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#PLPL2021 - Viaggio nella Nuvola dei libri: tutti in fila per un pezzo di libertà

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più libri più liberi 2021


Oggi è freddo in questo quartiere romano di vetro e acciaio che è l’Eur. Una fila scomposta di persone ballonzola per riscaldarsi. «Forse è meglio indossare la mascherina anche all'aperto, qui si rischia un assembramento». Uomini e donne vestiti di giallo acido, muniti di walkie talkie sempre in allarme, fanno cenno di scorrere poiché è il momento di entrare. I passi sono lenti e mascherati, quasi impauriti dal mastodontico mostro moderno dalle lunghe scalinate in marmo e le enormi porte in vetro, lì pronto a fagocitarci. Ma all'improvviso tutti i nasi salgono all'insù: Più Libri Più Liberi. Campeggia in un elegante font l’insegna di uno degli ultimi eventi culturali della capitale di questo 2021. Appena dietro, fa capolino timida La Nuvola, quella di Massimiliano Fuksas, tutta di bianco vestita, così leggiadra e bellissima, sospesa e prigioniera nella grande scatola di cristallo e acciaio.

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Interno Centro Congressi Roma La Nuvola

All'interno è tutto un “bip” di biglietti passati. Gli occhi, ora, si rincorrono disorientati: dove andare? Cosa fare? Belle domande. «Ecco il programma dettagliato», dice la ragazza del primo Infopoint. Cinque giorni di eventi e conferenze no stop. Più di 150 case editrici italiane esposte con ordine tra lo stand G55 e A21. Il catalogo-guida accenna, a caratteri eterei, una breve bio sui pubblicatori. «Scusi, ma Electa Editore non è in elenco. Mi può aiutare?», chiedo alla ragazza del secondo Infopoint. «Guardi, Electa proprio non c’è. Ha scovato una delle poche non presenti!». Già. Ripongo immediatamente nell’oblio l’entusiasmo e l’emozione per la casa editrice mancante (Nadia Fusini, Woolf. A-Z, loro il motivo della mia ricerca).

La carta odorosa della programmazione mi ricorda che oggi, 5 dicembre, c’è Ascanio Celestini che presenta il suo spettacolo in onore di Pier Paolo Pasolini in Sala Auditorium, quella più vicina alla Sala Cometa, e forse al cielo e all'infinito. Così, le scale mobili salgono verso l’interno della Nuvola, tra le passerelle sospese di tela di fibre di vetro traslucente, bianche, impalpabili e bellissime, perché anche l’arte contemporanea sa essere magnifica, lì dove lo sguardo si fa timido ed emozionato, proprio come all'entrata di una policroma chiesa barocca con i suoi putti paffuti e i suoi elementi lapidei.

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Auditorium, Centro Congressi Roma La Nuvola

Ecco che un’altra fila, questa volta ferma e dedita alla lettura dei libri appena acquistati agli stand di sotto, tutta omologata in lunghi cappotti color cammello in doppiopetto mainstream, coppole e importanti sciarpe alla Pavarotti, traccia il sentiero verso il cuore pulsante della nube, l’Auditorium, una sala di 1850 posti, di un rosso rubino intenso, che profuma di illibatezza e di fervore. «Almeno una volta nella vita bisogna fare un viaggio per vedere il pezzo forte del Louvre, la Gioconda, o il Giudizio Universale di Michelangelo alla Cappella Sistina», entra con passo imbarazzato e mani in tasca Ascanio Celestini, che nel suo genio tutto straordinario, questa volta si è inventato una storia di riscoperta e di malinconia sul poeta, dice lui, non sul Sommo celebrato per tutto il 2021, ma sul poeta degli ultimi da celebrare per tutto il 2022 poiché arrivato ai cent’anni: Pier Paolo Pasolini.

La storia si intitola “Museo Pasolini”, nata da questioni piuttosto legittime: Come potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini? Quale potrebbe essere il pezzo forte in mostra? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperarlo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti?

