizia femminile simbiotica, forse quasi malata; la crescita; le prime esperienze sessuali; l'amore per quello zio che sparisce come fumo; la morte e la vita.

Tutti questi temi vengono affrontati dalla protagonista avvalendosi dell'aiuto delle altre tre: un aiuto però non richiesto, ma rubato. Scrive con la grafia di Ulla; risponde al posto di Grete quando la chiamano; ama un uomo - Axel (anche lui, si sdoppierà dalla sua figura originaria) che però non può appartenerle del tutto; fa esperienza nel suo corpo di ciò che accade alle altre, il dolore, l'abbandono, persino il desiderio di morte. 

Diventerà una bibliotecaria alla prese con le avances viscide del suo superiore, il signor Zaunegger, e avrà sempre il terrore degli specchi e delle superfici riflettenti perché, lì dentro, il riflesso non le mostrerà mai se stessa, ma l'Estranea: un'entità altra che compare quando è spaventata, triste, quando medita propositi malvagi. Si potrebbe dire l'alter ego "alieno" della ragazza, se non fosse che, di alter ego, ne ha già in abbondanza. Allora chi è questa Estranea? La mia ipotesi è che si tratti della manifestazione della sua anima turbolenta, una compagna innocua se chiusa dentro di sé nel profondo, ma inquietante se manifesta, quando esce fuori dal corpo per esternare giudizio, critica, per suggerire cose che non si possono dire ad alta voce.

Il primo giorno di scuola dell'autunno seguente, invece, portò con sé una grande delusione. E con quella delusione «la cosa » avvenne per la seconda volta, poi un'altra volta ancora, ancora e ancora - anche ieri - ma no, questo dopo. Sono io, no, che scrivo questo libro, io o l'Estranea, che se ne sta nello specchio e fa sempre la stupita, proprio così, fa, perché in realtà sa tutto benissimo, sa che appena ieri sotto la lampada con gli stucchevoli fiori blu, facendogli un largo sorriso - oddio, di nuovo, dove sono. Devo, come si dice, disciplinarmi. Parola orrenda, peraltro. Non mi sono mai saputa disciplinare abbastanza. (p. 24)

La voce della protagonista è costantemente sull'orlo dello spavento, della caduta: una vertigine che rende la lettura frenetica, come se si dovesse andare di fretta prima che capiti qualcosa di brutto.  

Adesso sono l'amante di Axel. No, non sono l'amante di Axel. Ma Axel è il mio uomo. È molto diverso. E non sto tradendo Grete. Sto tradendo Ulla. Anche questo è diverso. La sto addirittura derubando. Le rubo la vita dal corpo. Non è forse omicidio? Bacio Axel con i suoi baci. Non è peggio di un omicidio? -Lo giuro, non l'ho voluto io. Non lo voglio. Ho paura. E cominciato tutto con Horky. Poi sono venute le altre. Grete. Ulla. Quando toccherà ad Anette? Sarà sempre peggio. Qualcuno mi spia. Mi spia da tutti gli specchi. lo non riesco più a guardarmi in faccia. (p. 124)

Si contraddice, si sbaglia, poi torna sui suoi passi, si riprende, poi cade di nuovo. Inaffidabile, folle, eppure talmente umana, talmente "donna", da suscitare l'empatia più calorosa. Una protagonista - anzi, quattro - che risuona nel presente con le sue considerazioni sulla condizione femminile, sull'emancipazione, l'indipendenza, la relazione con gli uomini, la rabbia di dover fare tutto da sole, la miseria in cui molte si sono trovate per non aver avuto un appoggio, una mano davvero amica.

Inaspettatamente, il romanzo si chiude con un lieto fine. Mi sarei aspettata la morte della narratrice - mi sembrava la fine della parabola più consona - e invece, ancora una volta, la storia ci sorprende.

Ho trovato Quattro volte me molto turbolento, capriccioso, ambiguo, a tratti angosciante. Mi ha anche ricordato un altro testo, Le governanti di Anne Serre, che a sua volta avevo valutato come espressione perfetta di una poetica cinematografica da ricondurre a Sofia Coppola (soprattutto se penso a Il giardino delle vergine suicide). Ecco, se amate quel tipo di narrazione, che mette al centro le ragazze adolescenti - e le donne che non crescono mai del tutto - unita alla cupezza, al disastro annunciato, allo slittamento di personalità, questo libro sarà una lettura stupenda, come lo è stata per me.

Deborah D'Addetta