venerdì 13 novembre 2020

"Niente è fisso. Tutto è diversità": le meraviglie della sessualità animale in trentacinque casi di studio raccontati da Emmanuelle Pouydebat

Sexus animalus
di Emmanuelle Pouydebat
illustrazioni di Julie Terrazzoni
L’ippocampo, 2020

traduzione di Vera Verdiani

pp. 184
€ 19,90 (cartaceo)



Un recente spot televisivo di una nota marca di batterie – quella, per intenderci, divenuta sinonimo di durata inesauribile – mostra una coppia di genitori alle prese con uno degli inconvenienti più tipici del parental control: mentre assiste a un innocuo documentario sugli elefanti, ecco che il loro pargolo si trova di fronte all’inequivocabile scena dell’accoppiamento. Così, nel tentativo di cambiare canale in men che non si dica per non turbare il bambino, i due si accaniscono sul telecomando pigiando ripetutamente sui tasti: peccato però che le pile siano già scariche, e che gli strali della loro censura si abbattano invano sul parafulmine dell’imbarazzante circostanza. "Visto che succede a preferire il sottomarca?", pare suggerire il sottotesto: "Tu credi di risparmiare anche per il suo bene, e invece la tua creatura ultraminorenne rischia di saltare la fase delle api e dei fiori per passare direttamente ai pachidermi!". Facezie a parte e al netto dell'emblematico episodio, viene però da chiedersi che cosa farebbero lo stesso papà e la stessa mamma se trovassero il piccolo a sfogliare un libro come Sexus animalus, l’ultimo lavoro di Emmanuelle Pouydebat appena pubblicato da L’ippocampo. Lì, nel paragrafo dedicato a quei grandi mammiferi così diversi dai soliti peluches e cartoons, il candido fanciullino – ammessa e non concessa anche una precocità circa le competenze di lettura – scoprirebbe molti più dettagli sulle abitudini di questi animali in amore: dalla cadenza quinquennale di rapporti destinati a durare in media trenta secondi (mai proporzioni furono più balorde!) alla presenza, nel maschio, di un pene tattile delle dimensioni di circa due metri (praticamente una seconda proboscide) e, nella femmina, di un apparato genitale di tre metri e di un clitoride di quaranta centimetri. Impressionante anche per una coscienza adulta, non è vero? Attenzione, però, a non lasciarsi fuorviare dalla freddezza dei numeri: il lavoro della studiosa francese è molto di più che un’elencazione di caratteristiche anatomiche e comportamentali, e anzi il suo vero quid sta tutto nella briosa vis polemica che mira a spodestare gli essere umani dal trono più importante e piccante del creato.

    
Etologa e ricercatrice presso il Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, già autrice di un volume come Atlante di zoologia poetica volto a celebrare le più meravigliose manifestazioni della biodiversità animale, in questo nuovo lavoro Emmanuelle Pouydebat continua il suo ammirato approfondimento circa la morfologia e le abitudini di bestie, bestioni e bestioline. Con un focus, non c’è che dire, che incuriosirebbe anche gli spiriti scientifici più frigidi: quello prettamente sessuale. E lo fa con una premessa ben chiara, che va poi a coincidere con la conclusione stessa delle argomentazioni: «Niente è fisso. Tutto è diversità». L’intento della studiosa, difatti, non è tanto quello di passare in rassegna usi e costumi di insetti, rettili, pesci, uccelli e mammiferi quando si tratta di riproduzione e sopravvivenza, quanto quello di rivelare a chi legge l’esistenza, in alcune categorie, di apparati genitali straordinariamente sofisticati e di modalità di accoppiamento dettate dalle più varie necessità e circostanze: a partire dalla nascita della fecondazione fuori dall’acqua per spiegare l’origine e l’evoluzione di un organo quale il pene maschile, ma anche per congetturare circa la sua emblematica assenza nei volatili. Il tutto – e Pouydebat non fa che ribadirlo – tenendo conto della carenza di ricerche e approfondimenti sull’apparato femminile, il cui ulteriore scandaglio gioverebbe parecchio alla completezza di una visione d’insieme altrimenti arenata su un fallocentrismo ancora una volta ovvio, scontato e imperante.

Suddiviso in sei capitoli all’interno dei quali l’autrice descrive una selezione esemplare di casi di studio, Sexus animalus è una specie di bestiario hot in cui la realtà supera clamorosamente l’immaginazione. Basta leggere i titoli delle sezioni per farsi un’idea dell’assortimento di abitudini e strategie che attende tra le pagine: Un’insospettabile varietà di forme e di taglie, Trovare la strada, arrivare il più vicino possibile, Impedire la concorrenza, sbarrare gli accessi, Aggrapparsi e trafiggere, ottimizzare la fecondazione, Comunicare, intimidire, chiamare o ingannare e Darsi piacere! Una sessualità senza freni e senza riproduzione. Corredata dalle tavole di Julie Terrazzoni (tra cui quelle – in un elegante bianco e nero che le fa somigliare a bozzetti scultorei – che riproducono il sesso del rispettivo animale proporzionandone la taglia del membro alla stazza complessiva), ogni scheda è un racconto esplicito offerto al lettore con il tono vivace e incantato di chi dopo anni non ha ancora smesso di meravigliarsi di come la vita accada e trovi il modo di farlo nell’ottica di un adattamento e di un miglioramento costante e continuo. Leggere per credere, e dopo un po’ non si troverà più nulla di strano nell’esistenza di peni mastodontici, spinosi, biforcuti, spiraleggianti e addirittura… vaganti!

Tanto sorprendente quanto affascinante, Sexus animalus è molto di più che un libro per veterinari, frequentatori di zoo, appassionati di safari o amanti degli animali in senso lato. Esempio di divulgazione brillante e adatta a ogni fascia di età, il lavoro di Emmanuelle Pouydebat riesce a porgere con garbo e umorismo i rigori dell’evidenza scientifica applicata a un argomento inequivocabile, riuscendo a non cadere mai nelle trappole dell’antropomorfizzazione e soprattutto rivelando, esempio dopo esempio, come il primato in materia di sesso, accoppiamenti e godimenti vari non sia appannaggio di certi bipedi presuntuosi e troppo compiaciuti delle proprie prestazioni e sofisticazioni. Così, giunti alla fine del volume, è impossibile non condividere le parole con cui l’autrice chiude la sua disamina:

«Concludendo: la specie umana non ha inventato un bel niente. Torniamo a ripetere: un po’ d’umiltà! Non siamo che una goccia d’acqua. La “sessodiversità” esiste da ben prima dell’arrivo degli umani. Come sempre nel mondo animale, e qualunque sia il tema: è ancora tutto da scoprire. Tutti questi straordinari adattamenti in quattro miliardi di anni di vita, tutte queste soluzioni e ottimizzazioni… Salviamo ciò che vive. Vi prego, salviamolo» (p. 181).

Un duplice monito, dunque, che nel riportare a una più giusta misura l’ego sproporzionato degli esseri umani e del conseguente antropocentrismo invita a relativizzarne l’importanza anche per quanto riguarda le questioni legate alla sfera sessuale: proprio la quadratura di questo cerchio, difatti, è ancora piuttosto lontana, e continuerà a esserlo non solo finché gli studi sull’evoluzione degli organi femminili non avranno raggiunto la stessa importanza di quelli maschili, ma rischia addirittura di non avere mai le tanto desiderate risposte senza un’azione di salvaguardia delle biodiversità e degli ecosistemi.

Cecilia Mariani