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Temevo dicessi l'amore: 14 frammenti di Ofelia nella raccolta di Mattia Grigolo in cui i ricordi sono spettri

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Temevo dicessi l'amore
di Mattia Grigolo
Terrarossa Edizioni, 2023

pp. 140
€ 15 (cartaceo)
€ 7,90 (ebook)


Ofelia è una studentessa che divide l'appartamento con una ragazza innamorata di lei; è poi una madre che ha perso un figlio e ora sta perdendo il marito; è una sorella che assorbe l'infelicità della casa in cui è cresciuta; Ofelia è una donna assediata da spettri che girano intorno come squali; è un'adulta in cerca di risposte in un gruppo di aspiranti suicidi. 
Ofelia è uno specchio che riflette vite e morti altrui: Mattia Grigolo ne racconta le fragilità e i fantasmi in 14 racconti.
Non avevamo più parlato del bambino di Ofelia, ma una sera Adamare le aveva chiesto del padre. 
"Non parli mai del tuo compagno, non so nemmeno come si chiama." 
"Stiamo affrontando la perdita a modo nostro."
"Vi siete allontanati?"
"Stiamo pensando di fare un viaggio."
"Vi aiuterebbe?"
"Non credo."
"E allora perché lo fate?"
"È un tentativo. A volte i tentativi funzionano, no?" (p. 33)

Tutto è ricordo per Ofelia, e i ricordi sono spettri. Il passato è energia viva che non la lascia andare mai, un passato metafora di morte, tema portante della raccolta e che si manifesta come perdita concreta (quella del figlio e del padre) o allegorica (l'allontanamento da casa e dalla sorella, la separazione dal marito e dalle amicizia più profonde). La morte è talmente inaccettabile da costringere Ofelia a tenere in vita legami con chiunque possa ricordarle quanto perduto: perché i vivi riflettono i morti

Sono i fantasmi a tenere in vita questa donna così umana e realistica, che metabolizza il lutto e accoglie il vuoto che la tormenta. Perché Ofelia non è una vittima dell’esistenza ma una donna in cerca di pace. Il suo cinismo crudo cede spazio a un'ironia vivace, l'arrendevolezza lascia campo alla ricerca di un nuovo destino, o quantomeno a una convivenza con la solitudine. 

"Perché continui a cercare?" Le dico. "Lo hai detto tu che ogni essere vivente è destinato a separarsi."  (p. 45)
Sorridiamo alle cose che non riusciamo a lasciare andare perché, in fondo, sono i fantasmi a tenerci attaccati alla vita e a determinare cosa saremo. (p. 134)

In Temevo dicessi l'amore tutto è simbolo e paradosso. Lo è la figura del leader di una setta di aspiranti suicidi che si tiene in vita per insegnare agli altri come farla finita; lo sono gli animali disseminati nella narrazione, come il cane malconcio che non si sposta mai dalla strada e i pappagalli inseparabili che si sono divisi. 

Un laccio sottile tiene insieme 14 racconti che esplorano tematiche contemporanee, rievocano ossessioni cupe – il confronto costante con l'idea della morte ricorda le paranoie di Jack Gladney nel capolavoro di Don De Lillo Rumore bianco (prima ed. italiana Tullio Pironti, 1987) – e gli equilibri narrativi di Raymond Carver, non sottovalutando i parallelismi con Restiamo così quando ve ne andate di Cristò (Terrarossa, 2017). 

La scrittura di Grigolo vive di sottrazione e, dopo essersi rivelata in La raggia (Pidgin Edizioni, 2022), trova una forma ancora più compiuta che ha il suo punto di forza nella misura, nella gestione geometrica di ogni momento raccontato e nella mescolanza armonica di toni differenti. È una scrittura limpida, calibrata, simmetrica, in cui tutto è dosato, e che alterna scene di grande realismo e suggestioni spettrali, divagazioni oniriche e riflessioni pungenti, dialoghi quotidiani e scambi metaforici, non dimenticando sprazzi di ironia e riferimenti pop. 

E Temevo dicessi l'amore arricchisce l'abbagliante catalogo di Terrarossa, casa editrice in grado di proporre testi narrativamente e tecnicamente notevoli e guidata da Giovanni Turi, instancabile scopritore di talenti.

Daniele Scalese