in

#CritiCOMICS - Da ossigeno ad anidride carbonica: la fotosintesi amorosa in “Clorofilla” di Giulio Mosca

- -

giulio-mosca-clorofilla-feltrinelli

 
Clorofilla 
di Giulio Mosca 
Feltrinelli Editore, gennaio 2020 

pp. 128 
€ 16,00 (cartaceo) 
€ 7,99 (e-book) 


Mi sono seduta distrattamente sul letto, volevo cambiarmi e mettermi comoda per stare in casa. Avrei indossato la tuta, dei pesanti calzini pelosi, quelli che una zia che non ti conosce ti fa trovare sotto l’albero di Natale come regalo, e sarei andata a lavarmi. Lo sguardo mi è caduto su un libro consegnato dal corriere poche ore prima. La copertina lucida di un rosa non troppo acceso ha catturato la mia attenzione e ho deciso di aprile il libro, con l’intenzione di dare una rapida occhiata. Non è andata esattamente come avevo previsto: il libro mi ha totalmente assorbita, e sono finita a leggere tutto d’un fiato il nuovo fumetto del “Baffo”, dimenticandomi degli scomodi jeans che mi stringevano in vita e dello spazzolino che mi attendeva trepidante. Ho divorato il libro, in bilico sulla sponda del letto, in una posizione tutt’altro che comoda, ma non sono riuscita a posarlo per riprendere la lettura in un secondo momento, avvolta magari da una di quelle lunghe vestaglie che stanno accompagnando le giornate “rosse” dell’autore (non sono dei banali accappatoi!). 

Clorofilla inizia silenziosamente, senza dialoghi, con le immagini di una giovane coppia in un’auto che improvvisamente sbanda, facendo saltare un guardrail e rotolando giù per un dirupo. Ma è l’auto a sbandare o la vita dei protagonisti? Scopriamo presto che la macchina è la metafora della loro relazione amorosa, che da qualche tempo è “uscita di strada”. Lui prova a scriverle una lettera, che però non riesce a finire, in cui prova ad aprirsi e dirle ciò che non va tra di loro. La lettera non era finita, ma lei per caso la trova e la legge. Nel viaggio in auto glielo dice, inizia una brutta discussione, i toni si alzano, gli umori si accendono, e la macchina finisce in un dirupo. Dicono che quando stai per morire rivedi tutta la tua vita, in un istante che sembra infinito… Io ho rivisto la nostra storia, forse era quella che stava morendo.

Siamo abituati a vedere sui social le magnifiche vignette di Giulio, semplici e dirette, pillole di vita quotidiana in cui ognuno di noi vi si può riconoscere. In Clorofilla assistiamo a qualcosa di più: una sequenza di vignette che tesse una trama, in cui ci viene raccontata la storia dei due giovani innamorati, e di come siano arrivati apparentemente a un punto di non ritorno. La potenza di questo fumetto è racchiusa nell’universalizzazione della storia, che presenta sicuramente tratti autobiografici della vita dell’autore, ma al tempo stesso si presta ad essere la nostra storia. A quanti è successo di dover affrontare le difficoltà di una storia a distanza? A me diverse volte, e mi sono riconosciuta molto nello stato d’animo combattuto del protagonista: 

Quando hai una relazione a distanza, vedersi è allo stesso tempo un desiderio e un obbligo. Cioè, capita che dopo una settimana di merda uno abbia solo voglia di vegetare... È normale... Se però vuoi farlo in una relazione a distanza, sei uno stronzo. È vero, il weekend è l'unica occasione per vedersi, non puoi sprecarla... Ma è anche vero che se sei stanco e ti senti obbligato, sarai di malumore. Insomma... un casino! 

L’identificazione è immediata, come è successo con mio padre che, incuriosito dalla copertina, ha aperto totalmente a caso il libro, e si è trovato davanti la vignetta in cui lui ricorda a lei che se si lamenta così tanto per la sua guida brusca, può sempre prendere il volante in mano lei. Ecco, leggendo questa vignetta ha esclamato: “Ma siamo io e la mamma!”. L’amore presentato in Clorofilla non ha età, sesso, provenienza: è l’amore di tutti. 


Ci sono le emozioni che prima o poi si impossessano di ognuno di noi, come la paura riguardo al futuro, sempre così incerto quando siamo giovani e ancora non sappiamo cosa ci aspetta, se siamo pronti oppure no ad accettare di scendere a compromessi con la vita pur di mantenere integra la nostra identità. E poi le frequenti incomprensioni con la nostra metà, a volte dolce, a volte aspra, che ci fanno credere di non poter più ritornare a sentire le farfalle nello stomaco come all’inizio, quando ogni singola particella dell’universo ci ricordava il nostro amore crescente. Leggiamo di un amore solo apparentemente fuori strada, che con l’impegno di entrambi riesce a ritrovare la via per la felicità della condivisione totale. 

Una storia particolare e universale allo stesso tempo, che ci fa sentire meno soli, a volte anche meno sbagliati, perché ciò che accade a Martina e al suo fidanzato potrebbe succedere a noi in qualsiasi istante. Il Baffo riesce con il suo nuovo fumetto a farci sentire di meno il peso delle nostre preoccupazioni, in un momento storico in cui sembrano prendere il sopravvento più che in qualsiasi altro. Una storia vera, in cui possiamo rispecchiarci con un sorriso. 


Lidia Tecchiati

Riproduzione delle tavole per concessione della casa editrice.