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«Fu un rumore fuori dalla tana a ridestarla»: "La danza del lupo", il nuovo thriller di Giuseppe Festa

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La danza del lupo
di Giuseppe Festa
Longanesi, 2 giugno 2026

pp. 336
€ 18,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Sui Monti Sibillini non sono solo i lupi a muoversi agilmente; c'è anche un assassino, che ha nascosto in una grotta di lupi il cadavere di Marie Noël, una biologa francese in zona per le sue ricerche. Il suo corpo, trovato per caso a distanza di mesi dalla scomparsa proprio dal suo collega Folco Mancini, è stato conservato in uno stato di mummificazione quasi straordinario. «Una creatura aliena nascosta nella pancia della terra» (p. 34), che sembra ancora quasi viva: così appare Marie ad Alma Rovere, capitano della caserma di Visso, chiamata a indagare. Alcuni dettagli, osservati dopo il primo orrore, fanno pensare: perché ha sulla fronte un segno a forma di v tracciato col sangue? E perché sul petto, in corrispondenza del cuore, c'è il segno di un lungo taglio poi suturato con un filo spesso, quasi un rammendo? 

Muove dal ritrovamento del corpo di Marie il nuovo thriller di Giuseppe Festa, La danza del lupo, titolo che nel corso della storia apparirà polisemico: il lupo può essere l'assassino, che sa bene come danzare tra quelle montagne e nascondersi alle forze dell'ordine; ma ci sono anche lupi veri e propri, che sono comprotagonisti della storia; infine, c'è una danza, che viene compiuta verso la fine del romanzo, su cui non posso indugiare, ma posso anticipare che ha un forte valore simbolico. 

Torniamo invece ai lupi: Giuseppe Festa, laureato in Scienze Naturali e da sempre impegnato nell'educazione ambientale, presenta capitoli interi dedicati alla vita di un branco di lupi sui Sibillini. È il branco che sta seguendo Folco, per le sue ricerche – o perlomeno questo è l'escamotage con cui i lupi possono entrare in scena come protagonisti di pagine bellissime. Pagine in cui abitudini, rituali e dinamiche del branco si offrono davanti ai nostri occhi: Ombra e Vespro sono i genitori di Cenere, Fiamma e Rovo, i cuccioli che stanno crescendo fin troppo velocemente ma che mantengono ancora una ingenuità potenzialmente rischiosa per la loro incolumità. Tocca ai lupi adulti insegnare tutto, anche a diffidare degli uomini, e assistiamo alle loro giornate come se fossimo in mezzo a loro. 

E non è un caso se Giuseppe Festa riservi ai lupi tanto spazio: le loro vite incrociano drammaticamente e più di una volta l'assassino, una minaccia terribile per la giovane famiglia. I lupi, in natura predatori temibili, capiscono invece di essere in pericolo quando compare quell'uomo di cui imparano a riconoscere l'odore e i rumori che produce avvicinandosi, armato. 

La suspense, lo ammetto, è cresciuta a dismisura durante la mia lettura più per il timore che i vari membri del branco venissero uccisi che per gli altri umani coinvolti. Sono forse spietata? Non oso rispondere, ma posso almeno in parte discolparmi dicendo che Giuseppe Festa riesce a farci realmente empatizzare con la famiglia di lupi, pur non umanizzandoli o non innescando su di loro procedimenti proiettivi. 

Intanto si indaga, e il capitano Alma Rovere merita più di una parola: i rischi fanno parte del suo mestiere, ma le serve che il maresciallo Vincenzo Caruso, di grande esperienza, le pari le spalle o le ricordi di stare attenta. Tanto è impulsiva nella professione quanto cauta ed evitante quando si tratta di rapporti interpersonali, tant'è che continua a chiudere nel cassetto della sua scrivania le tante lettere che le arrivano dalla madre, sempre senza leggerle. Cosa sia successo tra loro è un ulteriore mistero nel mistero principale del romanzo. Sappiamo solo che, dopo aver vissuto a Genova, Alma è tornata sulle montagne, dove tutti conoscevano suo nonno Biagio; adesso è capitano della caserma di Visso, ma nessuno sa perché abbia deciso di rientrare sulle montagne, quando i giovani, in genere, se ne vanno. Per Alma invece quelle montagne, le estati allo stazzo di Macchia Grossa, erano «gonfie di felicità selvaggia» (p. 19), sentimento che – chi legge se ne accorgerà presto – non sembra più appartenere alla donna.  

Nuove e vecchie conoscenze arrivano a turbare la vita di Alma, donna tutt'altro che pacificata, come vuole la tradizione del poliziesco, ma piena di senso di giustizia e di dedizione al lavoro. Viene da chiedersi, al termine de La danza del lupo, se ci sarà l'occasione per ritrovare Alma in un'altra indagine, perché Giuseppe Festa crea un romanzo auto-conclusivo che lascia però sperare in un nuovo caso per lei e per noi. 

GMGhioni