«In una teca potremmo mettere la sua prima poesia, anche se di quei versi resta il ricordo di due parole, ‘rosignolo’ e ‘verzura’», dice Celestini, lui che annuncia alla platea di essere la guida ufficiale del museo, ed esorta tutti a passare a fargli visita (se solo non avessi saputo dello spettacolo, gli avrei creduto). Ma in realtà, quello di Pasolini è un museo di testimonianze di chi l'ha conosciuto, di chi l'ha immaginato, amato e odiato. È il luogo dove la poesia “inconsumabile” si lascia leggere e rileggere ancora e ancora. 
Intanto il parterre è un tutt'uno con le comode poltrone rosso rubino, lì inamovibile, rapito intellettualmente ed emotivamente dal flusso di parole velocissime eppure così bene scandite da Ascanio Celestini e in parte dal poeta. All'improvviso il silenzio. L’anteprima dello spettacolo è finito. Francesca Schianchi, giornalista parlamentare de La Stampa, e Miguel Gotor, assessore alla cultura, raggiungono i riflettori per prendere la parola su cose di tutti i giorni. «La prima casa romana di Pier Paolo Pasolini va all’asta. E’ in vendita il primo piano della palazzina di via Giovanni Tagliere 3, nel quartiere di Rebibbia. Che cosa ne sarà? Diventerà un museo o apporrerete una targa commemorativa?». La risposta dell’assessore è lentissima e fuggevole, tanto fuggevole da non vedere neppure il profilo.

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da sinistra: Miguel Gotor, Ascanio Celestini, Francesca Schianchi

Sono già trascorse due ore. Tra tutti gli eventi in programma è impossibile seguirne uno per intero. In un’ora partono dai quattro ai cinque spettacoli, interviste o conferenze. Quindi, lascio parlare l’assessore Gotor, e con passo disorientato mi dirigo altrove, e per caso mi ritrovo nel Mezzanino: la Sala Venere, vicina a quella di Giove, è gremita di curiosi fin sulla soglia dell’ingresso. 
“Finestre dall’Olanda”, quasi riesco a percepirne il clima temperato dei Paesi Bassi. Compostissima nella sua seduta, Kira Wuck, poetessa e scrittrice di madre finlandese e padre indonesiano, legge alcune delle sue poesie dalle raccolte Il mare ha fame (Ensemble, 2021) e Ragazze finlandesi. Nonostante la folla di teste nevrotiche alla ricerca di un piccolo campo visivo per guardare quel caschetto cioccolato dalle piccole mani agitate, c’è un silenzio sacro, quasi che la poesia letta in lingua olandese fosse un simulacro. Accanto a lei, Matteo Chiavarone e Federico Di Mauro, il primo, autore dei volumi di poesia Gli occhi di Saturno (Perrone, 2006) e Blanchard Close (Perrone, 2011), il secondo, un giovane editore e redattore editoriale di Ensemble. Ma la meraviglia delle meraviglie inizia quando Gershwin Bonevacia, il “poeta di Amsterdam”, comincia a interpretare con trasporto estraneo, quasi alieno, una delle poesie tratte da Ho comprato una bicicletta (Ensemble, 2020). Il suo corpo è tarantolato, le mani si contorcono allo scandire delle parole. Il parterre è ipnotizzato. Pare quasi di comprendere cosa voglia dire, perché ormai sei dentro con lui ed è impossibile occuparsi di questioni terrene. Quando l’incantesimo è sciolto, qualcuno in sala ricorda che i due autori olandesi sono dislessici, sottolineando come sia assolutamente riduttivo pensare ai cosiddetti DSA come se fossero individui incapaci di fare qualcosa. «Loro sono la rappresentazione di come una problematica possa diventare una forza. Si meritano un sentito applauso».

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da sinistra: Matteo Chiavarone, Kira Wuck, Gershwin Bonevacia 

«Le posso consigliare alcune delle nostre novità?» mi chiede una delle risorse dello stand B35. «Deve assolutamente leggere La meccanica del divano di Francesco Dezio, uno dei libri più intelligenti e satirici tra le nostre novità. Egli percorre l’utilizzo e l’utilità del divano negli ultimi cinquant'anni…». Ecco la parola: divano. «Grazie per il consiglio e per avermi donato la parola giusta al momento giusto».

Ormai è sera. La Nuvola ora si è tinta di rosso, sempre lì fluttuante, eppure immobile nella sua magnificenza. Le file continuano a formarsi e a sciogliersi: qui è tutto un turbinare continuo.
Il quartiere di vetro e acciaio è scomparso nella notte. È tempo di tornare, con più libri e forse con un pezzo di libertà. 

Olga Brandonisio