sabato 21 novembre 2020

Sopra le montagne del mondo: "Tolkien. I tesori", un tuffo nella geografia letteraria e artistica di Arda

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Tolkien. I tesori
di Catherine McIlwaine 
Mondadori, ottobre 2020 

Traduzione di Stefano Giorgianni 

pp. 144 
€ 22,00 (cartaceo) 


La Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.
Da dove iniziare per ricordare un uomo che creò un universo così ricco e complesso, una realtà così pervasa di magia, da venire ricordato ancora oggi come uno dei più grandi “scrittori di storie fantastiche” e filologi dell’era moderna? 

L’autrice di questo libro è la curatrice dell’Archivio Tolkien alla Bodleian Library dell’Università di Oxford. In questo prezioso volume, Catherine McIlwaine ripercorre la vita del grande Tolkien, studioso, amico, marito e padre devoto. Attraverso brevi accenni biografici e soprattutto moltissimi disegni ed illustrazioni nati dal suo genio creativo, in costante fermento per tutta la sua vita, scopriamo dei dettagli della sua vita forse ancora ignoti ai molti lettori che lo hanno amato e lo amano tutt’ora. 

Più che una biografia, definirei questo volume un viaggio. Immaginatevi seduti comodi su un’enorme mappa della Terra di Mezzo, cari lettori, e lasciatevi trasportare verso il regno della fantasia. Vedrete la contea, con Merry e Pipino sempre sorridenti e intenti a rubare qualche carota e preparare la seconda colazione. Poco più lontano ci sarà anche Bilbo, a fumare l’erba pipa sull’uscio di casa, assorto in lontani ricordi di quando affrontò il drago Smaug, e trovò il coraggio celato da sempre nel suo cuore. Vedrete Gimli piangere sulle tombe dei suoi padri, nelle miniere di Moria, in cui sperava di trovare ancora la ricchezza di un tempo, e le grandi colonne antiche a fare da cornice all’oro. Volerete sopra Gran Burrone, eterna città la cui ospitalità degli elfi viene negata a pochi. Vi ricorderete della partenza di Arwen per le terre immortali, e di quando donò la sua stella del vespro ad Aragorn, sussurrandogli nella sua lingua antica “Ae ú-esteliach nad, estelio han, estelio ammen”, “se non ti fidi di nient’altro, fidati di questo, fidati di noi”. Temerete per la sorte di Gondor, e vi chiederete se il ramoscello dell’Albero Bianco ritrovato su pendii del Mindolluin sarà forte e rigoglioso come quelli che lo hanno preceduto. Navigherete per ere remote, ai confini della memoria, per ripiombare nel bel mezzo della battaglia al fosso di Helm. Esplorerete Arda, da Nord a Sud, da Levante a Ponente. 

Sì, perché questo volume tesse le trame di una geografia tolkieniana: ripercorre la vita reale del suo creatore attraversò la magia che scaturì dal suo ingegno, ogni giorno della sua esistenza, per oltre cinquant’anni. Tolkien fu prima di tutto uno studioso, con la passione per le lingue antiche e la filologia. Questo grande amore costituisce le basi della sua intera opera, perché prima di scrivere storie, egli inventò delle lingue. Sembra incredibile pensare che un uomo, fin da età giovanissima, riuscì ad inventare non una ma ben due lingue, con tanto di alfabeti, lessico e grammatica loro propri. Quando era solo un ragazzino, John Ronald Reuel Tolkien diede vita al Quenya e al Sindarin, ispirato dal finlandese e dal gallese. Ben presto si rese però conto che aveva bisogno di creare delle storie per legittimare l’invenzione delle lingue, come egli stesso affermò: 
Chiunque inventa una lingua scopre che questa esige un luogo adeguato in cui dimorare e una storia in cui svilupparsi. […] Le ‘storie’ sono state scritte per fornire un mondo alle lingue, e non il contrario. (p. 63) 
Oggi ricordiamo Tolkien come un eccelso scrittore di storie pensate inizialmente per essere lette ai suoi bambini, ma in seguito apprezzate da milioni di lettori adulti. E però il lavoro che occupò tutta la sua vita riguarda piuttosto la creazione di un universo attraverso le lingue elfiche che tanto si impegnò a creare: 
La prima volta ho provato a scrivere una storia quando avevo circa sette anni. Era su un drago. Non ne ricordo nulla, eccetto per un fatto filologico. Mia madre non disse nulla del drago, ma mi fece notare che non si può dire ‘un verde grande drago’, ma si deve dire ‘un grande drago verde’. Mi chiesi perché, e ancora me lo chiedo… Non credo di aver più provato a scrivere altre storie, e fui catturato dal linguaggio. (p. 10) 
Questo grande amore fu secondo solo a quello, incondizionato, per Edith, che conobbe all’orfanotrofio. Se ne innamorò perdutamente, nonostante le resistenze del parroco che era anche il suo tutore legale, e nel 1916, all’età di 24 anni, la sposò, rimanendole legato fino al 1971, anno in cui Edith morì. Come raccontano i suoi amici, Tolkien era indifferente al giudizio altrui, tranne che a quello di Edith: era la sua musa, fonte inesauribile di ispirazione per le sue storie, ed era sempre la prima a leggere i suoi racconti. Edith diventò l’ispirazione per la principessa elfica Lúthien Tinúviel, quando Ronald la vide ballare e cantare in una radura “Con i lunghi capelli scuri, il bel viso e gli occhi pieni di stelle”. Grazie a questa storia d’amore, e ai quattro figli che ne nacquero, Tolkien riuscì a superare il dolore di un’infanzia vissuta senza il calore e l’affetto dei genitori, morti prematuramente. 

Questo volume è un’ottima scelta sia per avvicinarsi all’universo tolkieniano, sia per conoscere aspetti della vita e delle opere forse ancora ignoti o poco conosciuti persino ai più grandi appassionati. Le illustrazioni che arricchiscono questo libro ci fanno ricordare che l’arte e la letteratura andavano di pari passo per Tolkien, e che egli stesso, oltre che uno scrittore geniale, fu anche un meraviglioso disegnatore. Le mappe che disegnava accuratamente più e più volte durante la scrittura delle storie, favoriscono enormemente l’immaginazione, e garantiscono precisione e coerenza, e cioè una realtà credibile in cui collocare la pura semplice gioiosa invenzione letteraria. A ben vedere, quando leggiamo i suoi racconti, dal Silmarillon al Signore degli Anelli, non ci sembra di avventurarci in una storia di fantasia. Veniamo trasportati in un universo parallelo in cui tutto è possibile, in cui il Bene alla fine riesce sempre a trionfare sul Male. E forse, in un momento storico come quello in cui viviamo, una Bellezza magica è proprio ciò di cui abbiamo bisogno. 


Lidia Tecchiati